In questi ultimi, convulsi giorni di mercato, il ds della Roma Petrachi ha l'ingrato compito di mettere a posto una rosa tanto incompleta, quanto imbottita di esuberi estremamente gravosi per le casse del club, tra i quali va annoverato senza dubbio Patrik Schick, in queste ore sempre più vicino al Lipsia. Il centravanti ceco si appresta dunque a lasciare la Capitale dopo appena due stagioni di totale anonimato, lui che tanti addetti ai lavori indicavano come futuro crack del calcio mondiale. 

Patrik Schick arriva in giallorosso al termine di un vero e proprio caso diplomatico che coinvolge la Sampdoria, squadra con cui si mette in luce nella stagione precedente, e la Juventus, che lo acquista, lo sottopone alle visite mediche di rito e poi lo scarica. Una questione mai del tutto chiarita fino in fondo, ma giustificata da un problema cardiaco riscontrato al ragazzo, che torna così al centro di infuocate trattative di mercato. Alla fine, a spuntarla è il neo-ds giallorosso Monchi, che chiude con la Samp un complesso accordo per cui, al verificarsi di determinate condizioni, per un totale di 42 milioni di euro, Patrik Schick potrebbe risultare il calciatore più costoso della storia della Roma.

Risolti i problemi di natura fisica, il ventunenne centravanti ceco mette in mostra fin da subito una serie di limiti che ne fanno presto un vero e proprio caso.
Acquistato per fare l'alternativa a Dzeko, Schick è oggetto in realtà di un enorme equivoco tattico, per cui Di Francesco lo schiera spesso come esterno destro, dove non riesce mai a esprimersi al meglio delle sue potenzialità. Non va molto meglio neanche nel suo ruolo naturale, nelle sporadiche occasioni in cui l'allenatore della Roma lo piazza al centro dell'attacco.
Lo Schick giallorosso è un calciatore che nulla ha a che vedere con quello blucerchiato: è molle, timoroso, evanescente, inconcludente. Nell'anno in cui la Roma è protagonista dell'epica cavalcata fino alla semifinale di Champions, Schick si segnala solamente per gli infortuni e il clamoroso gol sbagliato all'Allianz Arena a tu per tu con Szczesny. Alla fine della stagione il suo tabellino recita 26 presenze e 3 reti, per il malumore di una città in cui si passa da campione a bidone in un amen. 

La seconda stagione di Schick in giallorosso, se possibile, è anche peggio.
Nel disastro firmato Monchi - Di Francesco, Patrik Schick naufraga inesorabilmente insieme ai suoi compagni, compreso l'irritante Edin Dzeko che avrebbe finalmente la possibilità di scalzare. Il 14 ceco riesce nell'impresa di fare peggio del 9 bosniaco, sparendo letteralmente dal campo ogni volta che le circostanze richiederebbero quantomeno un segno di vita. Il suo momento più alto è la doppietta in Coppa Italia ai danni della corazzata Virtus Entella, dopo la quale qualcuno si chiede ingenuamente se non possa essere un nuovo inizio per il ragazzo. Ingenuamente, appunto. A poco serve anche il cambio di allenatore che la Roma è costretta a fare per tentare di salvare una stagione semplicemente pessima. Nel momento di maggiore difficoltà per la squadra, Ranieri sa benissimo di non poter fare affidamento su un calciatore tanto debole e discontinuo. Al tecnico di Testaccio l'impresa non riesce per un soffio, ma nel corso dei suoi due mesi sulla panchina giallorossa di Schick non c'è traccia se non per il gol contro l'Empoli, alla prima di Ranieri. Da lì in poi più niente, per uno score finale di 5 reti in 32 apparizioni. 

L'ultimo atto di Patrik Schick in maglia giallorossa, di fatto, lo suggellano i fischi che l'Olimpico gli riserva all'ingresso in campo nell'amichevole contro il Real Madrid. Nello sciagurato esordio della Roma di Fonseca resta in panchina per tutti i 90', ed è molto probabile che il derby di domenica lo guardi comodamente dalla tv, ma in Germania. Dove mi auguro sinceramente che possa ritrovare la serenità e la continuità che negli ultimi due anni gli è mancata, tranne quando vestiva la maglia della sua Nazionale, con la quale sembra davvero un altro giocatore. Forse perché più responsabilizzato, forse perché più libero di testa, forse entrambe le cose, chissà.
Quel che è certo è che, a soli 23 anni, Patrik Schick abbia già fallito una di quelle possibilità che nella carriera di un calciatore non è detto possano ripresentarsi.
Ma finché non si libererà dei fantasmi che sembrano inibirne le (enormi) potenzialità tecniche, potremo parlare soltanto di un'altra delle tante promesse incompiute del calcio, che mastica e risputa senza pietà.