Gunnar Nordahl pareva una montagna ardua da scalare. Non è un riferimento alla mole imponente dell'ex centravanti svedese del Milan, bensì all'eredità lasciata da quest'ultimo al nostro campionato: 35 gol in una singola stagione. Sessantasei anni dopo un centravanti argentino del Napoli, Gonzalo Higuaìn, è riuscito a scalare la vetta di questo primato, siglando una rete in più rispetto al colosso scandinavo. Dopo Maradona, un nuovo argentino aveva fatto breccia nei cuori partenopei, se non fosse che il rapporto fra lui, il suo agente (e fratello) e Aurelio De Laurentiis si era lentamente logorato. La clausola rescissoria da 90 milioni pendeva sul capo del Pipita al pari di una spada di Damocle, tanto da farlo sentire prigioniero nella città che tanto lo amava.

L'àncora di salvezza è stata la Juventus. Con una mossa sorprendente, i bianconeri hanno comunicato agli azzurri l'intenzione di pagare la clausola e di appropriarsi, di fatto, del miglior attaccante del torneo. Un affronto mai digerito dai napoletani: ingiurie, canzoni, maglie buttate nel water e molto altro. Il matrimonio tra la Signora e l'argentino è lo scoop più chiacchierato dell'estate 2016, poco prima che Pogba tornasse al Manchester United. L'entusiasmo di Gonzalo nell'abbracciare la causa bianconera è palese, tanto quanto quello dei tifosi zebrati, gasati dall'idea di aver sottratto il miglior giocatore ai rivali più acerrimi. Il conto aperto fra Higuaìn e i suoi ex colori è molto salato: in 6 gare contro il Napoli, in maglia bianconera, Gonzalo ha siglato 5 reti, con qualche esultanza un tantino polemica.

Qualcuno penserà che la personalità dell'attaccante albiceleste sia di proporzioni bibliche, avendo messo alla berlina il suo passato più recente. Niente affatto. Nessuno, comunque, può discutere il rendimento del Pipita, condito da 55 gol. La Signora, tuttavia, aveva puntato su di lui per azzannare ferocemente la Maledetta. Anche in Champions nulla da eccepire, se non fosse che le sue marcature mai, effettivamente, hanno permesso a Madama di compiere un salto di qualità: 10 gol, per carità, ma mai realmente decisivi nell'economia del torneo.

Esempi pratici: la doppietta contro il Monaco ha garantito un accesso più che sicuro nella finale di Cardiff. Peccato che sia arrivato cinque mesi dopo l'ultima marcatura (Juve-Dinamo Zagabria 2-0, dicembre), confermnado il fatto che non abbia mai avuto un rendimento determinante\costante in ambito europeo. I limiti evidenti emergono a grandi linee nell'andata degli Ottavi, dell'anno successivo, contro il Tottenham. Doppietta fulminante nel primo quarto d'ora. La rete che avrebbe ammazzato letteralmente la gara, ovvero un penalty a fine primo tempo, sul punteggio di 2-1, si infrange sul montante superiore. Per non parlare delle tre sfide in due anni con le Merengues. Il confronto fra lui e CR7, i due trascinatori in campo, è risultato impietoso, pendendo di gran lunga dalla parte del lusitano.

Proprio CR7 è l'incubo conclamato dell'argentino. Compagni di squadra al Real Madrid, nell'estate 2013 al portoghese e ad Ancelotti, neo tecnico madrileno, venne sottoposto il giochino del "chi butti giù dalla torre, Benzema o Higuaìn?". La decisione andò a discapito del Pipita, pronto ad accasarsi all'ombra del Vesuvio. Cinque anni dopo, lo status di colpo da 90 (in tutti i sensi) di Gonzalo in casa Juve comincia a vacillare. In terra sabauda giunge l'alieno lusitano e i ragionamenti di Max Allegri, di natura puramente tattica, fanno riemergere il macabro giochino della torre: chi buttar giù tra Mandzukic e Higuaìn? Naturalmente l'argentino! Da lì ecco l'inizio dell'odissea e lo scontro contro il titano Cristiano: 0-2 per la Juve e rigore sbagliato con annessa espulsione per il Pipita rossonero.

Il nativo di Brest ha mal digerito la trombatura di Madama, offrendo un rendimento altalenante sia al Milan che al Chelsea. L'inacapacità di reagire allo smacco subìto ha fatto riemergere quel lato fragile assai conosciuto: uno degli attaccanti più prolifici del calcio attuale mai veramente incisivo nelle partite ad alto tasso di difficoltà, come le finali della Nazionale argentina. La fragilità caratteriale del Pipita è stata sempre un grosso limite, tanto da precludergli l'intoccabilità sia in camiseta blanca che in maglia bianconera. 

Il cuore del tifoso vorrebbe riabbracciare il numero 9 albiceleste. Ancora vivo nell'immaginario bianconero è il colpo di testa nel penultimo Derby d'Italia, vero gol decisivo messo a segno. Le valutazioni di società e allenatore viaggiano in senso opposto, avendo, a detta dei media, già allacciato i contatti per un'ipotetica cessione. La parabola discendente dell'Higuaìn bianconero è un dato inoppugnabile, è la rappresentazione di come il calcio, nel giro di poco tempo, prenda un piega indesiderata. Gonzalo alla Continassa, attualmente, è passato dall'essere un colpo da 90 a un indesiderato di lusso. La volontà dell'argentino vai in un'unica direzione: sta urlando silenziosamente quel desiderio di indossare nuovamente la 9 juventina. Il desiderio erotico, le pulsioni sessuali di società e staff tecnico, tuttavia, trovano riscontri solo nel six pack addominale di CR7. Chissà che nell'estate in cui la pancetta è tornata di moda, i vertici bianconeri non si invaghiscano di nuovo delle presunte "rotondità" del Pipita.