Ho conosciuto uomini normali da sembrare assolutamente speciali. Chiedo subito scusa per il gioco di parole: “La mia intenzione non è quella di confondervi a colpi di fionda”. Mi rendo conto che, così su due piedi, non sia affatto semplice capire il senso della mia frase, un po' criptica per la verità, tanto da richiedere un supplemento all’intelletto: “Un individuo speciale dovrebbe distinguersi, almeno, per capacità e doti fuori dal comune. Giusto?”. Vagliando con attenzione tutte le possibili risposte, ahimè, si entrerebbe in una sorta di sfera di valutazione soggettiva, dalla quale non sarebbe facile cavare un ragno dal buco. Di sicuro non sarebbe un valido aiuto, eh sì, nemmeno quello di disquisire sul successo allo scopo di discernere un uomo normale da uno speciale. Riflettiamoci su senza impegno, un po' come si farebbe con pochi, ma eletti, amici al bar: “Nel corso della storia quanti uomini di successo sono diventati normali e viceversa?”.

Franco nasce l’8 maggio del 1960 a Travagliato, un piccolo comune a pochi chilometri di distanza da Brescia. Ai più - i profani del gioco del calcio - questo nome non gli dirà un bel nulla; anzi potrebbe, persino, indurre a pensare che esso sia un banale e volgare vezzeggiativo. Magari Franco come diminutivo di Francesco.
Piscinin sei troppo magro e basso per giocare a calcio”
Eppure Franco è un nome proprio maschile, tipico italiano. Allora a cosa è dovuto l’equivoco? Spesso nella vita è soltanto un questione di prospettiva. C’è chi ha scelto di vivere in attacco e chi in difesa. E allora dov’è il problema? Non è dalla difesa che si riesce a guardare meglio l’orizzonte per collocare ogni singola cosa al posto giusto? Detto ciò, ahimè, della questione, oggi, non vorrei farne un dramma. Perché mai dovrei J.B.? Sia per l’attaccante, sia per il difendente la vita è semplicemente una questione di prospettiva. Sia dentro che fuori dal campo Franco è un uomo mite, gentile e umile; i rumors raccontano che sia un ragazzo poco avvezzo alle luci della ribalta. Che io ricordi - nella sua onorata e gloriosa carriera - mai e poi mai una parola fuori posto, una polemica stucchevole o un’esultanza fuori dalle righe. Franco vuole essere un esempio soprattutto per se stesso. A parere mio, eh già, ciascuno di noi dovrebbe essere un modello per se stesso. E in questo modo che si costruisce una società migliore, più giusta. Esatto? Cosi dovrebbero fare tutti. Ognuno di noi sia d’esempio soprattutto per se stesso. Franco è colui che può definirsi un leader informale; infatti egli emerge spontaneamente dal gruppo per assumere la leadership. Quando c’è da difendere - Baresi dacci oggi il nostro pane quotidiano - Franco è sempre a pochi millimetri di distanza dai suoi compagni di squadra: l’ultimo ed eroico baluardo nella difesa milanista a eccezione del portiere; quest’ultimo gli sarà, alla fine di ogni match, riconoscente per tutti i secoli dei secoli. Amen. Al contrario, quando c’è da offendere verso la porta avversaria, Franco è il primo a richiamare tutti i compagni alle armi: “Andiamo a prenderci la vittoria. Sempre. Milan o muerte”. Baresi un rivoluzionario del calcio come un moderno Che Guevara?
In 20 stagioni disputate con la maglia del Milan, Baresi ha vinto 6 scudetti, 3 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, 3 Supercoppe europee e 4 Supercoppe italiane.
Vederlo giocare dal vivo, Signori, è uno spettacolo nello spettacolo. Un susseguirsi di ricordi che battono come un secondo cuore rossonero. Signori due sono le scarpette che sembrano di velluto pregiato dall’alto dalle tribune gremite di San Siro. Sempre in numero di due, Signori, sono i calzettoni di colore bianco alle cui estremità ci sono due cerchi di colore rossonero, che sembrano tatuati a fuoco sulle caviglie muscolose di Franco. Persino, prodigio, dall’ultimo anello dello Stadio - incredibile ma è tutto vero Signori - sono ben visibili i muscoli ben sviluppati delle gambe (6 muscoli flessori, 2 muscoli estensori, 2 muscoli adduttori e 3 muscoli abduttori) che incutono grande timore all’avversario anche se malintenzionato. Con Tassotti, Costacurta e Maldini - i suoi leali scudieri - Franco costituisce un reparto difensivo invalicabile, anche per il nemico più agguerrito. Una tra le difese più forti di tutti i tempi che fece tremare il mondo intero. La maglia rossonera sblusata - sistematicamente fuori dal pantaloncino - è il marchio di fabbrica del forte difensore centrale; L’unico segnale che ci potrebbe far pensare che in fondo, in fondo, anche in Franco ci sia un piccolo focolaio di ribellione per certe regole ottuse della società.
Quella maglia di gioco è come una bandiera che sventola - durante i novanta minuti di gioco e, se necessario, oltre il tempo regolamentare - da elevare ben alta in cielo, aldilà delle nuvole, ove da sempre albergano i sogni degli esseri umani. Determinazione, abnegazione e disciplina sono le qualità principali di un uomo normale. Franco, sapete, shhh! Non è soltanto un uomo normale - con tutto il rispetto per la categoria - perché egli è dotato anche di un grande talento. A differenza di altri colleghi, Franco non gioca semplicemente a calcio. Perché? Franco è il calcio. Egli è il manuale del calcio in persona con centinaia, che dico migliaia, di pagine meravigliose e virtuose da sfogliare e intrise di tutta l’essenza di questo meraviglioso sport. Lui è il primo difensore in fase di non possesso e il primo regista in quella di possesso. Franco interpreta tutte le fasi di gioco, in modo magistrale, anche grazie a un'eccellente lettura di gioco. Non solo un fantastico atleta, ma un navigato mentalista capace di leggere nella mente altrui per anticiparne i movimenti. Che dico? Franco è molto di più di un semplice mentalista. Egli è un grande scienziato in grado d’interpretare la struttura quadridimensionale dell’universo. Nella fase di non possesso, Kaiser Franz sembra un carro armato tedesco della seconda guerra mondiale. Chiunque - povero disgraziato non aprire quella porta - si aggiri inconsapevole nel territorio amico è bonificato da un intervento pulito, un contrasto duro o un tackle volante da fare invidia al suo inventore: Schiaffino. Solo con lo sguardo, in campo, Franco mette una grande soggezione a parenti, amici, amici degli amici e avversari: “Non c’è nulla da fare. Mettetevi l’anima in pace. Questa è casa mia e di qui non si passa!”. Fisicamente Franco si presenta al pubblico come un antieroe, un personaggio strappato a un film western di Sergio Leone.
Nella fase di possesso, Franco è leggenda. Perché? Tutti vorrebbero essere Franco e in un certo senso lo sono. Perché egli è capace di portare sulle spalle larghe tutte le emozioni dei tifosi: dal sogno all’incubo, dalla speranza all’angoscia, dalla gioia alla delusione, dal dubbio alla certezza, dalla felicità alla tristezza, dalla vittoria alla sconfitta. In Franco uno, nessuno e centomila. Un padre di famiglia che fatica ad arrivare a fine mese. Un ragazzo del sud catapultato, per lavoro o per studio, in una grande metropoli come Milano. Un uomo e una donna in trepidante attesa del loro primogenito. Un piccolo artigiano in difficoltà economica. Un operaio sfruttato da un datore di lavoro disonesto. Un commesso umiliato a causa di un cliente maleducato. Un uomo licenziato per giusta causa e uno per negligenza. Un amore finito e uno appena nato. Un imprenditore fallito e uno di successo. Un impiegato, un operaio, un imprenditore, un bracciante agricolo, una prostituta, un dottore, un carpentiere, uno studente, un idraulico, un giornalista, una commessa, un politico, l’omino della frutta e quello dell’acqua, un insegnante, un alunno, un elettricista, un prete, un dirigente, un santo, un massone, uomini, mezz'uomini, ominicchi, pigliainculo, quaquaraquà e, persino, il diavolo in persona.
Almeno per una volta nella vita tutti, proprio tutti, vorrebbero essere Franco.
E quando durante i novanta minuti c’è da attaccare, Franco non si tira mai indietro perché di lui ci si può fidare. Sempre! Egli riparte indomito dalla difesa all’attacco, con un’eleganza da lasciare senza fiato… E con la testa sempre alta perché è dalla difesa che si riesce a guardare meglio l’orizzonte per collocare ogni singola cosa al posto giusto.
Franco è tutti noi e noi siamo Franco.
Franco è un uomo normale, Franco è l’uomo d’acciaio.

Dedicato a tutti gli uomini normali, gli uomini d’acciaio.
Arsenico17

Note dell’autore: Questo pezzo è per un grande tifoso milanista
Fabio di Cerchiate (Mi)