Per amore dei soldi stanno cercando di rovinare lo sport più bello. Stanno distruggendo la competizione, la voglia di vincere e di sopraffare, la voglia di lottare, e di migliorarsi ogni santo giorno, di dominare un campionato, di giocare a calcio. 

Sembrerebbe ridicolo e forse anche riduttivo parlare di mancanza di lealtà sportiva, di fraternità, ma è proprio così, è proprio questo il senso del nuovo progetto della Superlega, ufficializzato nella nottata da una grande parte delle squadre super potenti a livello Mondiale ed Europeo.
Oggi è morto ufficialmente lo sport, è morto il calcio pieno di sentimenti, di ansie prima di una grande partita, di sudore e di sacrificio per raggiungere un grande risultato, di favole come il Leicester di Ranieri o dell’Hellas Verona di Bagnoli, lo sport come simbolo di uguaglianza, fattori che da sempre hanno contraddistinto questo magico mondo. 
Sport che dovrebbe divertire, che dovrebbe essere una passione, un passatempo per staccare la spina, per rilassarsi e che oggi rischia di diventare, ancora di più, business. Business è la parola giusta, è la parola per l’ennesimo marcio di uno sport incredibile, unico che rischia davvero di essere rovinato da parte di chi, pensa solo ai soldi, ad arricchirsi sempre di più. 

Siamo semplicemente stufi di questo calcio, vorremmo tornare indietro, a quando si stava peggio, a quando lo sport era passione e gioia, a quando il calcio era semplicemente un gioco e non un motivo in più per diventare sempre più ricchi, a quando chi voleva giocare lo faceva anche per un tozzo di pane (cit), a quando si parlava di merito legato ai risultati e non di merito legato all’appeal di un brand, di un’azienda anziché di un’altra. 
Perché è questo che sono diventate le squadre adesso, delle aziende in grado solamente di cercare di vincere sul lato economico.