Una contraddizione inspiegabile e snervante.
Dal 15 giugno riapriranno nelle varie regioni anche le discoteche, con tutte le procedure igienico-sanitarie da seguire: file ordinate all'ingresso e all'uscita, divieto di consumare alcolici al banco e possibilità di ballare solo mantenendo la distanza sociale, al fine di evitare la tanto martoriata parola "assembramento". E così, immaginiamo già i gruppi di giovani che entreranno nel locale con il metro alla mano e che sotto le note dei tormentoni estivi balleranno appassionatamente rispettando le misure, senza baci, abbracci e bevute. La favola perfetta, quella che hanno visto i governanti nel dare fiducia ad una generazione che già nelle ultime settimane si era ribellata al Covid promuovendo la Movida e le classiche risse da bar; la riapertura delle discoteche era quello che occorreva per entrare ancora di più nel caos, promuovendo apertamente lo slogan dello spritz di gruppo che spesso degenera in ubriachezza molesta. 

Una situazione che se fosse avvenuta per gli stadi avrebbe fatto esondare il fiume delle polemiche. Frasi del tipo "impossibile riaprire gli spalti ai tifosi" avrebbero preso il sopravvento, magari presentate dai grandi virologi che negli ultimi mesi hanno rubato la scena ai vari Cristiano Ronaldo, Messi e Lautaro Martinez. Non appena riaprono le disco, sotto le note dei trapper dai pantaloni bucati, ognuno ascolta la propria canzone non profanando parola. E così, dove è finito Burioni con le sue teorie di chiusura? Oppure, che fine ha fatto il professor Lopalco che auspicava una riapertura parziale degli stadi il prossimo ottobre? Silenzio assoluto, quando invece il rischio di contagio aumenterà e con ogni probabilità potrà cominciare proprio attraverso i giovani a colpire anche il resto della società.
La speranza è che i Presidenti delle squadre di A e di B possano prendere la parola e pensare ad una riapertura ai propri tifosi che, stando a come prendono le decisioni, dovrebbe avvenire già da luglio e non a fine campionato. Impianti importanti come l'Allianz Stadium oppure San Siro non troverebbero difficoltà a riaprire, basterebbe adottare un po' di buonsenso e un fermo rigore sulle regole da seguire; nessun assembramento fuori dai tornelli e distanza sociale sugli spalti. Non è difficile, se tutto questo verrà effettuato dai gestori delle discoteche.

Non ci sono dubbi sul fatto che ripartire è lecito, ma la salute viene prima di tutto. Lo avevamo già testimoniato nel mese triste e irrealistico di marzo, e continuiamo a dirlo ora. La soluzione più ovvia sarebbe stata quella di pazientare ancora un po' per non vanificare tutti gli sforzi fatti e vedere l'evolversi della situazione, sia in ambito calcistico  sia in quello dello spettacolo. Ma, per una questione di pari opportunità, così come un ragazzino sedicenne ha la possibilità di andare a ballare fino a tarda notte, anche un adulto deve avere la facoltà di andarsi a vedere una partita dal vero piuttosto che in televisione.
E' una questione di diritti, quelli che molto spesso non vengono riconosciuti. Arriveranno polemiche e saranno più che fondate. Intanto la contraddizione sta per partire, nella speranza che a farlo possano essere anche i tifosi della terza industria più importante del Paese. Che non è la discoteca.