Eccoci qua! Siamo finalmente giunti tutt’insieme al traguardo dopo un lungo ed estenuante viaggio. Stanchi? Ci credo! E come ogni viaggio, che si rispetti, alla fine ritorneremo sempre al punto di partenza e cioè a casa. Nel luogo dove tutto ha avuto inizio. Volente o dolente, giusto o sbagliato, così va la vita e io non posso farci niente “de’ che”. Un viaggio sia spirituale sia introspettivo, che si concluderà con un lungo e affettuoso saluto: il mio e mi auguro anche il vostro.
Ehm e io lo vorrei terminare il mio calciomercato con un grande abbraccio. In un certo senso, penso di sì, con l’idea di ritornare a casa: indietro nel tempo.
E oggi Milano è la mia casa.

IL VIAGGIO
Mi sembra ieri e invece sono passati ben dieci anni da quando sono emigrato dalla Puglia, destinazione Lombardia. A quei tempi, eh già, io ero pieno di sogni e di speranza per il mio futuro. In Puglia vivevo il presente con l’angoscia e il futuro con una grande incertezza. Ma poco importa perché ciò che conta è soltanto l’oggi e tutto il resto è noia, maledetta.
Dalla mia terra natia sono partito con meno di niente. Non è la solita retorica per strappare una lacrima ma è, ahimè, la cruda verità. Quella di milioni d’italiani con una valigia in spalla al cui interno c’erano quattro paia di mutande, due vecchie canottiere di lana spessa e due pigiami in cotone.
Per un neo laureato in Agraria, senza un’esperienza di lavoro pregressa, non c’era un posto al sole nel Tavoliere delle Puglie di Nichi Vendola. In Puglia puoi avere delle chance d’impiego solo con una laurea in Giurisprudenza, Economia, Lettere, Filosofia o Scienze Politiche. È giusto così, non mi sto lamentando, per un territorio bagnato dal mare e circondato da un grande rilievo statale… 
Avevo pochi soldi, circa duemila euro in tasca, il giusto per sopravvivere dignitosamente per i primi due mesi di vita al Nord. In poco tempo ero diventato il terrore dei prodotti con lo sconto sulla confezione.

“Eccolo qui, quo, qua è arrivato il terrone! Dai su nascondiamoci, di corsa, tutti sotto i prodotti con in etichetta la scadenza più lunga”. 

Pensate, che sfigato, non ero salito al Nord nemmeno con una modesta utilitaria. Ebbene io emigravo in silenzio e senza procurare un disturbo ad alcuno: in Treno, da solo, in un Intercity notte per risparmiare solo poche decine di euro. Quelli erano treni della speranza e una terra fertile per disperati spesso in balia dei barbari (tossici, room e africani). Altro che “nerd” all’americana, io ero un emigrato al “norde”. Un povero sfigato che simpatizzava con gli extracomunitari ma solo quelli alle prime armi perché tutti gli altri stavano decisamente meglio di me.  Non ero nemmeno dotato di un mezzo di locomozione con un motore a scoppio. E allora non esistevano i monopattini elettrici. E per di più le biciclette al nord andavano a ruba come le auto nella ridente cittadina di Cerignola.

Ebbene, eh già, agli inizi della mia avventura in Lombardia andai a vivere in provincia di Milano. A decine di chilometri di distanza dal capoluogo lombardo. Chi di voi non conosce la famosissima Gorgonzola? Io strunz! Ehm e io non potevo conoscere tutti i paesini della Lombardia. Giusto? Eh per giocoforza ho dovuto viverla sulla mia cruda pelle quell’esperienza di vita alternativa; perché Gorgonzola è stata la mia prima fissa dimora in Lombardia. La mia prima casa.

Quell’anno la Roma di Claudio Ranieri rischiò di vincere lo scudetto. Nonostante poi la Magica non lo vinse a causa di Pazzini, quell’ingrato di Cassano e del sistema, beh, nella cittadina ad Est di Milano mi sono trovato abbastanza bene; Soprattutto perché ammiravo quel microcosmo creato ad arte dal Naviglio della Martesana. Quel naviglio che spacca in due il centro storico del paese. Quelle case di corte che mi riportavano indietro in una storia antica che non conoscevo ma allo stesso tempo mi affascinava e facendomi sentire a casa.  

Che bei ricordi quelli in Gorgonzola. Nel fine settimana avevo tanto di quel tempo libero per approfondire la mia conoscenza. Eh già. Sono diventato il migliore amico di me stesso. Un giorno o l’altro, giuro, mollo tutto e me ne vado. Prendo il primo metrò in direzione Gessate e ritorno a trovarmi a Gorgonzola. Mai e poi mai dimenticare i vecchi e cari amici del passato! Quelli che, nel momento del bisogno, ti danno una mano e una parola di conforto. Insomma la classica pacca sulle spalle.

EBBENE MILANO
Dopo un po’ di anni da Gorgonzola mi sono trasferito finalmente nella grande Milano. 
Amo e stimo Milano! È una città pulita e accogliente. Decisamente meno caotica, chiassosa e talvolta rissosa di Roma (città nella quale ho vissuto in passato). E soprattutto più meritocratica della Capitale d’Italia. A Milano mi sono sentito subito a casa.

Pensate che dev’essere? È proprio vero che nella vita di un uomo non si smette mai d’imparare. Da automobilista a Milano ho imparato a rispettare tutte le precedenze, comprese quelle sulla rotatoria. Roba da integrazione vera. Una notizia clamorosa per i titoloni di Libero: “Il terrone che ha imparato a dare la precedenza a Milano!
Da quando vivo in Lombardia, ebbene, mi sono un po' civilizzato.
Insomma mi sento un uomo migliore e tutto questo grazie a Milano. E se oggi sono quello che sono, un uomo, è soprattutto grazie alla grande metropoli lombarda, perché Milan l'è on gran Milan.

IL MILAN DI PIOLI
Il Milan attuale è una squadra costruita per valorizzare il credo calcistico del suo allenatore, nonché di Mr. Stefano Pioli. Quello di Paolo Maldini è stato un calciomercato ingegnoso. Decisamente un mercato d’altri tempi. Per fortuna non si è andato troppo indietro nel tempo perché ci saremmo ritrovati tutti nel periodo storico del baratto. Insomma, per farla breve, un calciomercato facendo di necessità virtù. È chiarissimo a tutti che nella vita sociale ed economica senza la moneta non si compra il cammello. E le monete messe a disposizione dal fondo Elliott sono state, a dir poco, insufficienti. Quattro spiccioli che non sarebbero serviti nemmeno per comprare un polletto allo spiedo all’Esselunga di Settimo Milanese. Magari solo il contorno, le patate. Ma sia chiaro: senza il condimento perché olio, rosmarino e sale q.b. sarebbero stati a carico di Paolo. 
Vendere prima di comprare è stato l’incipit della proprietà americana. Per questo motivo il calciomercato di Paolo Maldini è assolutamente sopra le righe.
Maldini non ha portato in squadra grandi profili; il classico top player per intenderci. Quello che fa stropicciare gli occhi dei tifosi. Quello che si vende di bocca in bocca. Ciononostante Paolo ha avuto la capacità, nonché il carisma (da non sottovalutare), per riconfermare tutti gli elementi più forti della rosa milanista; Gli attori principali della passata stagione: tutti quelli che hanno contribuito attivamente a quella crescita di squadra sia tattico sia tecnica. 
Ma il grande merito di Maldini è stato soprattutto quello di aver riconfermato il Mr. Pioli alla guida tecnica dei rossoneri. Fino a oggi Mr. Pioli ha svolto un lavoro egregio. È un dato di fatto oggettivo e non può essere messo in discussione nemmeno dal più accanito e bastian contrario dei milanisti. 
Riportiamo indietro le lancette dell’orologio, tic, toc, solo di qualche ora. Magari fosse possibile! Quando l’allenatore emiliano è stato chiamato da Maldini e il suo socio per sostituire un deludente Giampaolo; Quando, eh già, sulla figura professionale di Stefano Pioli filtrava soltanto un velato scetticismo. Difatti gli addetti ai lavori, i tifosi e i giornalisti non lo ritenevano all’altezza di guidare un club prestigioso e titolato come l’A.C. Milan. Ci può stare. Soprattutto perché pochi anni fa Pioli era stato l’allenatore dell’Inter. E dati alla mano, e la calcolatrice in icona sulla barra degli strumenti, il tecnico emiliano non aveva fatto bene sull’altra sponda del Naviglio; infatti Pioli fu esonerato dai nerazzurri dopo soltanto 22 partite di campionato soprattutto perché non riuscì a centrare l’obiettivo minimo della Champion League.
In più, a mettere il dito nella piaga, il curriculum vitae del sig. Pioli Stefano: tutt’altro che eccellente anzi per la verità piuttosto modesto. Privo di quell’esperienza significativa tipica del vincente.   
Le squadre allenate da Pioli, nonostante il buon gioco sviluppato, hanno dato spesso la sensazione di essere incompiute per qualche strana ragione al mondo. Forse perché nel profondo dell’animo di Pioli c’era qualcosa di irrealizzato?

RITORNO AL PASSATO
In passato Stefano Pioli è stato un promettente calciatore della Juventus. Di ruolo faceva il difensore centrale, il classico stopper all’italiana per intenderci. Di necessità il ragazzo poteva essere utilizzato in altri ruoli del reparto difensivo.  
Nel capoluogo lombardo ha disputato 58 partite in tre stagioni; Purtroppo con la pesante casacca di colore bianco e nera, Pioli non è riuscito a confermare appieno le sue eccellenti qualità calcistiche soprattutto a causa dei numerosi e gravi infortuni che ne hanno compromesso la carriera ad alti livelli. All’attivo ben 4 fratture al metatarso e altre ai legamenti del ginocchio. E a quei tempi, ahimè, certi infortuni avrebbero messo fuori gioco chiunque.
In quella Juventus, tra l’altro fortissima nonché vincente, con il tempo avrebbe potuto essere l’erede nientepopodimeno che di un certo Gaetano Scirea. Cosi non è stato, perché talvolta s’incontra il proprio destino nel posto giusto, ma decisamente nel momento sbagliato. E forse per questo motivo Stefano negli anni a seguire in giro per l’Italia, sempre con la valigia in spalla, non è riuscito a realizzarsi completamente come uomo e di conseguenza come grande allenatore. Ma il destino di Pioli non aveva fatto i conti con la città di Milano perché Milan l'è on gran Milan.

RITORNO AL FUTURO
La squadra di Pioli è stata costruita per un 4-2-4-1 ma all’occorrenza può giocare anche con un 4-3-3. Ritengo che la difesa sia il reparto più affidabile e quello assemblato meglio.  
I terzini sono velocissimi e consentono di giocare con una difesa molto alta. Questo piccolissimo dettaglio, zoom, consente alla squadra di giocare molto corta tra i tre reparti di gioco.  
La bravura di Pioli sta nell’aver valorizzato e recuperato un calciatore giovane come Davide Calabria. Il terzino destro tecnicamente è discutibile ma fisicamente è un vero portento.

#forzadellanatura

Sull’altra fascia, quella sinistra, c’è un pazzo scatenato. Si perché, eh già e ma va? Theo Hernández è davvero un calciatore fuori di testa. Il forte terzino francese interpreta il calcio a modo suo. Tutto scritto nel DNA di famiglia, intuibile in quel cognome vagamente spagnoleggiante. Olè! Sul rettangolo verde mi sembra un toro di grosse dimensioni. Una bestia affamata lasciata allo stato brado a incornare chiunque incontri, malauguratamente, sulla sua strada; Solitamente, parlo per esperienza, un atleta è ben attento a non prendere pallonate in pieno volto o nelle zone basse del corpo. Mamma mia che dolore! Che dolore! Beh con Theo questo non accadrà mai. Perché è il pallone che si prende paura di lui. Aiuto! Aiuto! Questo mi prende a calci! Mi carica! #fenomeno

A centrocampo c’è l’ex atalantino Franck Kessié a spaccare la legna e l’argerino Ismaël Bennacer ad accendere il fuoco. Un centrocampo a forti tinte africane. Il fascino recondito dell’Africa e per una volta al centro anche del rettangolo di gioco. Un reparto che si regge sulla forza fisica (quella brutale), tanta corsa (quella tipica africana) e altrettanto spirito di sacrificio. Un centrocampo con una melodia tambureggiante. #I bless the rains down in Africa (I bless the rain).
E come vertice alto c’è il turco CALHANOGLU. All’apice di un triangolo virtuale con alla base Kessié e Bennacer. Il turco è l’anello di congiunzione tra i due mondi, quello di centrocampo e quello d’attacco.

#eroedeiduemondi

Il reparto offensivo è costituito da due giovani promesse del calcio mondiale, il portoghese RAFAEL LEÃO e il belga SAELEMAEKERS. Sono i due nuovi e baldi stagisti alle dipendenze del dr. IBRAHIMOVIC. Il responsabile dell’area Human Resources del Milan ha determinato per i due ragazzi il seguente obiettivo dello Stage: i due stagisti dovranno diventare dei calciatori professionisti affrontando un addestramento pratico alle dipendenze del nostro miglior attaccante, il dr. Zlatan IBRAHIMOVIC. Addestramento che gli allenatori, normalmente incentrati sulle nozioni teoriche, non offrono. Inoltre, lo stage con Ibra si rivela molto utile agli stagisti per verificare sul campo le proprie competenze e definire se sia il campo di gioco adatto alle proprie esigenze.

Solo e soltanto dopo aver terminato tutte le fotocopie per Zlatan, i due giovani stagisti saranno liberi da tutti i compiti previsti dallo stage.  E all’occorrenza, sempre se previsto dal contratto nazionale dei lavoratori, le due ali offensive dovranno svolgere il ruolo di spina acuminata nel fianco e nel ventre della povera difesa avversaria.

#spinenelfianco

E infine arriva re IBRA. Non ci sono parole per descrivere il grandissimo campione svedese. Quasi la mia età e il mio stesso conto in banca. Se magari! È l’unico calciatore al mondo che può permettersi il ruolo di protagonista in un film di Jean-Claude Van Damme. Perché Ibra è capace di tutto. Persino di interpretare il ruolo da protagonista in un film d’azione: quello di Van Damme. E quest’ultimo? Beh lo metterebbe a fare la sua controfigura.  E se a Van non gli sta bene? Se le prende pure e di santa ragione da Zlatan. Per carità, mai contraddirlo. E oggi non lo farò nemmeno io perché a Milano Zlatan non è un re, ma un dio"

#diointerra

Stanchi? E come ogni viaggio, che si rispetti, alla fine ritorneremo sempre nel punto di partenza e cioè a casa.

E oggi Milano è casa mia! E qui che sono diventato un uomo. Una città che vive e respira. Evviva! Un luogo mistico del presente, passato e futuro. Un luogo ove tutti, e dico tutti, possono colmare quel vuoto esistenziale che, in certi momenti della vita, può essere un compagno di viaggio.

Milano è la nebbia che non c’è più da anni, Milano è il Naviglio che spacca il centro storico per disegnare i contorni delle città e dei paesi, Milano è dentro le case di corte, Milano è il Parco Sempione: il polmone della città, Milano è sempre un cantiere in costruzione, Milano è l’Happy Hour - Milano è negli occhi giocosi dei bambini e in quelli eterni dei giovani, in quelli stanchi degli adulti e in quelli nostalgici degli anziani - Milano è una carezza, un bacio rubato al mattino e uno dato alla sera, Milano è un forte abbraccio che talvolta può essere persino spezzato, Milano respira, ride, geme e dunque vive…. Milano è pura energia. 
VIVE dentro di me.  

Un abbraccio
Arsenico17