Oggi vi voglio raccontare una storia, la mia storia. La storia di un ragazzino che ha imparato ad amare un ruolo che prima pensava di odiare. Vi racconterò il bello di essere difensore, ma prima vi devo raccontare come e perché sono un difensore.

Quando mi sono innamorato di questo sport avevo solo cinque anni.
Mio padre, tutto contento dopo quella rivelazione, mi iscrisse alla squadra di calcio dell'oratorio. Subito si capì che io ero più bravo rispetto agli altri, così ero io a giocare in attacco. Fino alla quarta elementare fui io la punta della squadra, con esiti realizzativi sbalorditivi, una media di tre gol a partita. A volte il mister mi arretrava leggermente a centrocampo, il quale, giocando a sette, era molto vicino al ruolo del centravanti, infatti la mia media realizzati a non calò.
Ormai il mio allenatore, il genitore di un mio compagno, non poteva più insegnarmi nulla, né farmi crescere calcisticamente. Decisi quindi, in comune accordo con l'altro giocatore forte del gruppo, di cambiare squadra e di andare in una scuola calcio, in modo di poter crescere e di poter giocare a undici in futuro.
La prima domanda che mi fecero fu in che ruolo giocassi. Decisi di rispondere "centrocampista offensivo" dato che mi piaceva molto giocare a centrocampo. Chissà cosa sarebbe successo se avessi risposto che giocavo centravanti. La prima stagione fu da favola, ma l'anno dopo cominciammo a giocare a nove. Un fiasco totale, non giocavo quasi mai, non trovavo il mio ruolo è fui così riadattato terzino. In quel periodo pensai addirittura di abbandonare il calcio.
Arrivammo piano piano a giocare a undici, ed io ero un terzino panchinaro e poco più. Avevamo due soli difensori centrali per due ruoli, ed ad un torneo successe l'inevitabile: uno si assentò. La scelta del suo sostituto ricadde su di me, avevo tredici anni. Io perché le carte le avevo tutte in regola, alto, veloce, ben piazzato e bravo con i piedi. Ma mi mancava la grinta in quel momento, quindi stavo in panchina. Io, di giocare centrale, non ne ero affatto contento, non giocavo bene terzino, figurarsi centrale. Mi ci vollero cinque minuti dopo il fischio di inizio per cambiare idea totalmente. Mai mi ero divertito così prima, mai avevo provato quella scarica alla schiena quando ricevi il pallone da ultimo uomo. Da due anni ormai gioco centrale, da riserva sono diventato vice capitano. Ho recuperato la grinta perduta.
La scarica elettrica di cui parlavo prima, l'ebbrezza dell'ultimo uomo, credo causi dipendenza. È incredibile, assolutamente fantastico. Sapere che se sbagli perdi, sapere che tutto dipende da te, che tutto è nelle tue mani. Sapere che non puoi sbagliare. Dà inoltre una nota di orgoglio sapere che tutte le azioni della tua squadra partono dai tuoi piedi.

Ma la parte più bella dell'essere un difensore è rappresentata dal comandare la difesa e la squadra. Bisogna essere consapevoli di ogni centimetro del campo, avere una visione totale, alzare e abbassare la linea difensiva tempestivamente. Un tuo compagno spostato di un metro potrebbe cambiare la partita. Un po' come una partita di scacchi: i pedoni sono come gli attaccanti, lontani e molto difficili da comandare, inoltre entrambi hanno il vizio di non tornare quando glielo chiedi, le torri sono come i terzini, pronti a farsi tutta la fascia avanti e indetto, i cavalli sono come le ali, fantasiosi e decisivi ma un po' matti, gli alfieri come le mezzali, rapido contributo offensivo e difensivo, la regina è il regista, sempre presente dove serve e pronta ad autodistribuirsi, il portiere è il re, da difendere a tutti costi e dai limitati movimenti, il difensore è colui che muove tutte le pedine, perché come disse Maldini: "Il goleador è più osannato del difensore. Noi siamo più... in sala macchine".

Perché l'essere il difensore non è l'aspettare che il centravanti faccia gol a braccia conserte.
Essere difensori vuol dire scivolare, sgomitare, ma anche comandare e saper uscire a testa alta palla al piede da qualsiasi situazione. Essere difensori non vuol dire né menare né aver classe, ma vuol dire saper menare con classe. 
Grazie a tutti.