PREMESSA CON DEDICA
Vorrei dedicare alla memoria del Dr. Giuseppe De Donno, il mio pezzo più bello; quello a cui sono più affezionato per una serie di motivazioni. Inizialmente, il pezzo è stato pubblicato su VxL; cancellato e poi ripubblicato per un giornale regionale con il quale collaboro da pochi mesi.  
 

Mi presento: Je song’e Pallune

Anche se ci conosciamo da una vita, mi presento:
Je song’e Pallune: Ahgrrr. Ahgrrr. Ahgrrr. Puf. Puf. Puf. Puf! Ah, che schifezza o ruospu nganna”.
Questa è la mia condanna a morte.
Mi dovete perdonare per i modi volgari, scadenti e, alquanto, disgustosi. Il mio è, soltanto, un piccolo difettuccio alla canna. Purtroppo, l’ho ereditato dalla buonanima di mio padre. Era un buon uomo nonostante tutto. Pace all’anima sua. Com’è che si dice in questi casi? Deformazione professionale! Così dicono i giovani e io non posso fare altro che adeguarmi allo slang giovanile. Ah. Questi ragazzi di oggi ne sanno una più del diavolo. Beati loro. Noi eravamo degli arretrati e dei sempliciotti. Loro sono il futuro e, al contrario, je song’e o passato. Appartengo più alla morte che alla vita. Uaa! Chiedo umilmente venia a tutti i presenti e pure agli assenti. Non è il mio scopo quello di coprirvi a colpi di fionda. Siete, sempre, così affabili, gentili e disponibili a dare seguito alle paturnie elettive di un povero vecchio con la testa di cuoio, un paio di metri di cuciture in superficie e niente di buono da offrire a chicchessia. Sto tutto il giorno all’aria aperta, spesso, sotto la pioggia e senza nessun vestito cucito addosso. Felicemente nudo, come il padrone mi ha fatto tanti e tanti anni or sono. Ehm, e l’inverno sono al freddo e al gelo e mi si congelano tutte le cuciture. Brrr! Brrr! Che friddo! Mi presento:
“Ahgrrr. Ahgrrr. Puf. Puf. Puf. Puf! Ah, che schifezza o ruospu nganna. Mi dovete perdonare per il mio, piccolo, difettuccio alla canna”.
We, guagliò, ma sei proprio tu?
Non ci posso credere. Ma sei davvero tu, nientedimeno che Raffaelino nonché il primogenito, amatissimo, di Giovanni e il nipote prediletto di Nonno Alfredo? We, carissimo come stai? Da quanto tiempo! Sei tutto quell’anima gentile di tuo padre: Stesso colore degli occhi, uguale colore e taglio dei capelli e quella bocca, così grande, ca’ no sputa mai in terra. Non sai amico mio il piacere a rivederti di persona dopo tutti questi anni passati, andati, svaniti, ops non c’è più. Ascolta a me e levami una curiosità: Quanto tempo è trascorso dall’ultima volta? Ehhh! Marron ro Carmine, così tanto? Come passa veloce u’ tiempo sto’ grande farabutto, presuntuoso e, pure, scornacchiato! Sentite a me. Almeno per una volta, ascoltate un povero fesso e portatemi un po’ di pazienza: “Prendetevi cura dei vostri ricordi e ogni sera rimboccate a essi, amorevolmente, le coperte prima di andare a letto”. Uaa! Sono passati tanti anni da quando mi prendevi a calci sulla testa tutto il tempo. Che dolore provavo, indescrivibile. Tu non puoi, nemmeno, immaginare quanto mi faceva male la camera d’aria. E alla sera, di conseguenza, mi dolevano tutte le cuciture. E non c’era mai nessuno a consolarmi, mai una parola sincera o una timida carezza perché un amico è comme’ o ‘mbrello: quanno chiove nun o truove maje. Uaa! Quante lacrime sprecate in un angolo angusto della casa a piangere di nascosto da te: il mio padrone. Mi mettevi, fuori, sul balcone. E quando mi andava di camera d’aria, mi stipavi al caldo nel cofano di un’auto vicino alla borsa per il mare. Ma sai! Non mi importava nulla - le cose materiali non mi hanno mai attratto - perché insieme ci siamo divertiti assai. Uaaa! Ci credi, se ti dico che sei stato il mio migliore amico per tanti anni? Spero il sentimento sia reciproco! Dopotutto, noi due non abbiamo mai discusso e, nemmeno, mai litigato. Sono felice di averti, finalmente, rivisto perché quel bambino è diventato un uomo. Ehm, e tu come stai vecchio e caro amico mio? Dimmi un po', racconta a zio. Uaaa, meno male, tutto è apposto! Di contro, io di recente mi sento un po' sgonfio. Ma passerà anche questa, si, perché solitamente storta va e deritta vene. E il tuo fratellino minore che fine ha fatto? Ah, quello scornacchiato, e pure farabutto, non si è fatto più sentire! Proprio come te. È asciuto paz o è diventato un genio? Mi diceva che voleva diventare un calciatore famoso. Giusto? Ahhh, chi sa se almeno lui poi ce l’ha fatta tra i tanti in circolazione. Mannaggia a lui e a tutti i cazzi suoi! Poteva almeno in questi anni fare una visita a un vecchio e caro amico d’infanzia? Magari soltanto per darmi un calcetto, mi sarei accontentato di uno piccolino, piccolino, alla punta della cucitura, giusto, per ricordare i vecchi tempi passati a giocare assieme. Uaa. Che bel periodo! Anche se per la verità, "isso" mi faceva rotolare dalla mattina alla sera. Quel mascalzone e farabutto che non era altro! Ah, se lo prendo gli faccio una faccia gonfia come un pallone. Così capisce, cosa significa stare nella mia stessa camera d’aria. Eppure, a quei tempi non gli bastava un campo in erbetta sintetica. No? No! Isso non si accontentava mai di quello che aveva. Voleva sempre di più, succhiare tutta l’aria dalla mia camera d’aria. “Che scuorno!”. E con il senno di poi - perché sbagliando s’impara ma non si recupera il tempo perduto - o’ sai che ti dico? Faceva bene, anzi benissimo, perché a’ vita è n’apertura e cosce e’ na chiasura e cascia. Mi faceva rotolare su qualsiasi superfice possibile e immaginabile; Uè. Uè. Ho frequentato terreni naturali a fondo compatto, artificiali morbidi, naturali duri, naturali morbidi, artificiali duri e pure quelli indoor o i futsal. A proposito, ma che cazzo significa futsal? Bohhhh!!! E Io? Rotolavo felice, con la camera d’aria piena di aria. E quello scornacchiato di tuo fratello, non era mai contento, mi sbatteva su e giù anche sull’asfalto di uno squallido parcheggio. No! No! Accusì mi fai male. Uaa! Sei sempre il solito esagerato! Ricordati chi si accontenta gode. Ma di me, tu non ti stancavi mai. Ehm, e io sono stato un amico, assai, generoso e un’amante fin troppo zelante. E tu lo facevi ovunque: mi prendevi a calci, schiaffi, sberle, pugni, sputi e urla, pure, sull’asfalto di un parcheggio davanti a una delle tante scuole del paese. E che ci vuole? Quattro cartelle dell’Invicta colorate, alla cazz de can, per circoscrivere due porte sull’asfalto: uno, due, tre, quattro, cinque, sette metri a dipingere con il sudore la felicità. Che dici, sono sufficienti sette o ne dobbiamo farne otto? Dipende! E da cosa? Seee terno, quaterna, cinquina e tombola! E in porta, chi ci mettiamo? Giovanni e me lo chiedi pure? Mamma mia, quanto è bidone quello. Ma chi l’ha chiamato a stò cesso? E allora confermo, facciamo sette e oggi non ne parliamo più perché se’ntosta ‘a cucitura metto ‘a tutti ‘nfaccia ‘o muro. Infinite erano quelle sfide tra le classi rivali. Marron ro Carmine come eravate esagerati a quell’età! Correvate appresso a me dalla mattina alla sera, senza stancarvi mai. Ma di che cazz eravate fatti di piombo, rame o ffierro? E poi all’indomani seguiva, sempre, la rivincita della rivincita. Basta, vi prego. Sono stressato, per favore, datemi un po’ di tregua!!! Voglio il pomeriggio libero, come dà diritto sindacale. Nooo! Voglio sgonfiarmi, non ho più voglia di rotolare fino a tarda sera. Erano gli anni Novanta. E anche se mi ci metto di grande impegno, con tutta l’aria del mondo dentro, non è proprio possibile scordarsi del passato per una testa di cuoio come me. E come si fa a dimenticare la partita delle partite: quella tra la 3ª C e la 4ª I? Tu giocavi nella quarta I e ti prendevi i calci alle caviglie da quelli della terza C; Al contrario io, che ero la palla, me le prendevo di santa ragione da tutti quanti. Scornacchiati che non siete altro e che vi potessero accidere a tutti quanti! Scherzo. Perché io vi ho voluto un gran bene della camera d’aria. E non avevo preferenze alcuna. Belli o brutti, simpatici o antipatici, forti o scarsi, pettinati o spettinati e chi più ne ha più ne metta…chi cazz' se ne fotteva! Per non sentirmi solo, mi bastava soltanto che mi prendeste a calci dalla mattina alla sera. Uaaaa! Tirami, tirami, tirami più forte in porta. Vi supplicavo in terra. Oh, ti vuoi muovere? La prossima volta nella mia squadra prendo un altro. È arrivato Maradonaaa!!!! Uè! Uè! Cosa stai aspettando non lo vedi che sei tutto solo davanti al portiere? Tiramiii! Tiramiii! Verso quella porta improvvisata da quattro zaini colorati alla capa de’ cazz. Uaaa!

A volte mi sembrava di essere sulle montagne russe e come gli uccelli mi pareva di toccare il cielo con una cucitura. E nello spazio tra le nuvole - lassù dove il cielo si fa sempre più blu - mi sentivo felice perché in fondo, in fondo, nella mia camera scorre l’aria da sempre. Uaa. E non mi importava più nulla di nulla. Niente e nessuno poteva più fischiarmi un fallo contro; Ero nel posto più vicino a Dio a guardarvi tutti dall’alto verso il basso:
Ahgrrr. Ahgrrr. Puf. Puf. Puf. Puf!”. Ah, che schifenzia che siete tutti quanti! Scherzo!
E nel punto più alto da me raggiunto, dove le regole dell’universo si fanno meno certe, dove cambiano le prospettive e le leggi gravitazionali, io vi vedevo tutti con il nasino all’insù. Uaaa! Che belli eravate. Mi facevate una gran tenerezza. E con quelle facce lisce, come il culetto di un neonato, mi guardavate planare all’impazzata come una rondine tra le nuvole a Primavera. Uaaaann! Uaaaaa! Uaaaa! Ta! Ta! Ta! Ta! Vi uccido tutti se non la finite di prendermi a calci. Bastardiiiii!  Ma adesso si è fatta una certa. E come ogni dì, la luce farà presto spazio al buio della notte che diventerà sempre più pesto con il passar delle ore, i minuti e, infine, i secondi. E tu, ahimè, non avrai più bisogno di me perché Je song’e Pallune.

Mi presento: “Ahgrrr. Ahgrrr. Puf. Puf. Puf. Puf! Ah, che schifezza o ruospu nganna”.
Mi dovete perdonare è il mio piccolo difetto alla canna.
Guaglione, ascolta un fesso......

"Questo, vedete, è il comandamento che mi viene da Dio. E sono convinto che la mia patria debba annoverare fra i benefici più grandi questa mia dedizione al volere divino. Tutta la mia attività, lo sapete, è questa: vado in giro cercando di persuadere giovani e vecchi a non pensare al fisico, al denaro con tanto appassionato interesse. Oh! pensate piuttosto all'anima: cercate che l'anima possa divenir buona, perfetta".

... prima di andare a letto un ultimo consiglio da un vecchio e caro amico d'infanzia. Mi raccomando goditi la vita, uaa, vivi con saggezza, uaa, sii sempre la versione migliore di te stesso, uaa, credi in te stesso perché nessun’altro lo farà al posto tuo, uaa, ridi di te stesso e allo stesso modo prenditi sul serio, non mollare mai anche se tutto nella tua vita ti sembrerà perduto, soprattutto sii felice….sii felice….si feliceeeeee….
Questa è la migliore medicina contro gli invidiosi e pure i farabutti!!! Perché a’ vita è n’apertura e cosce e’ na chiasura e cascia.

Mi presento: “Ahgrrr. Ahgrrr. Puf. Puf. Puf. Puf! Ah, che schifezza o ruospu nganna”. Mi dovete perdonare è un piccolo difettuccio ereditato da mio padre, la mia condanna a morte.
Mi presento: “Ahgrrr. Ahgrrr. Puf. Puf. Puf. Puf! Ah, che schifezza o ruospu nganna!!!!!”.

Arsenico17