E' giunta da poche ore la notizia che Massimiliano Allegri dal prossimo 1° Luglio, non sarà più l'allenatore della Juventus. Al contrario della maggior parte delle persone, io mi considero un suo estimatore per quanto riguarda il suo modo di porsi e la sua personalità, ma tuttavia penso che il momento del divorzio fosse arrivato e che le condizioni per andare avanti non vi fossero più.

Parliamo di un allenatore che negli ultimi cinque anni sulla panchina della Juve ha vinto sempre lo Scudetto, addirittura cinque di fila, per quattro volte la Coppa Italia, e che ha portato la squadra per due volte in finale di Champions League, dove la Vecchia Signora mancava da tempo immemore. Ha vinto quasi ogni cosa fosse possibile vincere, quasi.

Ciò che mai è riuscito a mettere in bacheca è proprio quella tanto agognata competizione, la più desiderata da tutti i grandi club di calcio, la Champions League. E non solo: ha anche dimostrato di essere privo, almeno ad oggi, di capacità tattiche e di pensiero tali battere la concorrenza dei top-club europei. La sua mentalità calcistica dannatamente difensivista, basata sul dominio della gara tramite il possesso e che punta a vincere le partite sfruttando le giocate dei singoli, si è rivelata del tutto inadeguata al fronteggiare i diversi squadroni, come l'Ajax e le inglesi in generale, che invece fondano le loro ideologie di gioco sul movimento veloce della palla a terra, sul dominio fisico, sull'interpretazione quasi esclusivamente offensiva della partita, insomma sul vincere e convincere. Allegri avrà pure vinto tutto in campo nazionale, ma in campo continentale non è stato in grado di evolvere il suo modo di vedere il calcio e non si è adattato ai nuovi stili di gioco, bensì intestardendosi, quasi come fosse una sfida con i critici, sui suoi pensieri tattici antichi e superati; pertanto il mancato rinnovo del suo contratto è stato giusto, oltre che doveroso per una squadra che intende vincere anche oltre i propri confini nazionali.

E concludo il pezzo con una riflessione sulla Juventus: una squadra che quando c'è da prendere decisioni coraggiose e spesso molto impopolari (vedasi i non rinnovi di Del Piero e Buffon, e la stessa assunzione di Allegri in panchina nel 2014), non esita a farlo sapendo di fare la scelta giusta, questo perché alla Juventus tutto ciò che viene fatto è basato sulla frase "cosa è meglio fare per vincere". Al contrario vediamo squadre come il Milan, che invece basano i loro profitti su un astratto ed insensato concetto di "riconoscenza", fregandosene altamente dei risultati raggiunti e del gioco che la squadra produce, non pensando a cosa sarebbe adeguato fare per vincere in futuro.
LA JUVENTUS DA OTTO ANNI VINCE SCUDETTI, IL MILAN DA OTTO ANNI SPAZIA TRA IL QUINTO E L'OTTAVO POSTO.