Ancor più di altre realtà, il calcio di oggi è esposto al fenomeno della globalizzazione, che rispetto al passato consente a un numero elevatissimo di giocatori e di allenatori di provare un’esperienza fuori dai confini della nazione che ha dato loro i natali. Tuttavia, un pallone poteva spingere lontano da casa anche nei decenni passati, sino a procurare ai più avventurosi esperienze di vita inusuali ed esotiche. 

Il nome di Antonio Valentin Angelillo, dalle nostre parti, non ha bisogno di presentazioni. Scomparso nei primi giorni del 2018, l’oriundo italo-argentino è tuttora ricordato come uno dei migliori calciatori della sua epoca. Terminale del leggendario trio de gli angeli dalla faccia sporca composto da lui, Maschio e Sivori, detiene tuttora il record di segnature nei campionati a 18 squadre (33 in 33 partite) e, oltre a una carriera italiana da calciatore che l’ha visto indossare le maglie di Inter, Roma, Milan, Lecco, Genoa e Angelana, ne ha intrapreso anche una da allenatore articolatasi prevalentemente tra Serie B e Serie C.

Per quanto apparentemente meno sfarzosa rispetto ai suoi trascorsi con le scarpette bullonate, anche l’esperienza in panchina dell’ex bomber argentino non fu priva di soddisfazioni: nel 1978/79 condusse il Pescara alla promozione in A scatenando un trasporto popolare unico nella storia; confermato anche nella massima serie, fu esonerato dopo appena sei gare in cui totalizzò due pareggi e quattro sconfitte, con un calendario proibitivo e una squadra più debole delle altre.

Passato all’Arezzo, ottenne una promozione dalla C1 alla B e una Coppa Italia di categoria, con un ottimo campionato in cadetteria nel 1983/84 culminato con un onorevole quinto posto. Al termine dell’esperienza in Toscana venne ingaggiato dall’Avellino nell’anno successivo, in un’edizione della Serie A tra le più difficili che si ricordino; in Irpinia ottenne la salvezza rimanendo in sella per tutto il campionato, ma la mancata conferma al termine della stagione fece in modo che quella del 1984/85 rimanesse per sempre la sua unica e ultima stagione intera nella massima serie italiana.

Quello che in pochi sanno è che in realtà Angelillo, per una volta nella propria carriera di allenatore, ha potuto fregiarsi anche del titolo di campione nazionale; infatti, oltre ai rispettabili – ma non ineguagliabili – risultati ottenuti in Italia, l’ex centravanti dell’Inter poteva vantare anche la vittoria del titolo marocchino del 1988/89 alla guida del FAR Rabat.

In tutti gli articoli in lingua italiana reperibili in Rete e perfino nelle principali versioni europee della Wikipedia, tuttavia, questa vittoria non viene minimamente menzionata. Nel riassumere la sua carriera si parla inevitabilmente della sua esperienza nel Maghreb, senza che però vi sia alcuna citazione relativa ai risultati ottenuti. La stessa Wikipedia italiana attribuisce ad Angelillo le sole vittorie dei campionati con Arezzo e Angelana e la già citata Coppa Italia di Serie C, nonostante nella pagina dell’albo d’oro della Botola 1 Pro (questo il nome della Serie A marocchina) figuri, proprio in corrispondenza del periodo vissuto dall’ex attaccante in Marocco, il nome della squadra da lui guidata.

Curiosamente, anche altre bibbie on-line del calcio come Transfermarkt.it non indicano Angelillo come allenatore in quella stagione: verificando i pochi dettagli presenti nel famoso portale di statistiche legate al mondo del pallone, l’allenatore di quella squadra risultava essere tale Hamadi Hamidouch, ex calciatore di rilievo degli anni Sessanta; non è stato tuttavia possibile reperire ulteriori fonti a suffragio di ciò.

In realtà a confermare che l’allenatore della squadra dell’esercito del Marocco in quella stagione sia stato proprio Angelillo è un pezzo presente nel Guerin Sportivo N° 3 del maggio 1989, a firma Massimo Angeletti. Il re Hassan II, tifosissimo del FAR Rabat, vide nel mister italo-sudamericano la persona giusta per l’idea di calcio all’avanguardia che desiderava per il suo club. Di seguito uno stralcio dell’articolo.

[…] Prima del suo arrivo (di Angelillo, n.d.A.), il FAR viaggiava in acque agitate di classifica: pian piano, i frutti del lavoro di «Angelo» (così viene chiamato) si stanno vedendo.

«Ho trovato parecchie difficoltà all’inizio», ammette Angelillo, «ma non personali, in quanto ho saputo adattarmi subito ai ritmi della vita di qui. Più che altro, esse sono nate dai sistemi di allenamento cui i ragazzi erano soliti: i carichi di lavoro svolti sino al mio arrivo non si distinguevano certo per intensità e qualità. Col tempo, i giocatori si sono abituati, e ora sono loro stessi a chiedermi di potersi allenare con più continuità, per migliorare la condizione fisica e raffinare tecnica e tattica.».

Angelillo si propone di realizzare un ampio programma di rinnovamento, partendo dalle fondamenta del vivaio.

«Il materiale umano a disposizione non è trascurabile per quantità e qualità. Non ricevo pressioni di alcun genere in ossequio al risultato, e ciò mi permette di lavorare con tranquillità, specialmente sui più giovani. Ovviamente non posso dimenticarmi della prima squadra, quella che è settimanalmente sotto gli occhi di tutti. A chi ha avuto fiducia in me ho garantito che le prime soddisfazioni arriveranno fra meno di un anno.».

A giudicare dall’Albo d’oro Angelillo fu buon profeta, ma apparentemente la Rete non sembra in grado di chiarire se il merito di quella vittoria sia stato effettivamente suo. In quegli anni, nel campionato marocchino veniva utilizzata una formula piuttosto inusuale, che prevedeva l’acquisizione di tre punti per la vittoria, due per il pareggio e uno per la sconfitta. Con questo particolare conteggio, il FAR Rabat si aggiudicò il titolo totalizzando 68 punti e precedendo di una lunghezza il FES Maghreb e l’Olympique Khourigba.

Per gettare luce sulla vicenda è stato necessario… comprendere l’arabo. Grazie alla fondamentale funzione di traduzione presente nei moderni web browser è stato infatti possibile estrapolare una parte di testo presente nella pagina di Wikipedia araba dedicata al FAR Rabat, verosimilmente più completa di quanto non possa esserlo qualunque pagina europea. Presa con il dovuto beneficio d’inventario, la traduzione afferma quanto segue.

«Le Royal Armedces presero il titolo di nuovo con Faria nel 1987 e nel 1989 con l'argentino Angelino, la squadra militare fu la prima a indossare la stella d'oro della sua maglia, che significa 10 trofei.».

Al di là delle prevedibili storture grammaticali e del ‘ribattesimo’ del tecnico in “Angelino”, tale frase porta inequivocabilmente chiarezza sull’operato del tecnico in terra maghrebina. A oggi, il FAR Rabat – che, in quanto squadra dell’esercito, non può annoverare calciatori stranieri tra le sue fila – conta effettivamente dodici titoli, essendosi aggiudicato il campionato nazionale in due circostanze dopo il 1989, precisamente nel 2005 e nel 2008.

L’exploit alla sua primissima esperienza nella Botola 1 Pro valse ad Angelillo la chiamata alla guida della nazionale maggiore del Marocco successivamente alla mancata qualificazione per i mondiali del 1990, ma l’esperienza non fu di lunga durata e si interruppe dopo pochi mesi. L’avventura da subentrante sulla panchina della Torres nella stagione 1990/91, conclusasi con una mesta retrocessione dalla serie C1 alla serie C2, fu l’ultima in panchina per il vecchio angelo dalla faccia sporca, che avrebbe poi ritenuto opportuno concludere il proprio percorso da allenatore.

Non tantissimi anni dopo quella particolare scelta professionale operata da Angelillo, i tecnici di esportazione vincenti sarebbero diventati un marchio di fabbrica del calcio italiano. Già nel 1997/98 vi fu un particolarissimo “triplete” con Capello capace di vincere la Liga spagnola, Trapattoni che si aggiudicò la Bundesliga con il Bayern Monaco e Albertino Bigon che fece sorprendentemente saltare il banco alla guida del Sion nel campionato svizzero. Tutte imprese che a oggi restano, in qualche modo, ricordate. A differenza di quella di Angelillo, di cui si riportano solo i gol quando giostrava da formidabile attaccante ma non un titolo da allenatore che è addirittura valso una stella.