Sono state due Lazio completamente diverse quelle scese in campo allo Stadio Mazza di Ferrara nel pomeriggio di ieri. Una nel primo tempo, arrembante e propositiva, anche se poco concreta, e una nella seconda frazione di gioco, timida e svogliata, oltre che molto sfortunata. Lo si è visto chiaramente, ma lo si deduce facilmente anche dai dati statistici del match.

OCCASIONE SPRECATA - Nel corso del primo tempo, infatti, sono ben 6 le occasioni create dalla formazioni biancoceleste, tra le quali il clamoroso palo di Caicedo (il quinto legno colpito, in appena tre giornate, dalla Lazio), ed il tiro di Luis Alberto dal centro dell’area di rigore, respinto dall’estremo difensore della SPAL, Berisha. Eppure la Lazio si reca negli spogliatoi con il minimo vantaggio acquisito, grazie al rigore realizzato da Ciro Immobile, oltre all’amara consapevolezza di aver sbagliato tanto, troppo.

E’ lo stesso attaccante di Torre Annunziata a sottolinearlo, ai microfoni di Sky al termine del primo tempo, specificando però che gli errori commessi dalla squadra risultano essere maggiormente quelli relativi all’ultimo passaggio, rispetto alle reali conclusioni nello specchio della porta avversaria. Quasi a voler sottolineare la mancanza di palloni utili da parte dei compagni nella trequarti avversaria.

BRUTTA COPIA - Una cosa è certa però: se la Lazio, al duplice fischio dell’arbitro Calvarese, si fosse trovata in vantaggio per due o tre reti a zero, non avrebbe rubato assolutamente nulla. E questo è un dato di fatto. Le cose però non sono andate così e nel secondo tempo è scesa in campo la brutta copia della Lazio vista ad inizio partita (e solo una lontana parente di quella ammirata a Genova o, in parte, in occasione del derby).

Una sola occasione creata nella seconda frazione di gioco, a fronte delle 10 azioni pericolose della formazione di casa, tra le quali, ovviamente, le due reti che hanno ribaltato il risultato, siglate da Petagna e Kurtic. Forse anche per merito della squadra di Semplici, ma comunque incomprensibilmente, la squadra di Inzaghi, nel secondo tempo, ha arretrato il proprio baricentro, lasciando il pallino del gioco nelle mani della SPAL. Un’involuzione incredibile, per altro già vista, purtroppo, anche in altre occasioni, nelle stagioni precedenti.

L'APPROCCIO - La questione, più che tattica (o fisica) sembra piuttosto mentale. E l’approccio che viene a mancare, soprattutto da parte di chi ci si aspetterebbe un comportamento completamente diverso. Le critiche sui giocatori utilizzati o sul perché tizio o caio siano stati lasciati in panchina, lasciano il tempo che trovano, a mio modesto parere, in questo contesto. Basti pensare che Milinkovic, Correa e Vavro, subentrati a partita in corso, sicuramente anche a causa degli affaticamenti post-nazionale, non hanno inciso certamente in maniera essenziale. Tutt’altro.

“Non abbiamo scuse”, ha scritto Francesco Acerbi sui propri account social al termine della partita. Ed è verissimo, alla luce di quanto è accaduto sul campo di Ferrara.
Una Lazio double-face, che mette comunque in evidenza le potenzialità viste nei primi due turni di campionato, ma lancia anche un campanello di allarme, seppur piccolo, visto che siamo appena alla terza giornata di campionato. E per risolvere la questione, Simone Inzaghi ed il suo staff dovranno tornare a fare gli psicologi, cercando di scovare i motivi di questi improvvisi, e quanto mai letali, cali di tensione e blackout dei giocatori in mezzo al campo.

La stagione ovviamente è ancora lunga, e nulla è compromesso, ma sarà meglio intervenire al più presto, onde evitare questioni ben più gravi nell’immediato futuro. E questo Simone, lo sa perfettamente.