Le vicende del Copasir, Comitato per la sicurezza della Repubblica, hanno incendiato la polemica politica degli ultimi giorni. Come si sa, la presidenza del Copasir spetta all'opposizione, metodo della prassi  ormai consolidata a garanzia del corretto bilanciamento dei poteri di controllo sugli atti dei servizi segreti e le informazioni che il Parlamento deve necessariamente reperire per la valutazione delle vicende che possono inquinare la vita politica del nostro paese. Fanno parte del Comitato 10 membri, cinque del senato e cinque della camera, divisi equamente tra le rappresentanze parlamentari. Recentemente un servizio giornalistico del Corriere della Sera, a firma Fiorenza Sarzanini e Monica Guerzoni, ha scaldato le polemiche tra i partiti e dell'opinione pubblica. Infatti, venivano elencati alcuni nomi, appartenenti ai sostenitori del regime di Putin, simpatizzanti dell'invasione dell'Ucraina, e opinionisti che nelle trasmissioni televisive, come il professor Orsini, hanno espresso la loro contarietà alla visione unidirezionale del confronto bellico tra Russia ed Ucraina. 

Si tratterebbe proprio di una lista di "proscrizione", per rimarcare un periodo in cui le liste di chi la pensava al di fuori del "regime" venivano usate per attaccare e perseguitare i dissidenti. Così almeno hanno sentenziato molti dei detrattori di tale lista. Adolfo Urso, nel suo intervento, ha detto che una simile lista non era a conoscenza dei Servizi Segreti, e che quindi è una pura invenzione giornalistica del quotidiano milanese. Eppure qualcosa non quadra, poiché non si capisce come un simile elenco sia stato buttato in pasto all'opinione pubblica, visto che tra l'altro, solo il Professor Orsini è un personaggio noto, mentre altri sono poco famosi per il grande pubblico. Si tratta di un gruppo formato da una  decina di nomi, che seppure facciano  sorridere,  mettono in imbarazzo il Copasir, che dovrà fare le dovute indagini. Per vedere se è vero, per vedere se è una "bufala", oppure come mai è scappato dai meandri dei Servizi. Penso che, come ormai è prassi italica, non si arriverà a nessun giudizio, e nemmeno alla verità, cosa che nella nostra storia repubblicana appartiene alle situazioni più buie, soprattutto quando nella questione entrano i servizi segreti. 

Ma io vorrei dire che di liste di proscrizione ne abbiamo sempre avute, sia in mano alla politica, che in mano a dei privati con forti interessi. E sicuramente sappiamo che le informazioni sono il pane della vita sociale, politica e commerciale di ogni collettività.  E' buona norma sapere se un gruppo di lavoratori,  di  commercianti, amministratori di aziende e semplici cittadini siano o meno di un certo colore politico, di quali tendenze sessuali, di problemi finanziari, ecc. E' proprio l'argomento della Privacy, i dati sensibili di ognuno, ma non c'è nulla da fare, il garante per la Privacy non potrà mai intervenire, poichè per scoprire la violazione ci deve essere un atto grave e probatorio, e non è facile arrivare a provare la persecuzione o l'uso indebito di informazioni riservate.
Se pensiamo di vivere in una società dove tutto è alla luce del sole e che nessuno sappia quello che noi non vorremmo si sapesse, siamo degli illusi. I primi rivelatori della nostra vita interiore sono i social, dove noi ci buttiamo a capofitto, e pubblichiamo le nostre foto, le foto dei nostri parenti, le vacanze che facciamo e mettiamoci pure qualche commento che può essere interpretato come rivelatore di come  la pensiamo. Ogni "device", ovvero aggeggio elettronico che usiamo è un rivelatore della nostra posizione, dalla nazionalità alla regione, fino all'indirizzo dove abitiamo. E tra questi device può bastare la stessa televisione. Quindi, non stupiamoci se "qualcuno" sa molte cose di noi, e quando siamo al computer, arrivano dei messaggi pubblicitari, o degli inviti, che sono il risultato della ricerca fatta  sulla nostra vita  privata,  le aspirazioni  ed i desideri che abbiamo. Dobbiamo quindi stare attenti a Facebook, Twitter, WhattsApp e altre chat che scorriamo tutti i giorni in cerca di amici, battute e notizie più o meno importanti. 
Ma quando non c'era Internet? Come facevano? 

Ricordo un aneddoto personale. Nei miei primi tempi in cui lavoravo nella banca, facevo il pendolare e spesso prendevo il treno. Sul treno si arrivava presto a socializzare con altri pendolari, con scambio di piccole informazioni sul loro nostro lavoro, sullo sport e  tifo calcistico. Ma si aveva sempre l'impressione di parlare con persone molto simili tra loro, con problemi, necessità, bisogni di sicurezza. Ma una volta mi capitò di incontrare  un gruppetto di signori, non necessariamente eleganti, ma vestiti con abiti da impiegati. Non so perché, ma mi presero subito in simpatia, e si parlava e si scherzava amabilmente. Mi domandavo da dove fossero usciti, ma la cosa mi intrigò poco.
Ma nel tempo, non riuscivo a capire come mai gli incontri si ripetessero più spesso. Siccome ero giovane, ma con un sesto senso piuttosto spiccato, mi permisi un giorno, entrando nei loro discorsi, di parlare in termini negativi di un esponente politico di primo piano. Li vidi piuttosto contrariati, e la volta dopo non li vidi più. E nemmeno le successive, erano come spariti. Probabilmente cercavano delle informazioni, volevano sapere come la pensavo. Ma anch'io ebbi le mie informazioni, perché si scoprirono e finalmente mi lasciarono in pace! Ma a chi avrebbero portato questa informazione? Non lo so, ma immagino agissero per  qualche gruppo di potere, come logge massoniche, alle quali probabilmente qualche pezzo grosso della mia azienda si era rivolto per conoscermi un po' meglio. Infatti scoprii che alcune mie preferenze "intellettuali" si erano diffuse presso qualche grosso personaggio, avevo anch'io le mie fonti. E comunque avevo anche la capacità di dire alcune "sciocchezze" volutamente, per innescare lo "scatto" alla risposta. E spesso lo "scatto" arrivava. Loro pensavano che io fossi l'ingenuo, ma in realtà gli ingenui erano loro.

Purtroppo nel giro delle informazioni alberga spesso la calunnia, soprattutto nelle aziende, quando hai a che fare con colleghi che cercano di fare carriera usando la "delazione". E non importa se la notizia è vera, l'importante è che sia un merito agli occhi del "capo" di riferimento, che così premia la fedeltà di codesti soggetti che io definisco "vermi". Ed anche qui avevo il mio trucchetto. Per scoprire la talpa, dicevo solo a quella persona una determinata cosa, naturalmente di effetto. E puntualmente si scopriva, il capo mi contattava e mi richiamava agli ordini. Io gli ribattevo che ero sempre stato agli ordini, ma che  gli spioni non  mi andavano a genio. 

Tornando alle liste di prima, possiamo dire che oggi nella nostra televisione c'è un'esagerazione di presunti leader d'opinione, che non fanno altro che criticare, definire gli altri incapaci, litigare e fare più "schiamazzo" possibile. E io spesso giro canale, perché sentire le stupidaggini che le persone dicono cercando di  farle passare per verità assolute mi rende nervoso. Nei nostri media vorrei vedere parlare persone istruite, competenti, con una certa dose di educazione e rispetto, e non chiunque voglia farsi pubblicità giocando un ruolo che non si addice ad una informazione che voglia arrivare alla verità ed al buon costume sociale. E se oggi alcuni si lamentano della libertà di espressione, vorrei ricordare che anni fa Enzo Biagi e Michele Santoro furono espulsi dalla televisione generalista, perché contrari al volere di un leader politico. Eppure nessuno di costoro di oppose, anzi reclamarono che siccome era una tv nazionale, non potevano esprimere  opinioni che contrastavano il potere di un leader politico di molto peso elettorale. Allora il problema è: chi detiene il monopolio  dell'informazione? E soprattutto, come viene orientata l'informazione?

Oggi assistiamo al proliferare i reti televisive, ma anche di quotidiani online e testate consolidate che giocano un ruolo pesante nel manipolare le coscienze. Titoli di giornali imbarazzanti, che oltremodo, non sono che proprietà di partiti politici o magnati come Berlusconi, che hanno interesse a giocare un certo tipo di informazione. E più la si spara grossa e più si tende a credere alle "fake" che ci vengono propinate. Ma fortunatamente abbiamo delle armi potenti per contrastare tutto questo: la libertà di non comprare il giornale, di cambiare canale per televisione e non seguire il quotidiano online che non soddisfa le nostre pretese. Alla fine se qualcuno che non ci piace,  appare nella televisione, noi possiamo farlo sparire, con un solo gesto del telecomando. E pazienza se sapranno che non sono di quell'idea, rivendico il diritto di pensarla come voglio io.
Il problema è che si vota, e quando si vota Aristotele diceva: "Ognuno ha il Governo che si merita"!
Ed io non vorrei meritarmi il Governo di un altro. 
Ad majora.