Il gusto è soggettivo: io preferisco le mele, tu le arance; non c’è modo di decidere chi ha ragione”. Ervin Laszlo è un celebre filoso contemporaneo che ha originato tale aforisma. Non esiste verità più concreta. Il piacere è assolutamente arbitrario. Quello che i sensi possono percepire come gradevole a un altro individuo può apparire nella maniera opposta.

Ogni aspetto della realtà può essere analizzato sotto vari punti di vista e non vi è una ragione o un torto, ma solo ottiche diverse. Le varie persone, infatti, hanno vissuto storie disuguali che le hanno portate ad avere “culture” dissimili. In base a queste percepiscono la realtà in modo assolutamente differente. Così si originano opinioni opposte e pareri contrastanti. Quando non cadono nell’illegalità e nella violazione dell’altrui libertà, tutte sono rispettabili e ognuna di esse deve avere valore e considerazione.

Questa estate del nostro calcio non può non rispecchiare la verità di tali concetti. Ognuno percepisce gli avvenimenti in modo assolutamente diverso. Taluni li gradiscono, altri non ne sono felici.

Esiste una sola certezza. Ci si trova assolutamente a vivere mesi di cambiamento epocale. In alcune situazioni si giunge persino a sfiorare il paradosso. Per apprezzare tali novità occorre avere “il gusto del contrario”. Con questo si intende quella grande curiosità che sorge dall’originalità. Chi ama la routine e si crogiola nelle solide certezze dell’esperienza passata sicuramente si troverà spaesato e difficilmente godrà di questi momenti di totale “rivoluzione pallonara”. Colui che invece non predilige vivere una strada diritta e senza insidie, ma preferisce un percorso ricco di sorprese sarà sicuramente al settimo cielo. D’altronde l’esistenza è emozione e questo sentimento non potrebbe esistere se la realtà fosse assolutamente piatta e prevedibile.

Non vi è nulla di scontato. Tutto può accadere. Niente è impossibile e solo Entità Superiori possono conoscere quello che ci riserverà il futuro. Fortunatamente è così, altrimenti si correrebbe il serio rischio di vivere un mondo automatizzato in cui le persone sarebbero considerate alla stregua di perfetti robot uguali e senza personalità.

Il periodo che sta attraversando il pallone rappresenta perfettamente anche quest’ultima teoria. Dopo anni di dominio ispanico, nella stagione appena conclusasi, gli iberici non conquistano né la Champions League, né l’Europa League lasciando agli inglesi lo scettro del calcio europeo. Attenzione, però, perché i club spagnoli sono già pronti a riprendersi quello che hanno perduto. Non si diano per definitivamente sconfitti perché nulla è scontato. A seguito di anni con cocenti delusioni, le Nostre Nazionali maschili e quella femminile stanno tornando alla ribalta con la speranza che queste parole siano loro di buon auspicio. Le azzurre hanno vinto il girone mondiale davanti ad Australia e Brasile, rappresentative forti e candidate per il successo finale. Ora disputeranno gli ottavi. I ragazzi dell’Under 21, dopo 13 anni di batoste, sono riusciti a superare i pari età della Furie Rosse conquistando una fondamentale vittoria nella prima gara dell’Europeo che stanno disputando in casa. Questa sera sfideranno la Polonia nella seconda giornata del girone A. Un successo potrebbe risultare davvero importante per il passaggio alle semifinali. L’accesso a questo turno regalerebbe automaticamente il pass per le Olimpiadi di Tokio 2020. Il calcio tricolore manca questo obiettivo dal 2008. Ecco quella che si spera sia un’altra gradita novità di questa folle estate pallonara oltre a un eventuale successo nel torneo che non giunge dal 2004.

Non sono solo le Nazionali a esaltare il cambiamento. Questo periodo di dirompenti originalità sta coinvolgendo particolarmente anche i nostri club.

Le differenze rispetto alla passata stagione sono talmente tante e importanti che non si sa veramente da dove iniziare per descriverle. Si pensi alla Juventus. I bianconeri hanno deciso di passare da Allegri a Sarri. Si tratta di un’autentica “rivoluzione copernicana”. E’ chiaro che, come più volte specificato, ogni società ha un suo Dna ben definito e un allenatore non può mutarlo completamente altrimenti rischia una collisione che determina un irrisolvibile bug del sistema. Come dimostrato al Chelsea, il tecnico toscano è assolutamente in grado di adattare le esigenze del proprio calcio a quelle dell’ambiente in cui si trova e presumibilmente questo accadrà pure a Torino. In ogni caso, la novità rispetto al passato è palese ed evidente. Per l’appassionato di calcio e il tifoso bianconero, la Juve targata Sarri non può che essere un qualcosa di assolutamente libidinoso, ma in tanti non la pensano così. Si freme all’idea di vedere come il Comandante di Figline impatterà sul mondo sabaudo. Non si vede l’ora di osservare l’abito che il toscano cucirà addosso alla sua Signora. Si ha una gran voglia di capire come lo accoglieranno i suoi nuovi tifosi dopo che l’ultima volta che ha fatto loro visita li ha salutati con un gesto non molto edificante e che lascia poco spazio all’interpretazione. Una cosa pare certa: il pubblico bianconero è talmente vasto che non sarà mai unito in una sola opinione. Detto questo, le vittorie congiungono e cancellano il passato.

La prossima serie A sarà stupendamente paradossale e ci si esalta al pensiero che l’Inter sarà guidata da Antonio Conte. Si chiuda gli occhi per qualche istante e ci si goda l’idea di una sera allo Stadium. Il Capitano salentino seduto sulla panchina ospite e Maurizio Sarri su quella di casa. Chi ha vissuto qualche tempo all’estero e ha deciso di non seguire il calcio, se si dovesse trovare di fonte a un‘immagine simile, rischierebbe di allontanare il vino pensando a un tasso alcolemico decisamente troppo elevato. Invece può essere assolutamente tranquillo. Non si tratta di nessuna fantasia derivante dall’ebrezza. E’ la realtà nuda e cruda quanto assolutamente affascinante. La Beneamata è l’emblema della follia e non ha nessuna intenzione di nascondere tale magnifica prerogativa. Le parole del suo inno sono un chiaro manifesto di questa caratteristica: “Pazza Inter, amala”. Il tecnico salentino è quanto di più razionale possa esprimere il mondo del pallone. Il suo calcio è fatto di tremendismo ragionato. Si fonda sull’intensità e sulla corsa e necessita di assoluta concretezza. Difficile pensare che una sua compagine possa vivere di sbalzi umorali o essere trascinata da fattori esterni. E’ assolutamente il contrario. Siamo di nuovo al paradosso. L’allenatore più raziocinante di tutti che guida la squadra più folle. Incredibilmente intrigante. Non a caso, Conte ha già tenuto a sottolineare che non si assisterà più a “una pazza Inter”, ma a una squadra forte e razionale. Non si vede l’ora di assistere a quello che potrà accadere.

Si immaginino, poi, le conferenze stampa e le dichiarazioni di 2 maestri di calcio che non si sono mai tirati indietro quando si è trattato di difendere la loro squadra e il loro operato. Non si tratta di mancanza di coerenza. E’ professionalità. Il calcio è un qualcosa di fantastico che raggiunge livelli di spiritualità, ma rimane pur sempre uno sport. Non è religione. Non troverei nulla di sconnesso rispetto al passato se il mister salentino difendesse ardentemente la causa nerazzurra trovandosi indirettamente ad attaccare il mondo bianconero così come non risulterebbero fuori logo eventuali dichiarazioni con le quali Sarri tutelerebbe la Vecchia Signora dopo anni nei quali ha sovente manifestato un’avversione innata verso la Juve. E’ semplice paradosso. Può piacere o infastidire perché nulla è soggettivo, ma non va oltre al “gusto del contrario”.

Si è solo in avvio di calciomercato e risulta assolutamente difficile comprendere cosa ci riserverà la prossima serie A, ma è chiaro che le premesse per un fantastico duello sull’asse Torino-Milano sono alquanto evidenti. Anche questa rappresenterebbe una novità rispetto a un recente passato che ha visto Napoli e Roma come principali antagoniste dei bianconeri. Sarebbe un romantico ritorno alle calde sfide di circa 20 anni orsono dove Juve e Inter davano vita a incredibili battaglie cavalleresche che proseguivano punto a punto sino al termine del torneo. Non si vuole fare uno sgarbo ai supporter della Beneamata portando a esempio l’incredibile giornata del 5 maggio 2002.

Dal canto suo, il Napoli non pare certo avere mollato la presa. Anzi, sembra possedere assoluta volontà di replicare colpo su colpo alle avversarie. Se la Juve si è già assicurata Ramsey e sembra avere tutte le intenzioni di migliorare ulteriormente la compagine da affidare a Sarri, per ora, l’Inter risponde andando a formare uno staff micidiale. A Marotta e Conte potrebbero unirsi presto Oriali e Pintus. Un sinonimo di garanzia. I partenopei non hanno certo proposito di rimanere alla finestra e vogliono affidare ad Ancelotti una squadra di campioni. Nella serie A dei paradossi, il tecnico emiliano rappresenterà la novità della nostra massima categoria. Sarri, Fonseca e il mister leccese, ai quali presto potrebbe unirsi il milanista Giampaolo, sono tutti uomini che credono in un calcio moderno fatto di schemi e tattica a volte esasperata. Il reggiano, invece, ha un’altra visione di gioco e pare un grande gestore di campioni che lascia maggiore spazio all’inventiva del singolo. E’ un’ottica più simile a quella che predicava Max Allegri. Sembra che la modernità sia divenuta abitudinarietà e la vera novità si dovrà trovare nel passato. Proprio per garantire l’abito perfetto alle caratteristiche di Ancelotti, De Laurentiis pare davvero intenzionato a un calciomercato altamente sfarzoso. In un certo senso, anche questa rappresenta una diversità rispetto al passato. Gli azzurri sembrano essersi gettati a capofitto su 2 giocatori formidabili come Manolas e James Rodriguez. Il colombiano è autentico uomo del mister di Reggiolo che ha vissuto le sue stagioni migliori sotto la guida del tecnico emiliano. Carlo ha voluto il ragazzo sia quando era tecnico del Real Madrid che nel momento in cui è passato al Bayern Monaco. Ora l’attaccante potrebbe raggiungerlo per una terza volta.

In questa infuocata estate del calcio italiano non si può non fare un riferimento alla Roma. Quello che sta accadendo nella Capitale è un triste paradosso di questo periodo pallonaro. “Un fiume si ha solo con due sponde” e diventa difficoltoso comprendere dove si trovino torto o ragione, ma quello che sta succedendo all’ombra del Cupolone è assolutamente sgradevole. Nel giro di qualche mese, Pallotta e gli altri dirigenti “hanno perso la romanità”. Nell’ordine hanno lasciato la società Di Francesco, De Rossi e Totti. Risulta inutile e puro esercizio di stile rimarcare che si tratta di 3 simboli giallorossi. Il termine “bandiera” è ormai altamente inflazionato, ma rende perfettamente l’idea. L’ex numero 10 della Roma è uomo molto schietto, franco e sincero. E’ poco avvezzo a una sterile diplomazia. La conferenza stampa di 48 ore fa, ha lasciato un grande vuoto lacerando i cuori degli appassionati di calcio e non solo dei tifosi capitolini. Più di un fattore porta a pesare che forse l’attuale dirigenza romanista dovrebbe porsi qualche quesito. Come detto, però, non esiste una sola opinione e la realtà può essere percepita sempre in maniera differente.