Atleti eccezionali nonché uomini vincenti che rimarranno nella storia dello sport mondiale per una serie infinita di fattori sia umani sia professionali: Jordan, Maradona, Coppi, Federer, Senna, Tiger Woods, Gigi Riva, Rafael Nadal, Schumacher, Larry Bird, Gino Bartali, Nuvolari, McEnroe, Magic Johnson, Borg, Muhammad Ali e tanti altri ancora. La lista della spesa è lunghissima e faremmo notte inoltrata a elencarla tutta. E poi ci sarebbero da aggiungere al carrello virtuale anche i vari Totti, Bruno Conti, Marco Pantani, Giuseppe Giannini, Roberto Baggio, Gianfranco Zola, Agassi, Sampras, Attilio Lombardo, Camporese, Andrea Zorzi, Lucchetta, Gardini, Tofoli, Bernardi, i fratelli Abbagnale, Mark Lenders, Oliver Hutton, Benjamin Price e Philip Callaghan. Ohh oggi mi frulla il cervello!
Mi frullano tutti quegli atleti eccezionali alla ribalta grazie alle loro imprese sportive memorabili. Insomma tutti quelli che mi ricordano un pezzettino del mio vissuto; Ahh! Che nostalgia. Un momento ludico e spensierato con i miei affetti o anche un altro giorno da dimenticare. E anche in quest’ultimo caso i prodotti all’interno del carello della spesa sarebbero troppo lunghi da elencare.     

Quanti colpi sono? Siamo su trentasette colpi. Trentasette colpi per l’Italia che è passata ai 500 metri e si presenta negli ultimi duecento metri. E lo show azzurro che si sta facendo vedere in questo momento. E’ un Italia stupenda, un quattro di coppia che sta per entrare anche lui nella storia Olimpica. L’Italia è in testa, la Norvegia tiene fortissimo e il momento di non cedere ma mi sembra che sia ben salda, la barca azzurra si presenta sotto le tribune con circa ¾ di imbarcazione, la vedete è lì al centro del campo di regata che resiste anche all’attacco dell’esterno della Norvegia e della Germania dell’Est. Ma più nulla ci può togliere questa medaglia d’oro. E’ imprendibile l’Italia, vola verso il traguardo, controlla a destra, controlla a sinistra e l’Italia taglia il traguardo.
Wow! Wow! Wow! Wow! Che emozione, ragazzi e ragazze.
E’ una delle telecronache sportive più belle della storia italiana. Il protagonista è il giornalista romano Giampiero Galeazzi, che consegnerà alla storia recente la migliore telecronaca di tutti i tempi: nella grande notte degli Abbagnale all’Olimpiadi di Seul 1988.

Avevo 11 anni. Frequentavo le scuole medie “P. Pio” ed ero pazzo di quella ragazza con il profumo di lavanda sui vestiti. E il poster di Luca Carboni in camera da letto. Ormai la conoscete tutti perché vi ho fatto una capa tanta! Chi non conosce la mitica Betty di Cerignola?
E in un momento di distrazione con una penna cancellabile blue e con il gommino in testa, quello mangiucchiato sulla punta, le dedicai la prima poesia d’amore. Udite, udite, Arsenico scrive poesie? Peccato non ci siano nel blog le emoticon con i cuoricini.  

Tu puoi sempre. Danza nuda e scalza, ridi della mia solitudine. Tu puoi sempre sazia d'amore e assetata di sangue. Tu, questa notte, prendimi, tagliami e mangiami. Tu puoi sempre musa, carezza, passione, corazza invulnerabile e irraggiungibile. Tu puoi sempre ombra e forma ispirata e ispiratrice. Tu… Tu danza fino all'alba, celebra la mia pazzia. Fammi il tuo schiavo prediletto. Mettimi le catene. Betty, amore mio, tu puoi sempre.

E’ il mio tesoro! Oggi sono più che mai avido di ricordi. E io vi maledico tutti senza fare alcuna differenza tra quelli belli e brutti. Parlo con voi pensieri fugaci, spesso crudeli e a volte dolci, che vi prendete gioco del povero sottoscritto. Un mentecatto con la bava alla bocca per molti di voi. Vi maledico soprattutto quando venite a trovarmi senza un invito formale, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Voi! Voi maledetti, straziate il mio corpo in piccoli brandelli di carne. E allora finitemi e datemi da mangiare ai porci. E alla fine non resterà null’altro di me che non una profonda malinconia.

I grandi campioni del passato hanno riempito le giornate, le ore, i minuti e i secondi della mia vita mortale. Che voi siate sempre benedetti! Un amore puro quello per lo Sport; un sentimento che non ti chiede mai nulla in cambio. E allora oggi che siano soltanto parole al miele a riscaldare la mia anima perduta. Voci flebili e silenziose che fluttuano leggiadre nell’aria in cerca di un porto sicuro nel quale attraccare. Che loro siano il mio faro sicuro. E niente più. Che dentro quel faro ci sia una piccola luce e un barlume di speranza.
E io ho amato tutto di questi atleti eccezionali e delle loro gesta spesso epiche. Ho amato tutto quello che c’era d’amare senza mai pretendere nulla in cambio.
Ricordi appesi a un muro, sempre in bilico, su una piccola puntina di plastica e sul momento di cadere da un momento all’altro.

Cambiasso, riesce ad andare via e poi salta anche Ze Maria, insiste ancora Totti, lo aspetta Materazzi. Totti si trova quasi in zona tiro. Totti si è liberato, pallonetto. Francesco Totti, un goal pazzesco. Pazzesco per il due a zero.
Era il 26 Marzo 2005 e il mio idolo di sempre segnò uno dei suoi goal più belli, contro l’Inter a San Siro. Per Francesco Totti non sono mai riuscito a scrivere nemmeno un bit. Troppo grande il suo livello per il sottoscritto.
Allora avevo 28 anni e indovinate dove mi trovavo? Ero con mio padre, in incognito con i baffetti all’insù e gli occhiali finti, nella tana dei leoni: il temutissimo inter club di Cerignola. La storia la conoscete ormai tutti. Per un’esultanza vera e di parte a forti tinte giallo e rossa, pochi istanti dopo l’eccezionale prodezza tecnica e balistica di Totti Francesco, quella sera rischiai il linciaggio da parte degli ultrà interisti e con a capo il mio amato padre.  E meno male che mi voleva bene e se mi odiava? Per fortuna restai illeso perché riuscì a nascondermi, tra la folla inferocita, strappando a tradimento una sciarpa dell’Inter a un tifoso nerazzurro. E oggi fortunatamente sono qui a raccontarlo anche se con qualche macchia nel passato.  
A quei tempi ero fidanzato “virtualmente” con una ragazza di Paranà in Argentina. Era l’era del modem a 56kb e non quella più famosa del Cinghiale Bianco. Quella connessione con 15 secondi fu il terrore per un’intera generazione di uomini e donne connesse a causa del suo rumore infernale.  

Dulces Suenos. Parole, soltanto parole virtuali digitate in un’abulica chat di Msn tra le foglie secche di un freddo novembre. Il mio cuore colmo d’amore, questa notte sarà fagocitato in qualcos’altro di sconosciuto e infine portato via dal vento.  Tu sei dolce, sincera, semplice come lo è una Margherita in un campo della mia amata Puglia. Nonostante quella fragranza semplice sia lontana migliaia di chilometri; E nel mio immaginario, essa si trova nei campi di Paranà in Argentina. Ehm e io questa notte, attraverso una fredda connessione a 57kb, posso soltanto immaginare e sognare a occhi aperti. Ahhh! Lasciarmi andare all’amore. E chiedere troppo per questa notte che sembra non terminare mai? Per sentirti più vicino tra le mani stringo avidamente come un feticcio, una lettera scarlatta dall’Argentina ormai usurata. Dulces Suenos, dolci sogni, mia dolce e amata compagna….

E allora adesso che si fa gente? E’ tutto cambiato in peggio? Si stava meglio quando si stava peggio? Non esistono più le mezze stagioni? I giovani non sono più educati come quelli del passato? Niente di tutto questo. Tutto è più semplice di come sembra.  
Si fa quello che l’uomo ha sempre fatto da sempre in secoli di storia. L’uomo s’innamora follemente, sogna anche quello che non potrà mai avere, soffre a causa di se stesso e spesso a causa degli altri, piange, ride, geme, urla e talvolta si emoziona anche grazie allo sport, alle sue storie da raccontare e ai suoi protagonisti.
E noi non siamo altro che dei cantastorie, ognuno di voi lo è! E se siete qui a leggermi ci sarà un motivo tra i tanti. Non credo lo facciate solo per beneficenza, simpatia o antipatia.  
Pronto Marco. Ciao mamma, come stai? Io bene e tu? Mamma ti devo confessare un segreto! No, Marco hai il covid? No! Mamma molto peggio, ho un tumore! 
E la storia di un altro calciatore si incrocerà con quella di un uomo. E di consegua quella storia triste, fino a quel giorno estranea al nostro vissuto diventerà la nostra storia, quella in cui immedesimarsi. E in un certo senso essa ci apparterrà e noi a essa per sempre finché ci sarà la vita.  
Ed è allora che si farà sempre più forte quell’odore di alcool e siringhe; Ed è allora che si farà sempre più assordante la sirena schiamazzante di un’autombulanza in una città e strada sconosciuta. Un pensiero negativo tra i tanti, quello di essere costretto dalla malattia a lasciare la propria terra. E quell’angoscia di non poterci più tornare con le proprie gambe. Una valigia a ricordati chi sei, in essa sarà contenuta tutta la tua vita. Troppo poco, ti dirai in un momento di sconforto. Ma quella cazzo di valigia, apparentemente insignificante, sarà l’unico oggetto che un giorno porterai via da quell’inferno….
Mamma ho il cancro! Non ti preoccupare figlio mio. Vedrai che alla fine sarà soltanto un’altra storia da raccontare…

A mio padre
Arsenico17