I Greci ci vedevano lungo. Tanto tempo fa, privi di strumenti all'avanguardia, gli studiosi dell'antica Grecia si interrogavano sulla posizione della Terra, nell'economia dell'intero universo. Ipparco teorizzò un geocentrismo ante litteram, così come Aristarco di Samo pose il Sole in posizione centrale. A spuntarla fu la prima tendenza, fortemente pubblicizzata da Claudio Tolomeo, nel suo "Almagesto". Tuttavia la predicazione di Aristarco non rimase chiusa in cassetto. A riportarla in auge fu Mikolaj Kopernik, Niccolò Copernico per noi italiani, rivoluzionando quella che era la concezione dell'universo, arroccata nel geocentrismo secolare di tolemaica memoria. 

Aria di rivoluzione anche nella galassia juventina. Le teorie risultatocentriche di Max Allegri sono state messe in discussione dalla comunità (poco) scientifica bianconera e dai vertici societari. Pare che a rimpiazzare lo scienziato livornese sia stato designato un suo conterraneo, Maurizio Sarri, noto esponente del giococentrismo. La disputa fra le concezioni teoriche, messe in piedi dai due, ha tenuto banco per un triennio, fra allegriani e sarristi, fra chi vuole solo vincere e chi predilige l'estetica. Lo scienziato di Figline Valdarno ribalterebbe l'ossessione primordiale del mondo Juve: vincere è l'unica cosa che conta. Adesso è necessario convincere sotto il piano del gioco?

Si dice che l'abito non faccia il monaco, eppure la tuta fa Maurizio Sarri. Alla Juve la tuta è un indumento contemplato esclusivamente in allenamento o, tutt'al più in conferenza stampa. L'eleganza nel vestire e il look da prima comunione sopravvivono nel tempo e nello spazio. Boniperti aveva sempre un barbiere di fiducia, pronto ad acconciare i neojuventini. Agnelli è più tollerante circa look stravaganti e tatuaggi (vedi Vidal), anche se l'immagine che traspare degli addetti ai lavori e dei giocatori, trasuda eleganza da tutti i pori. Sarri ha dimostrato di saper stare in giacca e camicia, ma solo nel giorno della presentazione al Chelsea. In panchina, giubbotto sportivo, tuta e cappellino con visiera. Trapattoni, Lippi o Allegri sempre di nero vestiti e con giacconi molto eleganti a completare l'outfit.

Una nube di fumo si leva dalla panchina bianconera. Non è una fuga di gas, ma il sigaro di Marcello Lippi. Sarri è una ciminiera, nel vero senso della parola. Si calcola che in un giorno riesca a fumare circa 80 sigarette (!). Per sopperire alla mancanza di nicotina, nell'arco di una partita, mastica nervosamente un filtro di sigaretta. Alla Juve sarà difficile fumare liberamente, in un ambiente nel quale le sane abitudini sono parte integrante dell'abitudine alla vittoria. Da una parte Sarri, dall'altra CR7, salutista narcisista. Civil War is coming. Ah, in tutto questo, a Castel Volturno, il magazziniere del Napoli recapitava al tecnico toscano anche una tazza di caffé fumante. Caffé e sigaretta...

Tralasciando l'estetica e la salute, cosa potrà dare Sarri alla Juve in termini di gioco e gestione dell'organico? Il 4-3-3 è la sinfonia, la squadra immagazzina i tratti salienti dello spartito, il maestro indottrina i musicanti facendo ripetere più e più volte le melodie ideate. Trentotto formazioni diverse in trentotto giornate, alias la sublimazione del pragmatismo allegriano. L'ex Napoli è riluttante al turnover, oscilla tra l'integralismo e il feticismo nel riproporre sistematicamente il 4-3-3; inoltre è solito utilizzare frequentemente un numero massimo di 15 giocatori dell'organico. Allegri gestore tattico e nello spogliatoio, seppur qualche screzio non sia mancato. Sarri demiurgo del bel gioco e a capo di un gruppo nel quale la tecnica individuale non sovrasta il collettivo, bensì lo esalta. Non ditelo ad Allegri...

Il calciomercato è strano, si sa e il dubbio rimane. Se Sarri dovesse diventare il prossimo tecnico bianconero, oltre a mettere l'estetica in primo piano, si tratterebbe di una rivoluzione a pieno titolo. Lui, figlio di operaio, dichiaratamente di sinistra, nella tana del padrone. Lui, solidale con la FIOM, sostenitore di Maurizio Landini, a lavorare di fianco agli eredi della famiglia Agnelli. Lui, capopopolo della Napoli del calcio, recintato entro il perimetro dei presunti oligarchi del pallone. Sarri e la Juve, un'unione che stona sotto molti punti di vista e l'incombente spettro di Maifredi ad aleggiare sul futuro prossimo di Madama. Le bollicine del calcio champagne evaporarono quasi subito. Il virus del Sarrismo dovrà mescolare il proprio DNA alla genetica bianconera. Coniugare vittoria e calcio propositivo, mai impresa fu tanto ardua. Il giococentrismo, nella galassia Juve, sta prendendo forma.