Dici Manchester e a uno della mia generazione, e forse anche prima, viene in mente lo United.
Nell'immaginario collettivo questa parola si identifica quasi esclusivamente con i Red's, con l'Old Trafford, con la squadra più ricca e famosa probabilmente del mondo nonché una delle più storiche.
Solo negli ultimi anni l'altra faccia di Manchester è arrivata a farsi vedere, a farsi conoscere, eppure la loro fondazione dista solamente un paio d'anni.

Nato nella parte orientale di Manchester, quella brutta e malfamata, quella dove sorgerà la zona industriale di Manchester, il City vide nascere la propria squadra a Maine Road, stadio che divenne "la casa" dei blues sky. Già, blues sky, cielo azzurro, il soprannome dei tifosi del City, quasi a voler andare oltre al grigiore perenne di quella città con la fantasia. Dal dopo guerra in poi, essere tifoso del City vuol dire essere tifoso della squadra brutta, debole e povera di Manchester, mentre quelli dello United sono i belli, ricchi e forti.
La vita di un tifoso del City gravava attorno alle vittorie dei cugini, guardate sempre con odio e mai con invidia. Nel senso che essere del City era prima di tutto una scelta di vita, stare dalla parte dei deboli sempre e comunque. Vedevano arrivare a Manchester, treni speciali, pullman, charter, di tifosi che volevano vedere lo United, e presto sarebbero arrivati da tutto il mondo, mentre per il City non si andava oltre alla periferia. Il City visse un periodo di successi a cavallo tra gli anni 60 e 70,conquistando il campionato inglese, la coppa delle coppe, due community shield, e la coppa nazionale, guidata dagli eroi creati in casa come Collin Bell e Francia Lee, fino poi a sprofondare nell'anonimato. Anonimato che divenne assoluta crisi profonda a inizio anni novanta, proprio quando lo United stava iniziando un'altro lungo periodo di successi. Stava prendendo vita lo United di Paul Scholes, Ryan Giggs, David Beckham, Gary Neville, Nicky Butt. Nel 96 per il City arrivò la retrocessione in serie b inglese e l'anno successivo addirittura la terza serie inglese.

Nel '99 il City giocò la partita più drammatica della sua storia, la partita che ha segnato una svolta nella sua storia. Dovette giocare i play off, per risalire in seconda divisione contro il Gillingham, al novantesimo il City era sotto per due a zero, ma arrivò il gol di Kevin Horloc, e incredibilmente al 94esimo il tiro della disperazione di Dickov portò un incredibile pareggio. La partita fini' ai rigori e il City centro' una insperata e drammatica vittoria e tornò in seconda divisione, poi l'anno successivo tornò in Premier.
Nella stagione 2003/04 il City abbandonò il mitico stadio di Main Road e si trasferì al City of Manchester Stadium, che divenne Ethiad Stadium nel 2009 dopo l'acquisizione del club da parte del Abu Dhabi United Group, del principe Masour che ne divenne presidente, e da qui parte tutta un'altra storia.
Una storia che cancella anni e generazioni di tifo verso un certo tipo di squadra e si ritrova ad essere diventata una squadra come quelle odiate, e come lo United. Il brutto anatroccolo diventa cigno e incredibilmente tutto questo a non tutti piace, non tutti i tifosi blue sky si sentono rappresentanti da questa nuova vita del City. Collin Schindler, 72 anni, professore di storia a Cambridge, autore di diversi best seller tra cui, "La mia vita rovinata dallo United" e tifoso doc da sessanta anni, ammette di non andare più allo stadio da dieci anni, "È come se entrassi in casa di qualcun'altro, quella è una cattedrale nel deserto, poteva sorgere ovunque, noi siamo nati al Main Road, e la nostra vita è legata a quello stadio" "Il nostro senso di appartenenza era qualcosa di inspiegabile, le nostre poche vittorie avevano un'importanza particolare, noi non volevamo essere come quelli là. Noi avevamo Collin Bell e Francis Lee, ora abbiamo belgi, argentini, l'allenatore è spagnolo, noi volevamo solo arrivare davanti allo United con le nostre forze". "Faccio parte di una minoranza e anche mio figlio è entusiasta di questo City, e lo capisco perché non ha vissuto quello che abbiamo vissuto noi".

Sicuramente un punto di vista cha fa discutere ma che va rispettato, come se uno sceicco, ad esempio, prendesse il Genoa, lo portasse ai livelli della Juventus e dei tifosi genoani si lamentassero di questo. In realtà, quello che ha detto il professore va oltre il parere personale, perché un'indagine inglese lo Ethiad Stadium risulta essere uno degli stadi con il maggior numero di seggiolini vuoti, e tra le squadre con il minor numero di tifosi in trasferta. Forse Schindler non aveva tutti i torti. Sicuramente la proprietà di Mansur, ci sta mettendo del suo, come abolire le mitiche "pezze" bandiere storiche inglesi che campeggiavano allo stadio, sostituendole con dei nuovissimi schermi a led.
Poi il tentativo di riconoscimento facciale allo stadio, tanta, troppa freddezza, per una tifoseria abituata a tutt'altra realtà.  
Chi sono davvero i citizens? Quelli cresciuti con l’Etihad e le prodezze del Kun Aguero o quelli abituati a soffrire ogni maledetta domenica al Maine Road? Chiedete agli Oasis.