Mentre al Senato si decideva la fiducia al Governo Conte, la Roma di Fonseca dava il peggio di sé contro lo Spezia di Vincenzo Italiano. Quest’anno non è una novità ebbene precisarlo per non cadere in una polemica fine a se stessa. La compagine giallorossa perderà per quattro reti a due contro lo Spezia. E alla fine del match - valido soltanto per gli Ottavi di finale di Coppa Italia e non per la Champions League: ove ci giocherà la Lazio - non è mancato neppure il colpo di scena finale: nei tempi supplementari un cambio di troppo per Fonseca & C. e di conseguenza la violazione del regolamento che porterà alla sconfitta a tavolino per tre reti a zero. Al peggio non c’è mai fine.

Nonostante i rimbrotti furiosi di Pellegrini che, prima di questo increscioso episodio, sembrava dormisse perché caro Lorenzo dormi che è meglio così. Mai una soddisfazione nella vita di Lorenzo che tarda a divenire un grande come lo è stato Francesco. Da lui ci si aspetta tanto. Dopo la crisi di Amadou un altro caso di Diawara nella Roma. E per chi non sa contare fino a tre (giustificato a distanza), a oggi sono già due i casi incresciosi: cominciano a essere un po' troppi anche per i tifosi più pacati e fiduciosi. Certamente non quelli della Lupa. Oltre al danno la beffa! Per i romani? No! Ma ché ci mancherebbe pure altro!!!! Nemmeno in questo abbiamo delle soddisfazioni. Per gli spezzini, ovvio, i quali avevano strameritato la vittoria sul campo. A questo punto rimpiango, come non mai, Giuseppe Giannini. Anzi magari ce ne fossero di Principi in un mondo di nani e saltimbanco.  

Un'altra gaffe regolamentare da consegnare alla storia americana; per adesso soltanto per questo motivo gloriosa: ma nel senso più negativo e dispregiativo del termine. Pallotta gongola a distanza, mi dicono le mie fonti ufficiose, ormai lontano da Trigoria. Finalmente in sicurezza perché l’ha scampata grossa con la Roma. Le meravigliose fontane romane ringraziano sentitamente. E le campane suonano a festa anzi non hanno mai smesso da quando James se n'é andato e non ritornerà mai più. Ma un bel giorno anch’esse smetteranno perché non possono suonare per sempre.  

Personalmente rimpiango Pallotta nonostante il suo cognome fosse facilmente storpiabile in Pallottola. E adesso ci sta una risata. Almeno con lui si perdeva soltanto sul rettangolo di gioco. E io ero abbastanza soddisfatto perché poi in serata mi concentravo sul triangolo anch’esso di gioco. Mi accontentavo di poco. Ogni tanto qualche piccola gratificazione sportiva come la fantastica remuntada contro il Barcellona di Messi e C. Di contro quella di ieri sera è una sconfitta che brucia e non si spiega a meno che i giallorossi, distratti come milioni di italiani, non avessero l’orecchio proteso in direzione di Piazza Madama. È possibile. Poco probabile. Ma non è da escludere almeno totalmente. Difatti ieri sera una resa dei conti si teneva in Senato ove clamorosamente il VAR (finalmente in vigore anche in politica e ci mancava pure questo a rovinare la serata) riammetteva i senatori ritardatari Ciampolillo e Nencini; i quali, guarda caso, risulteranno determinati per l’esito finale del match tra i costruttori volenterosi e i disertori renziani dell’ultima ora. I costruttori vincono al fotofinish con 156 voti a zero. I Renziani uscivano dall’aula, senza votare, manco fossero Ponzopilanziani.  Si sono montati la testa? Tutto è bene quello che finisce possibilmente meglio soprattutto per la classe politica che cade sempre in piedi. Tutti felici e contenti per il mantenimento delle comode poltrone in pelle umana made in italy. E il popolo cosa fa? Quello giallorosso si incazza di brutto con quel poveraccio di Bruno Giordano. Manco più una telecronaca della Roma può fare. Ma chi te la fa fare? Candidati in politica! Li dentro la casacca a tuo piacimento puoi cambiare e senza che chicchessia ti possa rimproverare…

Niente da recriminare per i calciatori giallorossi perché la sconfitta è stata meritata. Partita senza storia per la banda indisciplinata di Fonseca. Difatti durante i 120 minuti di gioco la squadra giallorossa è stata nettamente inferiore, sia tecnicamente che tatticamente, rispetto alla temibile compagine ligure imbottita di riserve fino al collo. Faceva freddo. Questo aspetto aumenta l’insoddisfazione dell’esigente piazza romana. Me compreso. Ma me ne frego.    

Un approccio completamente sbagliato al match. Difatti i capitolini sono andati sotto di due marcature nei primissimi minuti di gioco. Poi un tentativo vano di remontada con un Mkhitaryan che si accendeva solo a intermittenza (memore delle natale) e un Pellegrini assonato come la bella addormentata nel bosco. Breve parentesi per Pellegrini: nemmeno il rigore è stato battuto con quella foga agonistica che ci vorrebbe in una squadra di serie A. Mamma mia sembrava, ieri sera, CARLA FRACCI ai tempi migliori quelli del balletto e invece Pellegrini dovrebbe essere il nostro Raja Nainggolan. Ce ne fossero di Ninja.   

La testa nel calcio - del resto come nella vita di tutti i giorni - è spesso determinante per il raggiungimento degli obiettivi più prestigiosi: per favore, qualcuno che abbia un peso specifico nella società capitolina: meglio se Dan Friedkin in persona, lo dica a Fonseca e company. Perché questa compagine, nonostante un onestissimo quarto posto in campionato, non ha né capo né coda. La difesa a tre è inguardabile. E non voglio essere ipercritico perché sostenere che la Roma abbia una difesa è un eufemismo anche per chi non è sano di mente. E in un certo senso mi sto facendo una violenza fisica e psicologica.

Mancini lo vedo bene nella Juventus al posto di Bonucci. Il difensore giallorosso è indifendibile sebbene l’espulsione sia stata ingiusta: il calcio ormai si è evoluto in un altro sport sicuramente più simile al tennis meno a uno contatto tipo il rugby. Cristante troppo delicato per fare il difensore centrale, meglio tenerlo in panchina a proteggere i panchinari dal freddo.  

Centrocampo abulico e vacuo senza né capo né coda: Villar in modalità stabulazione fissa e Pellegrini lasciato allo stato brado nella trequarti avversaria. Entrambi bestie docili che non mordono in attesa di essere portate al macello. Un centrocampo che non è un centrocampo. Stesso discorso per la difesa che non è una difesa. Puoi avere un centrocampo con un uomo solo in mezzo al campo? Nemmeno se avessimo Fausto Coppi a fare il regista. Ma parleremmo di un altro sport, quello nobile.
Affermativo ma soltanto se giochi da solo e senza gli avversari che contro la Roma sono sempre numericamente in maggioranza.  
L’attacco è inesistente ormai dai tempi di quel morto di sonno di Mr. Di Francesco. E si sta vedendo cosa sta combinando in giro per l’Italia. Per il tecnico abruzzese un esonero tira l’altro cosi come le ciliegie. Alla fine farà una grande indigestione. Ricoveratelo! Subito e senza aspettare la stagione delle fragole. Potrebbe essere troppo tardi per Eusebio.

Fonseca non ha saputo fare di meglio a parte quello di trasformare le ali in trequartisti. Under, Perotti, Kluivert ed El Shaarawy conferiti troppo frettolosamente in discarica e classificati come indifferenziata. Ci può stare considerando la pochezza del contributo dato alla causa giallorossa in questi anni bui. Il risultato però non è cambiato. Sempre zero titoli all’attivo e con la Lazio a fare da prima squadra nella capitale.  
Chi la butta dentro? Pedro? Pérez? Non scherziamo! E per fortuna che c’è il solo Mkhitaryan perché l’attacco sarebbe stato completamente inesistente senza il contributo prezioso dell’armeno. Una mosca bianca.
Dzeko ormai è arrivato alla frutta e di contro Borja Mayoral è perennemente a dieta. A questo punto meglio uno Schick qualunque che uno shock come lo sono le prestazioni del calciatore spagnolo ex Real Madrid. Non la butta mai dentro nemmeno a porta libera.   

Niente da fare. Un’altra stagione da dimenticare e probabilmente da vivere, come secondi della classe, all’ombra dei cugini laziali. Non ci resta altro che piangere magari davanti alla tv e durante una partita “vera” di Champions League. In una perenne commedia tragico e comica.  Possibilmente senza il VAR a rovinare lo spettacolo. Evidentemente Fonseca non è ancora riuscito a spiegare la sua idea di gioco ai suoi uomini. Così come il Governo Conte non riuscirà, molto probabilmente, a proseguire con una buona, discreta e forse sufficiente tranquillità la sua azione di governo nei mesi a venire.  Chi vivrà vedrà! Viviamo alla giornata. L’unica certezza è che per adesso sia Conte sia Fonseca resteranno al proprio posto. Al calduccio mentre qui fuori piove, pioviggina. Ma sia chiaro questa non vuole essere una polemica. Perché tutto è opinabile e dipende dai punti di vista. Questa è la democrazia, prendere o lasciare. E così sia! Perché nella vita da qualcosa bisogna ricominciare: meglio se in sella, anche se un po’ traballanti, a una comoda poltrona di pelle umana…

Arsenico17