È una fredda serata a Parigi, una di quelle che concludono le giornate anonime che caratterizzano l'inverno francese: ma, questa "anonima" giornata, Gianluigi Buffon se la ricorderà per molto tempo.
Eppure la partita contro il Manchester United era iniziata sotto i migliori auspici, come dopotutto l'intera stagione: una squadra molto forte in tutti i ruoli, con in panchina una dei migliori allenatori al mondo. La prima parte di stagione era stata entusiasmante, con i parigini a +16 sul Lille e una qualificazione agli ottavi di Champions da prima del girone, ma già a gennaio qualcosa si era spezzato: Adrien Rabiot, giocatore fondamentale del centrocampo parigino, non aveva voluto rinnovare il suo contratto in scadenza nel giugno del 2019 e quindi da febbraio sarebbe stato libero di firmare con qualsiasi squadra lui volesse.
Questo comportamento gli è costato dure critiche da parte della dirigenza, oltre al momentaneo aggregamento alla seconda squadra: questa mossa non ha prodotto i risultati sperati, con il PSG che ha cominciato il mese di febbraio con una pesante sconfitta in casa dell'Olympique Lione. Tuttavia, il 12 febbraio, la vittoria ad Old Trafford per 2 a 0 aveva risollevato il morale della compagine di Tuchel, mettendo in tasca la qualificazione ai quarti di finale, e permettendo al PSG di arrivare con la massima serenità allo scontro del 6 marzo al Parc des Princes, forti anche di 3 vittorie consecutive in campionato. 

Paradossalmente, l'allenatore tedesco Tuchel, prima della partita, aveva avvertito i suoi giocatori affinchè non avvenisse un'altra storica remuntada, remake della sconfitta al Camp Nou per 6 a 1: ma il Manchester United non era assolutamente pericoloso come il Barcellona, inoltre non poteva contare su ben 10 giocatori fondamentali, quindi l'impresa si prospettava impossibile. Ma il mister Solskjær è riuscito a ottenere il massimo da ogni titolare schierato in campo, centrando una qualificazione che ha lasciato esterrefatti sia i giocatori del PSG che tutta la stampa specializzata. Uno dei protagonisti, in negativo, di questa maledetta serata, è stato Buffon: la mancata trattenuta del pallone su un tiro telefonato di Rashford è costata il secondo gol ai parigini, che ha definitivamente fatto crollare il morale della squadra: la beffa è arrivata al 94esimo, con il rigore assegnato da Skomina ai Red Devils, trasformato con freddezza da Rashford, che ha concluso l'avventura del PSG agli ottavi, per la terza volta consecutiva. 

Ovviamente, la colpa è anche del nostro Gigi, ma non merita assolutamente un 2 in pagella, nonostante la sua prestazione sia stata macchiata da una papera incredibile.
Il giudizio de L'Équipe è questo: "Impotente sul primo goal di Lukaku, è tuttavia indifendibile sul tiro di Rashford, che rilascia proprio sui piedi del belga. Sembra un principiante su alcuni attacchi degli inglesi. Rinvii imbarazzanti. È troppo" Sicuramente è un giudizio corretto, fino al primo punto: dare del principiante a uno dei migliori portieri della storia è francamente esagerato, indipendentemente da quale colpa si sia macchiato. Per di più, questo "principiante", ha accettato la proposta di giocare al PSG alla veneranda età di 40 anni, pensando di aiutare la squadra a crescere dal punto di vista dell'affiatamento e portando grande esperienza all'interno dello spogliatoio, guadagnandosi, proprio il giorno stesso della disfatta parigina, il rinnovo biennale con la società, seriamente intenzionata a trattenere il portierone italiano, autore di grandi prestazioni in questa stagione, che sembrano essere state totalmente cancellate dalla partita di ieri.
Infatti, come spesso capita, il giocatore a farne maggiormente le spese è il portiere, caricato di un eccessiva responsabilità, che può essere mantenuta solo grazie ad un rendimento sempre costante, mentre per Mbappé, mai pervenuto in attacco durante il match di ieri, le critiche si sono ridotte al minimo.
Orgoglio francese? Sì, perché ovviamente fa male essere sconfitti da una squadra di un paese che è sempre stato rivale del proprio, della cui rivalità è l'esempio lampante la disfatta di Napoleone a Waterloo contro l'esercito britannico, condotto dal Duca di Wellington e dal generale prussiano Gebhard Leberecht von Blücher. E casualmente anche le critiche a Tuchel, allenatore tedesco, sono state veementi, nonostante fosse tutto fuorché sua la colpa, con due giocatori come Neymar e Rabiot fuori da giochi, e Cavani e Meunier non in ottima forma: la conferma di un nazionalismo calcistico, e non solo, sempre presente in Francia, che emerge quando le cose vanno male per "colpa" di professionisti non autoctoni.

I giornali francesi, e tutti coloro che parlano di calcio, devono capire che una squadra, indipendentemente da quanti soldi siano stati investiti (più di 800 milioni in 8 anni), ha bisogno di tempo per crescere e trovare la giusta amalgama fra tutti i giocatori: forse proprio quest'anno poteva essere quello giusto per la vittoria della Coppa dalle grandi orecchie, ma il destino ha posto il suo veto. Tuchel ha cominciato un ciclo, con giocatori giovani e di prospettiva, ma ha bisogno del suo tempo: purtroppo nessuno ha la bacchetta magica, ma siamo sicuri che un giorno il PSG vincerà la sua Champions, magari senza Buffon, che intanto sta aiutando Tuchel nell'ardua impresa di far crescere questi giovani talenti, partendo da Areola, che un giorno non molto lontano si troverà ad essere l'erede di uno dei più grandi portieri della storia del calcio. Con buona pace del 2 in pagella rifilatogli da L'Équipe.