Marcello Lippi e Antonio Conte, due allenatori molto distanti tra loro sotto il piano del gioco ma assai vicini più di quanto si possa pensare. Se il primo si è reso protagonista della cavalcata mondiale con gli Azzurri nel 2006, il secondo ha vinto campionati in Italia e in Inghilterra. C'è però un punto in comune: l'Inter. Nonostante un passato in bianconero, la storia si è ripetuta nuovamente, con un approdo in panchina a dir poco clamoroso dalla Vecchia Signora agli eterni rivali nerazzurri. 

Tra le mille difficoltà riscontrate nell'ambiente interista ad opera di stampa e tifosi, nel famoso 1999 Marcello Lippi riuscì ad approdare a Milano, salutando la Juventus dopo quattro anni e mezzo. "Se il problema sono io, allora è giusto che me ne vada", pronunciò dopo una sfida contro il Parma. Da quel momento partì la storia di una profonda delusione; Moratti ne approfittò, esonerando un incolpevole Simoni e lasciando approdare a San Siro uno dei tecnici che nessuno mai toglierà dalla mente, in senso negativo. Una squadra, quella nerazzurra, che vantava di campioni illustri del calibro di Bergomi, Pagliuca e Ronaldo, reduci dalla straordinaria vittoria in Coppa Uefa contro la Lazio. Tra le mille scelte dell'ex tecnico della Juventus, ancora oggi ce ne è una che è rimasta avvolta da un fitto alone di mistero: l'addio di Simeone. Il Cholo, idolo dei tifosi nerazzurri, fu proprio "silurato" da Lippi senza motivo; uscirono dichiarazioni da ambo le parti, persino Bergomi in tempi non remoti ritornò sul fatto, ma nessuno si è mai spiegato che cosa fosse successo per lasciar partire un centrocampista importante e forte fisicamente come l'argentino.  

Sono passati 21 anni da quel giorno, eppure la storia nella sua valenza ciclica si è ripetuta. Questa volta è toccato ad Antonio Conte approdare sulla panchina nerazzurra. La volontà di Marotta è stata decisiva, per cercare di far fare il salto di qualità ad una squadra che non vince un trofeo da ormai troppo tempo. Una scelta inaspettata, che adesso però rischia di finire male dopo le numerose figuracce compiute dall'Inter nelle ultime gare; sui social l'hastag Conteout ha già spopolato, viste le enormi responsabilità del tecnico leccese negli ultimi tempi. A pesare non sono soltanto i punti buttati contro le medio-piccole della classifica (Sassuolo, Bologna), quanto piuttosto un insieme di errori macroscopici che hanno portato ad accantonare Godin (preferendo Bastoni), a bocciare Eriksen e ad insistere su un modulo deleterio e controproducente per la squadra. 

L'idea dello stile calcistico ritorna sempre in mente. L'Inter lo ha perso, preferendo puntare tutto su un allenatore che non è proprio a suo agio con l'ambiente nerazzurro. E pensare che ci sarebbe un modo per poter ritornare agli antichi fasti del passato: basterebbe convincere il Cholo Simeone a tornare in veste di allenatore nella società alla quale è stato maggiormante legato e dalla quale è stato ingiustamente cacciato. L'allenatore argentino lo ha ribadito spesso, un giorno allenerà l'Inter, ma quando sarà questo giorno? Presto per dirlo, ma la faccia di Conte al termine della sfida contro il Verona vale più di mille parole e non a caso i dubbi di vederlo a San Siro nella prossima stagione cominciano a salire. Il momento è quello giusto, per rivedere il Cholo nella sua famiglia e per ridare l'Inter ai veri interisti.