E’ la conferenza stampa post Juventus Udinese. Un Allegri furente agita con nervosismo il pallone pubblicitario davanti a lui: “quando sono arrivato, i tifosi erano più bianchi di questo pallone.. avevano paure di perdere contro il Malmoe”. Una frecciata potentissima quella lanciata dal tecnico toscano contro una tifoseria ed un ambiente che, ultimamente, gli sono sempre più lontani.

Ma quello sopra indicato è solo l’ultimo dei messaggi lanciati da Allegri in seguito alle pioventi critiche indirizzategli dopo la sconfitta in Champions contro l’Atletico Madrid. L’allenatore bianconero ha, a più riprese, evidenziato come la squadra da lui allenata sia cresciuta dal momento del suo arrivo ad oggi; una crescita che è andata di pari passo all’aumento di appeal che ha portato a Torino sempre più calciatori di rilievo, facendo apparire la Juventus non più come una meta di passaggio per i grandi calciatori ma come un punto d’approdo.

Allegri fa bene a prendersi i meriti che gli spettano: in particolare nel suo primo anno, tra lo scetticismo generale, fu bravissimo nel ridare linfa ad una squadra a cui Conte aveva spremuto anche l’ultima goccia di sudore, portandola ad un passo dalla vittoria della Champions, un qualcosa di incredibile.

Questo tuttavia non può cancellare una serie di assunti altrettanto cristallini: la squadra, che Allegri ha allenato in questi anni, ha subito un costante miglioramento e innesti di rilievo al netto di qualche partenza importante. L’asticella si è alzata, e di molto, anche perchè la Juventus oggi si può permettere calciatori di un livello che, al tempo della famosa sfida con il Malmoe, venivano visti come inavvicinabili.

Non sarò di certo io a fare i nomi di calciatori che rispetto e che hanno dato molto alla Juventus, ma basta osservare chi c’era, ad esempio, in panchina ai tempi e chi invece ci permettiamo il lusso di mettere ora per capire che è assolutamente normale che l’asticella si sia alzata e quindi anche le pretese dell’ambiente; quando Allegri fa questi discorsi onestamente mi chiedo sempre se ci prende per fessi: la Juventus ha cambiato pelle, grazie ad un lavoro che parte da una società che sapeva dove voleva arrivare sin dal primo giorno che si è insediata in corso Galileo Ferraris. L’allenatore è la punta dell’iceberg di un lavoro certosino di miglioramento quotidiano: nella fattispecie nessuno, come detto prima, vuole dire che Allegri non abbia fatto nulla ma, allo stesso tempo, sottolineiamo con forza come le squadre che la società gli ha messo a disposizione siano state sempre di valore crescente a discapito invece di una gestione delle stesse da parte sua che è andata in decrescita di anno in anno. Se la Juventus uscirà contro l’Atletico sarà, nonostante il tono sprezzante con cui il tecnico livornese ha smentito la cosa, un fallimento nudo e crudo. Un fallimento non tanto per l’eliminazione ma per come è maturata: una squadra povera di idee e contenuti, messa in campo con piglio rinunciatario e intimorito; tutte caratteristiche in cui l’allenatore non può non essere citato come parte in causa e che potrebbero pesare su di lui in modo deciso.

Allegri non si preoccupi: nessuno dimenticherà il suo lavoro alla Juventus ma lo prego caldamente di fare un esercizio di onestà intellettuale, riconoscendo come la squadra che ora allena sia molto ma molto più forte di quella che prese in dote e che, con meriti che nessuno gli vuole togliere, portò ad un passo dal sogno europeo.