Oggi la tentazione di abbassare quella maledetta saracinesca è grande come non mai! Ah! E in men che non si dica, mi capiterà di pensare a quel buio pesto che ben presto invaderà la mia vita: Tic, toc, tic, toc! Le lancette di un orologio invisibile correranno veloci da non tenere più il conto del tempo che passa inesorabile. E quella vita appena vissuta mi passerà come un treno davanti agli occhi stanchi.  
Misteriosa e silenziosa, passeggiando te ne vai per le vie buie, nessun dolore, pianto sebbene straziato, corromperà quella sensibilità satura di dolore.  
Da sempre penso alla morte! E non me ne vergogno nemmeno un pochino. Rifletto da anni su quel giorno in cui quel tutto - così come oggi lo conosco da quarant’anni e quattro anni - avrà fine e ritornerò a far parte del buio. Nel regno dei morti. E non ci sarà più il domani, il passato, il presente e peggio ancora il futuro.
I ricordi in vita dell’umano catturato sono scacciati nella mente altrui, di solito quella di un parente o di un conoscente, generando in egli un’agonia definibile mortale.
La morte? Ah! Si! Parliamoci chiaro e senza i peli sulla lingua. E’ un argomento troppo scomodo e spinoso per un blog di calcio. Di certo è un tema che non porterà visualizzazioni, like e nemmeno i commenti. Chi se ne frega!
E non solo qui dentro - dove le finestre spesso restano chiuse a doppia mandata soltanto per paura di aprirle - perché la morte è un tabù vero e proprio per ogni uomo e donna. In passato, però, non è stato sempre così. Pensate agli antichi egizi e al loro libro dei morti: tu nu peret em heru.
Tabù acuitosi negli anni a causa dell’evoluzione incontrollata della tecnologia che ha contribuito a esorcizzare il concetto della morte stessa.
Sembra quasi che l’argomento non ci interessi più, o almeno non più di tanto, perché totalmente estraneo alla nostra cultura, educazione e routine. No! No! Non può succedere a me! Non può e non deve capitare. Giusto? Quante volte lo avete pensato?  Si! Certo e come no, a me tra i tanti? Perché il trapasso a miglior vita è un evento traumatico che riguarderà sempre gli altri. Insomma tutti coloro che non avranno un nome o un viso nella nostra vita.  
E credo che sia questo uno tra i tanti motivi, secondo il quale esistiamo sulla faccia della terra come se fossimo immortali. Una sorta di semidio eterno che il tempo non riesce a scalfisce. Ah, che illusi che siamo! Come se avessimo un tempo indefinito per realizzare tutto ciò che desideriamo. E io ve lo auguro con tutto il cuore. Non avrei nulla da ridere a riguardo.   
Sì. A questo punto, concordo con voi! E’ molto meglio non parlare della vecchia signora in pubblico. Si! Dai! Su, fa il buono! Non rompere, almeno oggi che è sabato. E domani finalmente è Domenica. Meglio vivacchiare tre il qui e il là e non pensarci più all’argomento. Anche perché il problema non ci riguarda perché siamo giovani, belli e forti.
E allora chi ce la fa fare di pensare alla morte. Godiamoci la vita, come è giusto che sia. Ma è realmente così o è soltanto un altro goffo tentativo, l’ennesimo di una lunga serie, per ritardare il più possibile lo spauracchio della morte? Eppure in realtà non è così. La morte è già presente nella nostra vita.

Nel 2021 ci sono stati oltre due decessi sul lavoro al giorno. Questo significa in numeri: 5 (gg lavorativi) x 4 (settimane del mese) x 12 (mesi dell’anno) = 240 giornate di lavoro in un anno. Che moltiplicato per due (morti al giorno) fa circa 480 morti bianche all’anno. Sono tanti vero? Eppure non è risultato attendibile in quanto condizionato dalle chiusure imposte dallo Stato per via della Pandemia in corso.
Nel 2020 ci sono state 1.270 morti bianche. Un numero incredibile, vero? Soprattutto se confrontato a i morti di una guerra. Ad esempio dal 2003 ad oggi, nell’ex Paese di Saddam, gli Usa hanno perso circa 4497 uomini. Di conseguenza è deducibile: le vittime sul lavoro sono maggiori rispetto a quelle di un conflitto bellico. Eppure una guerra ci sembra un evento così cruento, spaventoso, terribile da non riuscire a confrontarlo con nessun altro evento altrettanto terribile.   

Amore sto uscendo per andare a lavorare. Si è fatto tardi. Scappo! Ok Mario ma mi raccomando, subito dopo il lavoro, ricordati per favore di comprare i pannolini per nostra figlia. Ok, cara, va bene! (Prima di andare, chi se ne frega del capo cantiere, voglio dare un ultimo saluto alla mia principessa. Ma quanto è bella mia figlia? Sicuramente è la neonata più bella del mondo. Guardala, guardala, come dorme serena con il pancino all’insù, sembra un angioletto! E come sono belle quelle guancette di colore rosa? Gnam! Gnam! E vogliamo parlare di quelle spendite manine con quelle unghiette piccoline? Oh mi raccomando, amore del babbo, non ti graffiare il tuo bel visino. Questa sera ti porto a fare la manicure dall’estetista di mamma. Ah! Ah! Ah! Mi raccomando amore del papà, oh, fatti bella quando torno dal cantiere. Indossa quel vestitino a fiori che ti ha regalato nonna Carlotta. Ma non troppo, però, perché sono geloso del neonato di Francesco, il vicino. Ah! Ah! Ah!  
E vogliamo parlare di quei piedini spettacolari? Ah! Ah! Ah! Me li mangerei tutti, quanto sono belli paffutelli.
Ma cosa ti da mangiare la mamma? Lo voglio anche io, quando torno affamato dal cantiere! Ah! Ah! Ah!
Amore del papà, angioletto mio, il babbo adesso deve andare in cantiere
. E tu, ohh, mi raccomando non fare arrabbiare la mamma. Comportati bene, fai la brava! La mamma è un po’ stressata per via del parto e tra qualche mese riprenderà a lavorare! Oh ma tu non ti preoccupare a chi ti tiene. In qualche modo ce la faremo. La mamma ti vuole un bene dell’anima. Ma il tuo papà di più! Ah! Ah! Ah! Adesso vado perché si è fatto tardi. E per il tuo papà: Ol laurà a l’m’à mai fàcc pura! Sono già le 5 del mattino e rischio di perdere il treno per Milano. Poi chi lo sente il capo cantiere? Vado, però, prima un ultimo bacetto alla bambina più bella del mondo. Il mio angioletto. E mi raccomando amore: “Se fai la brava il tuo babbo ti porta un bel regalo!”. Ma mi avrà sentito? Ma no! Che stupido che sono, ma non lo vedi che sta dormendo?).  
E da bambino mi chiedevo: cosa ci sarà dopo la morte?
Ma tu amore del papà non pensarci, dormi che è meglio così!
Ehy tu! Dico a te! Si, dico a te, io non azzardo a darti un volto o tantomeno un nome tra i tanti, per me e per altri tu sei semplicemente la morte!
Dormi che è meglio, dormi che è meglio, dormi che è meglio... così!!!!!!!

A tutte le morti bianche e alla giovane Luana

 

Arsenico17