Caro amico, ti scrivo: 

È proprio vero che nella vita tutto ha un inizio e una fine, in età adolescenziale ce lo rammentavano spesso i nostri genitori; “noi” inguaribili ottimisti, proprio non volevamo crederci!

"Ah, quanto ripiangerai la scuola!" esclamava mia madre ad ogni tentativo di rivolta, prontamente sedato da quella frase incomprensibilmente malinconica. A noi, ragazzetti cocciuti e cinici, di quella espressione non ci importava nulla perché il futuro non poteva e non doveva farci paura. Come tutti gli adolescenti, maschi, il calcio era la nostra religione che si manifestava in tutte le sue forme e manifestazioni:

Quelli del cortile che subito dopo i compiti, ore 16 in punto, correvamo a tirare due calci ad un pallone contro un box o un muretto, in barba alle inique regole condominiali. Metta un like chiunque di voi non si è imbattuto in un vicino di casa minaccioso: "Se la prossima volta lanci il pallone sul mio balcone, te lo buco!"

Quelli che sul balcone di casa giocavano con le biglie di vetro simulando partite “virtuali” di campionato! “Marocchi passa a Schillaci! Traversa! Baggio, goal!”. Chi sa come mai, vinceva sempre la squadra del cuore. Caro Pompeo, amico di cortile e vicino di casa, in questo sport sei stato senza ombra di dubbio il numero uno incontrastato; TOP PLAYER! La Juventus grazie alla tua guida virtuale, avrà vinto “virtualmente” almeno 70 campionati di serie A e 40 Coppe Campioni!

Quelli che razza contro razza: sfide interminabili di calcio in una strada asfaltata del quartiere, con in palio un prestigioso premio: una manciata di figurine panini, la gloria della strada, caviglie e gomiti sbucciati. Spesso, portavo il pallone e le figurine.

Quelli che a scuola il sabato pomeriggio organizzavano la partita di pallone, subito dopo le lezioni, evento di chiusura settimana spesso condizionato dalla crudele nuvoletta portatrice di pioggia e di sventura. A noi giovani di belle speranze con talento tutto da dimostrare, non ce ne poteva fregare nulla delle condizioni atmosferiche avverse: si giocava anche sotto il temporale!

Quelli dei tornei di calcio a 5 organizzati spesso in campi fangosi di periferia con indosso un abbigliamento alla buona: maglietta del mercato (pezze americane) con numero appiccicato con colla e ferro da stiro. Mi facevo chiamare il Principe in onore di Beppe Giannini, casacca rossa con il numero 10 scollato sulle spalle!

Quelli dell’Oratorio, quelli della PGS e infine i più fortunati gli allievi della squadra della propria città o paese.

Quanti ricordi malinconici di un’età felice e spensierata, periodo in cui anche tu caro amico sei stato protagonista:
- Che dolce ricordo il cucchiaio “pazzesco” a San Siro contro l’Inter, con Toldo tra i pali, ben 1,96 m di altezza!
- Che zuccherino il cucchiaio “straordinario” all’Olimpico, durante il derby, contro la Lazio di Peruzzi! Prestazione condita da una maglia celebrativa: “SEI UNICA!”
- Dove lo vogliamo mettere il colpo da biliardo contro la Sampdoria con la conseguenza che è venuto giù tutto lo stadio?

Ce ne sarebbero di ricordi da raccontare in questi anni, caro amico non si dimenticano in un battito di ciglia 786 presenze con la maglia giallorossa condite da 307 marcature. In questi giorni hai deciso di lasciare definitivamente l’Associazione Sportiva Roma Calcio e con essa di sei portato via in un istante, tutti i ricordi della mia adolescenza.

Oggi sulla soglia dei 40 anni, l’unica realtà oggettiva è la frase di mia mamma: "Ah, quanto ripiangerai la scuola!"

Mr. Oronzo Canà