«...Speriamo che in paradiso ci sia una squadra di calcio, così che tu possa continuare a essere felice correndo dietro a un pallone. Onore a te, fratello Andrea Fortunato. (cit. G.Vialli)»

Andrea Fortunato nasce a Salerno il 26 Luglio 1971. (Quarantanove anni fa). È un giovane calciatore della Juventus di Giovanni Trapattoni. Di ruolo fa il terzino sinistro. Il numero tre cucito a fuoco sulle spalle. Il numero esoterico per eccellenza. Il numero perfetto un, due e tre… anni prima quella maglietta è stata indossata nientepopodimeno che da Antonio Cabrini. Mica una comparsa qualunque? Ahimè, come ce ne sono tante sull’album dei calciatori Panini. Nikos Anastopoulos mi manca, tu ce l’hai? No, serve anche a me per completare l’album. Cabrini è stato uno tra i dieci terzini sinistri più forti al mondo di tutti i tempi. Un uomo che si è fatto calciatore con il pallone incollato sulla fascia sinistra. Un brigante con la faccia d’attore che ha saccheggiato in lungo e in largo la metà campo avversaria. Un mito e una leggenda per tutti i tifosi della Juventus. Il sogno erotico per milioni di casalinghe disperate. Donna tu stai a casa ad accudire i tuoi figli e io porto la pagnotta. Si ma quando non ci sei tu a casa, io mi spupazzo il poster di tuo figlio. Quello con il bel Antonio in pantaloncini e il fisico palestrato in copertina. Che fico è Cabrini? Un sex symbol non solo per le casalinghe italiane ma anche per quelle dal resto del mondo. Sportivamente parlando per tutti gli italiani Antonio Cabrini è stato soprattutto il Campione del Mondo in Spagna ‘82.

Prima di approdare alla Corte della Juventus di Giovanni Trapattoni, il ragazzo di Salerno si deve fare le ossa con il rito del sacrificio per obbedienza al Dio del Pallone. L’obiettivo ambizioso è quello di giocare in Serie A. La massima serie nonché il campionato di calcio più importante e difficile al mondo. Vi rendete conto? Un traguardo ambito da milioni di adolescenti con gli occhi sognanti e il nasino all’insù: “Ti prego stella del ciel, un giorno voglio diventare un grande calciatore come Gaetano Scirea, Gigi Riva, Giacinto Facchetti, Roberto Baggio e Gianni Rivera!”.

Quelli che avevano appeso sul muro con 4 puntine in croce (per evitare che cadesse per la felicità dell’intonaco sofferente), di fianco ad un’icona come quella di Gesù di Nazareth, il poster del proprio calciatore preferito. Il sacro e il profano, una fusione di elementi ideologici già inconciliabili da fare invidia al Sincretismo. Caro Cabrini, Scirea e Gentile siate la salvezza dell’anima mia. Padre nostro che sei nei cieli fai che quest’anno la Juventus vinca la Coppa Campioni. Quelli che precisavano con un tono anarchico e ribelle tipico dell’età adolescenziale: “Signori e Signore della Corte, oggi non scherziamo perché io scendo giù in cortile per giocare a calcio con gli amici del quartiere alle 16 in punto. Quelli che giocavano, dal pomeriggio alla sera, sull’asfalto bollente in estate e su quello umido in inverno. Quelli con le ginocchia sempre sbucciate e la crosticina con il pus. Quelli con in pantaloncini da battaglia, i calzettoni antistupro e la t-shirt con una faccia da smile da prendere a schiaffi. Quelli che, come le piante grasse, non avevano mai bisogno d’acqua durante una partita di calcio. Quest’uomo è un miracolo della scienza, riesce a sopravvivere senza bere nemmeno un sorso d’acqua nonostante sia sotto sforzo da ore e ore. Eppure sarebbe stato così semplice portarsi una borraccia d’acqua. Nessuno lo faceva mai. Il mistero di quei anni felici e indimenticabili. Quelli che durante erano felici per poi rincasare tristi e stanchi all’imbrunire della sera. Quelli che si finivano a canna due litri d’acqua tutto d’un sorso. Hai finito tutta l’acqua nel frigorifero? Si mamma ero assetato, non bevevo dalle 4 del pomeriggio. La prossima volta ricordati di rimetterla nel frigo. Nella vita non c’è solo il tuo ego e il pallone. Ok mamma! Lo farò…Lo farò…! Intanto, per favore, Ma’ per questa sera ti ricordi di lavare il pantaloncino e la maglietta? Domani abbiamo una partita importantissima. L’ennesima di una lunga e infinita serie di match amichevoli (quartiere contro quartiere) della stagione modello inverno, autunno, primavera ed estate.

A seguito di quella condotta inqualificabile poi negli anni si sarebbero visti i risultati più che insoddisfacenti di quella ignobile politica adolescenziale: 1970 Cafù, 1972 Zidane, 1973 Roberto Carlos, Giggs, Zanetti, 1974 Scholes, De Piero, 1976 Ronaldo, Totti, Nesta, Van Nistelrooy, Ballack e Vieira.

Prima dei compiti da svolgere per casa, quelli che se ne andavano felici sbattendo la porta della propria abitazione con il borsone sulle spalle, destinazione Paradiso. Quelli che guardavano alla Tv Mai dire Goal della Gialappa's Band. Quelli che dopo una partita di calcetto concludevano con un menù aristocratico a base di birra Peroni e un panino modesto con due fette di mortadella, tre di salame, due di speck, una fetta di fontina, due di caciocavallo piccante e infine maionese e Ketchup, giusto per dare un po' di sapore….

Oggi ti tocca l’interrogazione di Geografica! Devo proprio Prof? Si, domani ci sono i colloqui. Allora dimmi, eh, dimmi un po' qual è, qual è, qual è…. il capoluogo del Piemonte? Ehm, questa lo so! Zoff, Bonini, Gentile, Brio, Cabrini, Scirea, Marocchino, Tardelli, Paolo Rossi, Michel Platini e Zbigniew Boniek.

Andrea Fortunato in serie B e in C1 ci gioca con il Como nella stagione 1989-1990 e in quella 1990-1991. In serie C1 con il Pisa in prestito dal Genoa (nov. 1991-1992).

Nella stagione 1992-1993, Andrea ritorna finalmente in Liguria con l’obiettivo di disputare da protagonista il prossimo campionato di Serie A. Questa volta il ragazzo, nato a Salerno, non può fallire. Non può permetterselo. È l’occasione della vita, quella che capita una volta e basta. Il treno che passa a folle velocità contro il tempo e non ti aspetta anche se sei in possesso da mesi del biglietto. Perché a differenza di altri, certi treni non si fermano ad aspettarti alla stazione: li devi prendere al volo, punto e basta! Fa parte del rito del sacrificio per obbedienza al Dio del Pallone.

E questa volta in Serie A, Andrea ci vuole restare con tutti e due i piedi, il sinistro e il destro. Eh che cavolo! Costi quel che costi. Meglio se da protagonista con la maglia numero tre cucita a fuoco sulle spalle. Il numero esoterico per eccellenza. D’altronde al giovane Andrea il talento non gli manca, tutt’altro dalla critica è considerato lenfant prodige del calcio italiano. Un predestinato al gioco del pallone, adepto al Dio del Calcio. Nella vita, ahimè, nulla deve essere dato per scontato. Anche perché Andrea è un ragazzetto di soli 22 anni. Spesso ci dimentichiamo che a quell’età un ragazzo è ancora tanto immaturo. In costruzione per diventare un uomo.

Soprattutto perché il Genoa è una squadra forte. La concorrenza è agguerrita. Difatti il Grifone può contare sulle maestranze esperte di calciatori navigati e sgamati come lo sono Tacconi (classe 1957), Collovati (classe 1957), Iorio (classe 1959) e Signorini (Classe 1960). Tanta esperienza alla mercé del Genoa. In rosa ci sono poi due calciatori di caratura internazionale come il brasiliano Cláudio Ibrahim Vaz Leal, meglio noto come Branco e il ceco Tomáš Skuhravý. Quest’ultimo è impressionante per potenza e forza fisica. Durante i novanta minuti di gioco, Skuhravý sembra un toro con la bava alla bocca lasciato libero d’incornare chiunque incontri sulla sua strada. Tra i titolari del Genoa non può mancare il Made in Italy, rigorosamente cuore e attaccamento per la maglia. Difatti professionisti come Ruotolo, Torrente e Onorati sono un esempio di grinta, disciplina e spirito di abnegazione per la causa del Grifone. Infine a completare la rosa dei Liguri ci sono due giovani terzini di grande talento e prospettiva: Panucci (classe 1973) e Andrea Fortunato (classe 1971). Il Genoa è un mix esplosivo d'esperienza, talento e beata gioventù. Nonostante un buon potenziale della rosa, il Genoa non va oltre un dignitoso 13° posto. Tre sono gli allenatori che si succedono durante la stagione e nell’ordine: Bruno Giorgi, Luigi Manfredi e Claudio Maselli. Nonostante una stagione nettamente sotto le aspettative per la squadra ligure, il giovane Andrea Fortunato splende di luce propria come la stella più bella e luminosa del firmamento. In 33 presenze con la maglia del Grifone, il terzino sinistro realizza ben tre reti in campionato. Riepiloghiamo 33 sono le presenze in campionato, 3 è il numero di maglia del terzino sinistro, 3 sono i goal realizzati. Ricordate? Il numero esoterico per eccellenza….

Andrea tu sei una stella. Che sei la poesia del calcio. Un ragazzo che gioca terzino sinistro, un ruolo da turbodiesel uno che con la maglia numero tre deve andare, palla al piede, dall'altra parte del mondo, superando ogni ostacolo, finché il campo finisce. Fortunato è uno di quelli che ci arriva spesso, sulla linea di fondo, con la forza della sua gioventù e la bandiera dei suoi lunghi capelli al vento (cit. Gabriele Romagnoli).

Quella stella luminosa è subito avvistata da quella vecchia volpe di Giovanni Trapattoni. Lui non ha bisogno del telescopio perché per certi astri splendenti ha un occhio illuminato. il Mister di Cusano Milanino rivede in Andrea Fortunato l’erede naturale di Antonio Cabrini, l’ex terzino bianconero Campione del Mondo.

Nella stagione 1993-1994 il cartellino di Andrea Fortunato è acquistato dalla Juventus. Il ragazzo, nato a Salerno, corona il sogno della vita. Non ha perso il treno, quello che passa soltanto una volta nella vita.

E solo grazie al suo immenso talento, Andrea Fortunato diviene il terzino titolare della Juventus di Roberto Baggio, il neo pallone d’oro nonché il capitano della Vecchia Signora. Nella stagione 1993-1994 Andrea Fortunato è una stella luminosa nel firmamento del calcio italiano e mondiale.

Sapete tutti noi siamo alla ricerca della felicità. Quella vera per intenderci. Eh…e nel corso della vita ci ostiniamo a possederla con tutti i mezzi possibili e immaginabili. Non c’è nulla di strano in tutto ciò. Talvolta la felicità può risultare soltanto una perversione della mente. Un’illusione per gli sciocchi. Altre volte essa è semplicemente un fabbisogno primario, indispensabile per farci stare bene. Quando sono solo, e ultimamente mi succede molto spesso, mi soffermo a guardare gli oggetti abbandonati in strada. Guardandoli con attenzione gli invidio l’essenza della materia. Essa può avere un'altra possibilità. Può essere trasformata in un’altra forma, in una nuova destinazione d’uso. E in un certo senso quella materia abbandonata in strada può riappropriarsi della vita stessa. Una nuova vita per intenderci. Ah, come passa veloce il tempo. Sapete anni fa io sono stato felice. Seppur per poco tempo, io sono riuscito a realizzare il mio sogno. Ma è passato tanto tempo, troppo, quasi da non ricordarmene più d’esser stato un grande calciatore della Juventus e della Nazionale Italiana. E oggi tutto è al suo posto. Tutto è dove deve stare, sempre. Il sole splende su Milano. I ricciolini verdi degli alberi si affacciano sulla sponda del fiume Adda. Le lucertole giocherellano a nascondino tra le siepi di cinta delle abitazioni. Tana per tutti! I piccioni planano in strada alla ricerca di un pasto fugace da consumare. Sfreccia una macchina sull’asfalto bollente, poi un'altra e ancora un’altra…Vola più su! Più su, vola, salutami le nuvole. Per favore ringraziami il sole per essere oggi così caldo e splendente. Le formiche sono laboriose tra le cortecce degli alberi maturi. Ascolto con piacere la musica del vento perdersi tra le fronde verdi dei guardiani della città. Ammiro le gru ferme dei palazzi in costruzione. Oggi è domenica, un giorno di festa.

Un, due, tre…tutto è al suo posto…. Musica Maestro!

 

Arsenico17