Gianluigi Donnarumma debutta nel Milan all'età di 16 anni, appena 4 anni fa, divenendo poi, con il ritiro di Buffon, il portiere titolare della Nazionale Italiana. Se il Milan riesce a tenersi stretto il giocatore, accontentandolo al massimo delle proprie risorse, e se il giocatore decide di voler divenire una bandiera della squadra invece di guadagnare qualche milione in più andando all'estero, la squadra rossonera si trova tra le mani un tesoro. Ecco poi che arrivano le difficoltà finanziare, gli agenti un po' troppo turbolenti, i vizi dei giocatori che non si vergognano di pretendere, e infine l'incapacità manageriale dei dirigenti. Perché è vero, la squadra scende in campo, l'allenatore li schiera, li motiva e li istruisce calcisticamente, ma la dirigenza fa la squadra.

Quando sento che due punte non possono giocare contemporaneamente in campo, sento la frase più ignorante a livello calcistico. Di gran lunga la peggiore in assoluto. Provate a dirlo ad Ibrahimovic e Adriano, ad Inzaghi e Sheva, a Del Piero e Trezeguet, solo per citarne alcuni che hanno giocato in Serie A. Sì, il calcio è cambiato, e sì, ormai si gioca o col 3-4-3, o col 4-2-3-1 o col 4-3-3, ma ciò non significa che due punte non possano giocare insieme. Solo un giocatore scarso non sa trovarsi in campo con qualsiasi altro giocatore al mondo. 

E da interista, l'arrivo di Giampaolo mi ha procurato una certa preoccupazione, perchè era lecito pensare cosa avrebbe potuto combinare Cutrone nel prossimo campionato, quando all'età di 19 anni segnava 18 gol tra campionato ed Europa League. "Fortuna" che esistono i dirigenti, quelli che, a parere del 90% dei tifosi di calcio in Italia, sbagliano sempre, e che confermano tali aspettative ogni anno. Rafael Leao potrà diventare anche il nuovo Cristiano Ronaldo, sta di fatto che Andrè Silva non lo è diventato, ma un Cutrone il Milan in casa ce l'aveva già. La ricerca costante dei club Italiani ad andare a prendere giovani calciatori stranieri invece di coltivarsi i propri, è straziante. "Costano troppo", "Non sono capaci", sono le risposte più blasonate. Tutta ipocrisia, tutta incapacità. Parti Patrick, il calcio italiano non ti merita.