Due rette parallele non si incontrano mai, ma a volte viaggiano talmente vicine da illudersi di poterlo fare.
Sembra quasi di raccontare il rapporto che esiste tra la Juventus e la massima competizione continentale, la Champions League.
Un amore mai sbocciato quello tra il club della famiglia Agnelli e la coppa dalle grandi orecchie, ma con mugugni che aumentano sempre di più relativamente alla Juventus in targata Andrea Agnelli, che a detta di molti pare condurre una politica attraverso la quale non potrà mai aggiudicarsi la Champions League.
Imputando all’attuale Juventus di guardare solo al bilancio, ai conti, a cercare di fare utili, a differenza ad esempio di un club come il Real Madrid di Champions ne ha vinte 14 su 17 finali disputate grazie all’acquisizione dei miglior giocatori su piazza senza guardare troppo al bilancio.
La storia però ci dice che anche con le politiche della Juventus del passato, da quelle targate Giampiero Boniperti, transitando da quelle dell’Avvocato Chiusano per finire con quelle di Umberto Agnelli, di Champions la Juventus non è che ne abbia vinte a bizzeffe dal momento che il palmares bianconero contempla sole due Champions vinte.
La prima targata Boniperti - Trapattoni nella terribile notte dell’Heysel 1985.
E la seconda targata Umberto Agnelli - Marcello Lippi vinta solo ai calci di rigore nel 1996 contro l’Ajax di Luis Van Gaal.
Nel calcio di oggi, una società sana deve guardare eccome al bilancio, senza considerare che la Juventus di Andrea Agnelli ha spesso eccome.
Basti pensare alle operazioni costosissime di Gonzalo Higuain, di Miralem Pjanic, lasciando per ultima la più clamorosa, quella attraverso la quale portammo a Torino uno dei più grandi calciatori della storia del calcio: Cristiano Ronaldo, un investimento da 300 milioni circa complessivi tra i 100 milioni pagati al Real Madrid e l’ingaggio pari a 31 milioni netti a stagione per tre anni.
Ma ciononostante la Champions non è arrivata.
Esistono club senza limiti di spesa, come PSG e City che tutto guardano tranne che al bilancio ma che di Champions non ne hanno vinta manco una. Ecco perché se la ricetta fosse quella di spendere, sia il club francese che quello inglese dovrebbero vincere l’ambito trofeo ad anni alterni (un anno a testa), considerando che il solo Guardiola nel corso di questi anni sulla panchina dei Citizen ha fatto spendere allo sceicco Mansour oltre un miliardo di euro con un disavanzo negativo tra entrate e uscite di 650 milioni di euro.
Ma non solo. Al City di Guardiola rimane solo una finale giocata proprio quella persa nella scorsa stagione in Portogallo contro il Chelsea di Tuchel.
Basti pensare a tal proposito che anche per tutti gli anni '90 fino ai primi 2000, quando il calcio italiano la faceva da padrone in Europa, non solo nel ranking ma anche per capacità di spesa, anni nei quali la Juventus aveva uno dei fatturati migliori d’Europa, di Champions i bianconeri ne hanno vinta una soltanto.
Due grandi allenatori bianconeri del passato, Giovanni Trapattoni e Marcello Lippi, hanno sì vinto una Champions a testa, ma ne hanno perse altre che non si sarebbero dovute perdere.
E sono proprio quelle sconfitte in finale che più fanno male, non tanto quelle dell’epoca Andrea Agnelli – Massimiliano Allegri. E mi riferisco a quella persa con l’Ajax nel 1973, a quella contro l’Amburgo del 1983, a quella contro il Borussia Dortmund nel 1997, a quella contro il Real Madrid nel 1998 ed infine forse la più dolorosa, a quella persa contro un Milan nettamente inferiore il 28 maggio 2003.
Tutte gare (forse tranne la prima quella del 1973 contro l’Ajax del grande Joan Cruijff) nelle quali la Juve partiva come netta favorita, a differenza di quelle di Belino 2015 e Cardiff 2017 quando i bianconeri si trovarono ad affrontare due tra i migliori Barcellona e Real della storia.
Anni nei quali ben pochi tifosi della Signora si sarebbero aspettati di arrivare in finale di Champions, soprattutto nel primo anno di Allegri, stagione 2014/2015 dal momento che nell’anno precedente la squadra allenata da Antonio Conte non era nemmeno riuscita a superare il gironcino di qualificazione agli ottavi.

​La verità è che la Juve le Coppe dei Campioni e la Champions le ha perse in tutti i modi e in tutte le epoche e non solo a partire dall’epoca Andrea Agnelli. I bianconeri sono bravi ad arrivarci in finale (ben nove volte nella loro storia) ma poi le finali di Champions di norma le perdono. E la Juve la ha perse pure schierando campioni quali come Inzaghi, Zidane, Pirlo, Khedira, Cristiano Ronaldo, che con altri club le Champions le avevano vinte; a differenza invece di tutte le altre grandi competizioni internazionali (Coppa Uefa, Coppa delle Coppe, Coppa Intercontinentale) nelle quali la Juve vanta un’ottima percentuale di vittorie rispetto alle finali disputate.

Un’altra frangia della tifoseria bianconera imputa questa astinenza da Champions a Max Allegri, etichettato come difensivista, abbagliati dal falso mito che le Champions le vince solo chi gioca all’attacco. Dimenticando che la storia ci dice tutt’altro, con il Chelsea dell’edizione 2020/2021 che la Champions l’ha vinta giocando con il più classico dei contropiedi all’italiana contro un City che aveva dominato per tutti i novanta minuti di gioco. Esattamente come nell’edizione di quest’ultimo anno, vinta da Real Madrid di Carletto Ancelotti che se l’è aggiudicata giocandosela proprio all’Italiana contro un Liverpool che aveva attaccato a testa bassa dal primo all’ultimo minuto di gioco.
Ma cosa analoga fu per la Juve di Marcello Lippi contro il Borussia Dortmund, partita nella quale pur attaccando per buona parte dell’incontro i bianconeri andarono incontro ad una bruciante sconfitta a causa di un gol subito in contropiede e un altro sugli sviluppi di un calcio da fermo. Quello che è vero è che non esiste la ricetta per vincere la Champions.
Il Bayern Monaco ne ha vinte sì sei, ma ne ha anche perse cinque.
Il Liverpool ne ha vinte sei ma ne ha perse quattro.
Il Barcellona ne ha vinte cinque ma ne ha comunque perse tre, pur disponendo di squadre stellari.
Ma la vera utopia è rappresentata dalla folle idea di chi pensa che si possa decidere ad inizio stagione la competizione su cui puntare, come invece teorizza più di un tifoso bianconero. Basti pensare al Napoli di Sarri che per provare a vincere lo scudetto proprio contro la Juventus si fece eliminare prematuramente sia dalla Coppa Italia che dall’Europa League per poi non riuscire comunque a conquistare il titolo di campione d’Italia. Anzi, il rinunciare a priori a campionato e Coppa Italia concentrandoci solo sulla Champions rappresenterebbe un vero e proprio suicidio. Perché a differenza del campionato che disputandosi su trentotto partite alla fine se lo aggiudica sempre o quasi la squadra più forte, vincere la Champion dipenda da troppi fattori, e la casualità gioca un ruolo spesso decisivo (sorteggi, infortuni, buona sorte, ecc…).

Proviamo a ricordare l’inatteso trionfo del Chelsea di Roberto Di Matteo.
Stagione 2011/2012; allenatore dei Blues il portoghese Villas Boas.
Le cose non vanno bene: male in campionato, fuori dalla zona Champions, e con un piede fuori dalla Champions.
Abramovic esonera Villas Boas e mette in panchina il suo vice, Roberto Di Matteo, che fino a quel momento aveva avuto qualche risicata esperienza nella terza e nella seconda divisione inglese.
Di Matteo che non solo porterà quel Chelsea in finale contro il favoritissimo Bayern Monaco quella finale riuscirà a vincerla, regalando al club londinese la prima Champions della sua storia, quando era dall’estate 2003 che Abramovic provava vincere la massima competizione europea.
Cosa che non gli era riuscita ingaggiando i migliori allenatori del panorama internazionale ed invece arrivò con il classico allenatore traghettatore che avrebbe dovuto solamente concludere una stagione ormai apparentemente persa, e che invece fece finire il Chelsea dritto nella storia.
Nulla può garantire ad un club di vincere la Champions.
Nemmeno a fronte della miglior programmazione possibile, neppure comprando i giocatori migliori sul mercato perché poi, nella partita secca, il calcio che è tutto tranne che una scienza esatta ci ha insegnato che tutto può accadere.
L'unica ricetta che rimane sempre valida è quella di scendere in campo per vincere in ogni partita, dalla prima amichevole fino alla finale di Champions. Altre ricette non ce ne sono. Ecco perché la Juventus dovrà metterci tutte le sue forze per invertire questa sorta di 'maledizione Champions', ma nello stesso tempo senza farne un’ossessione.
In primis perché nel calcio di oggi è diventato estremamente complicato per conquistare la Champions League in considerazione del fatto che esistono squadre con fatturati smisurati e capacità di spese mostruosamente più alti di qualsiasi club italiano.
Cosa per cui è veramente difficile tenere il loro passo.
E poi perché al mondo non esiste solo la Champions League.
Forse a forza di vincerlo alcuni si sono assuefatti, ma vincere il campionato italiano credo rimanga un qualcosa di estremamente importante.
Perché vincere aiuta a vincere. Perché vincere porta appeal nei confronti dei grandi campioni.
E non per ultimo perché vincere lo scudetto garantisce circa quaranta milioni di euro che nel calcio dell’epoca post covid rappresentano denari importanti da poter andare poi ad investire sul mercato per costruire squadre sempre più forti.
Infine, ognuno ha una propria storia, un proprio DNA, una propria unicità.
Un passato che va accettato e rispettata proprio come ognuno di noi deve rispettare ed accettare sé stesso, la sua storia, il proprio DNA, senza per forza volere assomigliare agli altri.

La Juventus non sarà mai il Real Madrid, il Liverpool o il Bayer di Monaco, ma sarà sempre e solo la Juventus, squadra portatrice di quell’unicità che ha fatto innamorare di questo grande club tutti i gobbi che si trovano in giro per il mondo.
Perché senza la sua storia il club della famiglia Agnelli non sarebbe la Juventus e chi ama i colori bianconeri deve mettere la Juve e la sua storia, con i suoi pregi e i suoi difetti, davanti a qualsiasi altra cosa, Champion League compresa.