Spegnete tutte le luci, chiudete le finestre, accendete un lume ad olio ed immaginate fuori il rumore del vento che trascina con sè le foglie, ma che non riesce a portar via la fauna che, ogni notte, popola le strade ed i cieli. Ululati in lontananza, il canto del gufo sul davanzale, mentre ci osserva coi suoi grandi occhi. E' una serata da brividi e ciò che andrete a leggere potrebbe causare in voi sintomi quali tremori, sussulti e palpitazioni; consiglio subito ai deboli di cuore di non procedere, ma di dedicarsi a storielle più allegre, come ad esempio la recentissima diatriba Simoni-Ceccarini.

Se siete arrivati fino a questo punto significa che, nell'incoscienza o nella temerarietà, siete disposti a proseguire. Per cui, senza assumermi ulteriori responsabilità, andrò avanti con la narrazione.

Sono giorni terribili per gli juventini, afflitti dalla quasi certa eliminazione dalla Champions League ad opera del Real Madrid (club che vanta un copioso seguito alle pendici del Vesuvio), ma, come ben tutti sanno, le disgrazie non arrivano mai da sole. "Allegri lascia la Juve", si udì misto al suono del vento e alle urla di donna, ed il suo eco risuonò forte nelle orecchie dei tifosi. Una risata sghignazzante fece breccia quando si lessero le date di nascita dei tanti calciatori in rosa; "è vecchio", disse un uomo dal viso butterato, "è sempre rotto", gli rispose il suo interlocutore, mentre trascinandosi per terra chiedeva l'elemosina ad un asiatico che passava di lì.

"Tutti via, tutti via. C'è bisogno di una rifondazione profonda o la barca affonderà". No, non lo disse il caro Capitano Flint, bensì ad affermarlo fu un coro di zombie atipico, che non si nutriva di cervelli ma di coppe dalle grandi orecchie.

Ma ogni storia del terrore è solita contrapporre il male al bene. Così, a mò di pifferaio magico, si materializzò il prode Allegri, che, senza l'ausilio di alcuno strumento, ma con la sola forza del verbo, fece in modo da far rifiorire gli alberi appassiti e sgomberare le nubi minacciose dal cielo, nel quale si potè rimirar la Luna in tutto il suo splendore. "Sei Scudetti consecutivi", disse, "tre Coppa Italia di fila", ribadì tra le urla straziate dei mostriciattoli che andavano sgretolantosi irreversibilmente. "Siamo primi in classifica, siamo ai quarti di Champions, siamo in finale di Coppa Italia", continuò l'allegro Max, al quale presto si associarono altri due figure buone del racconto: il gatto Fabio e il volpone Beppe, dal costante sorriso beffardo.

"Questo?" chiedeva il gatto, mostrando al volpone il libraccio impolverato che teneva tra le zampe, "preso", gli rispondeva quello, e così via per qualche ora. Era la lunga lista dei rimpiazzi, di quelli che sarebbero dovuti andare a prendere il posto degli anziani, degli storpi e dei non presentabili che a fine stagione sono destinati ad intraprendere la via del lazzaretto in una lugubre processione.

- Morale della favola.

Ogni ciclo ha un suo inizio ed una sua naturale e fisiologica fine. I calciatori cambiano, gli allenatori cambiano, i dirigenti cambiano. Ciò che non muta e non muterà mai nella Juventus è la mentalità. Il DNA bianconero si trasmette da tempo immemore e, nonostante il susseguirsi delle stagioni, ha sempre portato la Vecchia Signora a trionfi, che per noi tifosi ormai sono come di routine, sono atti dovuti e non eventi straordinari, come invece lo sono per molti altri (quasi tutti) che, invece, ogni anno assumono il ruolo di comparse.

Siamo dei privilegiati e dobbiamo renderci conto di ciò, senza sprofondare nell'oblìo quando un risultato gira male o quando, anzichè vincere, si rimedia un pareggio. Per cui, fratelli bianconeri, evitiamo di farla lunga con atteggiamenti pessimistici e lodiamo questa società strepitosa che ogni anno da sempre ci consente di esultare, gioire ed aggiornare la lista dei trofei.