"C'è una squadra a strisce bianconere che ti vuole...". Un giovane Marcello Lippi si interroga sulla misteriosa identità di questo sodalizio sulle sue tracce. Sarà mica il Cesena? No, c'è già stato. Allora l'Udinese o l'Ascoli. Completamente fuori strada, il tecnico viareggino aveva accolto con stupore la corte della Vecchia Signora, la cui dirigenza intravedeva in lui le stigmate del grande allenatore. Questo matrimonio s'ha da fare, tanto da esser svelato all'intero mondo calcistico il 12 Giugno 1994, venticinque anni fa. Ahi, quanto a dir qual era è cosa dura, esta Signora sprovvista di tricolore da ben otto anni, ancora orfana dei colpi e delle vittorie conseguite con Platini. Sebbene fosse un allenatore emergente, il giovane Lippi lascerà una meravigliosa eredità, ai colori bianconeri e all'intero movimento calcistico.

Tante gioie, qualche dolore all'ombra della Mole. Primo anno e Scudetto conquistato dopo una lotta serrata con il Parma, in grado di sfilare dalle mani di Madama la sola Coppa UEFA. L'anno successivo arriva la Coppa dalle grandi orecchie nella finale romana contro i temuti lancieri di Van Gaal. Inizia, dunque, il secondo e ultimo grande slam internazionale juventino: Supercoppa Europea e Coppa Intercontinentale rimpinguano la bacheca di Piazza Crimea. Altri due Scudetti e le dimissioni, del febbraio '99, dopo il capitombolo interno contro il Parma. Due anni circa di separazione e un ricongiungimento che porta in dote altri due tricolori (5 Maggio 2002 su tutti). Il dominio in campo internazionale è sancito non solo dai titoli conseguiti, ma anche dalle tre finali di Champions consecutive, dal '96 al'98. Una sostanziale vittoria mutilata, tuttavia, date le due sconfitte consecutive post trionfo con l'Ajax. Il 2003, poi, è l'anno della terza finale persa, stavolta nel match tutto italiano fra Juve e Milan.

Chi siede sulla panca della Juve, oltre all'arte della vittoria, deve sapersi mettere in luce per le doti in materia di tattica. I sette anni di Lippi verranno ricordati per la grande capacità di alternare uomini e moduli. L'abito del primo biennio è il 4-3-3 tutto corsa, sublimato dal tridente offensivo Ravanelli-Vialli-Del Piero e dalle geometrie di Paulo Sousa. L'arrivo di Zizou ispira il passaggio al 3-4-1-2, per esaltare le qualità del franco-algerino negli ultimi venti metri e la vena realizzativa del duo Del Piero-Inzaghi. Torna Lippi, va via Zidane. Pavel Nedved, sostituto dell'ex 21, è un oggetto misterioso da esterno di sinistra del 4-4-2. Eureka: Nedved alla Zidane, Nedved trequartista. Altre invenzioni: Zambrotta terzino sinistro. Del Piero-Trezeguet il nuovo duetto d'area di rigore.

Dopo la Juve, il destino del viareggino si tinge d'azzurro. C'è la sua firma dietro la conquista del Mondiale 2006. Un gruppo straordinario, seppur sottovalutato dalla critica. Una Nazionale completa, fatta di interpreti di prima qualità fra campo e panchina. Il blocco Juve costituiva l'ossatura del team. Un Gattuso di qua, un Pirlo di là, un Totti o un Toni davano un pizzico di "multietnicità" alla creatura lippiana. Ancora Nazionale dopo le dimissioni post-Berlino e poi l'avventura in Cina. Sulle orme di Marco Polo, da buon italiano conquista l'estremo Oriente, dapprima sulla panchina del Guanghzou, con il quale conquista anche una Champions Asiatica e poi con la nazionale cinese, da traghettare, si spera, ai Mondiali 2022, auspicando una crescita dell'intero sistema calcistico.

Papà-Lippi (calcisticamente parlando) ha allevato una florida generazione di allenatori: Zinedine Zidane, su tutti, è responsabile delle tre Champions consecutive del Real. Monsieur Deschamps dopo un promettente inizio sulla panchina del Monaco (finale di Champions 2004), ha trionfato con la Nazionale francese ai Mondiali di Russia. Antonio Conte è l'artefice del rinascimento bianconero, dal 2011 ad oggi e a Milano, sponda Suning, sperano sortisca gli stessi effetti ai colori nerazzurri. Senza dimenticare Paulo Sousa, Ciro Ferrara, Fabio Cannavaro e molti altri tecnici. Fra loro c'è chi ha vinto tanto e chi ha avuto minor fortuna, poco importa: le idee di Marcello Lippi- per quanto mai sia stato visto quale santone della tattica- non sono finite nel dimenticatoio.

Grande allenatore, figlio di tanta gavetta (Cesena, Atalanta, Napoli...) è riconosciuto, da più parti, quale uno dei migliori tecnici della storia di questo sport. La sua filosofia, assai sottovalutata da critici ed esteti, si è inserita fra i dettami del Sacchi-pensiero e la solidità peculiare del calcio di casa nostra. Amato dagli juventini, odiato soprattutto dagli interisti, ha utilizzato la notte di Berlino per farsi apprezzare da un Paese intero. L'etichetta di gobbo è difficile da scrollare di dosso, ma in Italia, quando si tratta di vittorie azzurre, tutti diventiamo più indulgenti. Venticinque anni fa la Juve annunciava il suo nuovo tecnico.
Venticinque anni dopo Madama è attualmente sprovvista di allenatore; la stampa e l'opinione pubblica sono divise a metà tra Guardiola e Sarri, nella corsa alla successione di Allegri.