Capisco l’attuale stato d’animo del tifoso juventino e non voglio provarlo ulteriormente con preamboli al momento non troppo graditi. Sarò diretto. I bianconeri riusciranno a passare il turno eliminando il Lione dalla Champions e accedendo ai quarti? Sì, perché la Vecchia Signora ha dimostrato di essere più forte. E’ bastato un secondo tempo disputato su livelli discreti, nemmeno eccezionali, per porre l’Olympique in estrema difficoltà. A volte è necessario avere la grande capacità di guardare all’interno delle pieghe di una realtà. Non è sicuramente facile perché la mente umana è programmata per osservare ciò che le viene proposto in maniera evidente, ma è in grado di compiere questo sforzo e di concentrarsi sul dettaglio nascosto. Si pensi alla famosa Bestia descritta da Disney che, al di là di un aspetto assai sgradevole, cela un animo buono e gentile. L’apparenza inganna.
Analizzando attentamente la gara di ieri, si nota che i francesi hanno avuto qualche occasione per vincere pure con un punteggio più ampio. Mi riferisco a una traversa e a una conclusione alta di Toko Ekambi che forse avrebbe potuto gestire la situazione in maniera migliore. Nonostante sia palese che i piemontesi abbiano avuto una giornata storta, avrebbero meritato quantomeno il pareggio. Vorrei sottolineare l’avverbio utilizzato. Sì, la squadra di Sarri ha avuto persino le chance per uscire vincitrice dall’impianto d’oltralpe e non credo di sostenere una tesi assurda. Si guardi alla realtà. Non si vuole alludere a giustificazione un arbitraggio, giudicato personalmente in maniera negativa, ma si pensi solo ai 2 potenziali penalty non concessi ai sabaudi. La spinta su Cristiano Ronaldo appare meno palese, ma sembra passibile di sanzione. La trattenuta su Dybala, invece, è assolutamente netta e praticamente impossibile da non considerare. Siamo alle solite: ci si lamenta dei direttori di gara del Nostro Paese, ma all’estero la situazione non sembra essere molto migliore. Al netto di quanto sostenuto, si osservino anche le occasioni create in una ripresa in cui il Lione non ha quasi mai varcato la metà campo e alla Juve è mancato il gol. Se fosse riuscita nell’obiettivo, magari la pessima prima frazione passerebbe maggiormente in cavalleria.
Ma ribadisco: il risultato è padrone. Il predominio territoriale dei bianconeri contro un’avversaria che, con tutto il rispetto, non è proprio di prima classe fa ben sperare per la sfida di ritorno. La rete dei padroni di casa è poi giunta nell'unico istante in cui i bianconeri hanno dovuto rinunciare a de Ligt per una ferita alla testa, quindi, con la squadra sabauda in inferiorità numerica. In sostanza, ai rossoblù è "girato davvero tutto eccessivamente bene". La speranza è che in Italia, la Dea Bendata baci altri colori. A questo si devono aggiungere i probabili recuperi di Chiellini, Khedira e Douglas che avranno 3 settimane per rientrare in gruppo e fornire il loro fondamentale apporto. All’analisi manca un ulteriore basilare fattore. Lo Stadium. Nell’attuale stagione, la Vecchia Signora non ha mai perso tra le mura amiche dove in Champions ha sempre trionfato e in campionato ha pareggiato soltanto in un’occasione contro il Sassuolo. L’1-0 non è poi un punteggio impossibile da ribaltare.

Ora, però, ripropongo il quesito. I bianconeri possono accedere ai quarti? No. Perché? Avrebbe dovuto segnare in Francia.
La matematica li condanna. Ho appena scritto che il punteggio maturato in territorio transalpino è rimontabile e lo confermo, ma non è cosa semplice. Si parla di aritmetica spicciola applicata al diritto. La regola del gol in trasferta pesa come un macigno sulla schiena degli uomini di Sarri. Occorrerà vincere con 2 reti di scarto. Cioè: se il Lione dovesse realizzare un centro, agli italiani ne servirebbero 3. Allora la situazione si complica tremendamente. Un gol al “Parc OL” avrebbe decisamente facilitato le operazioni, ma non è stato possibile e, se si osservano i precedenti dell’Olympique in casa della Juve, “non ci resta che piangere”. I rossoblù, infatti, hanno sempre effettuato almeno un gol a Torino. Durante l’Europa League 2013-2014, nei quarti di ritorno, la Vecchia Signora vinse 2-1 aggiudicandosi il passaggio del turno in virtù della vittoria 1-0 all’andata. Nel girone della Champions 2016-2017, i francesi furono in grado di strappare l’1-1 nel Belpaese. E’ chiaro che risultati simili aprirebbero la strada ai transalpini.
Riassumendo: segnare 2 gol al Lione non pare situazione improponibile. Il problema è che non si può patire nemmeno un centro e la Juve attuale non pare proprio Fort Knox. Alcuni parlano della possibilità di un’altra impresa dopo quella mostrata nella passata stagione contro l’Atletico Madrid. Consentitemi di non concordare sull’utilizzo del vocabolo. Non si tratterebbe di “impresa”. Quanto accaduto nella trascorsa annata, infatti, non è paragonabile. In quel caso si partiva da un passivo più importante. La Juve perse 2-0 al “Wanda Metropolitano”. In una sfida con andata e ritorno, un centro può marcare sicuramente tutta la differenza del mondo. Non ci si può dimenticare inoltre che, con il massimo riguardo nei confronti della compagine guidata da Garcia, i Colchoneros sono avversario di tutt’altra caratura. Anche allo stato dell’arte, il sostantivo “impresa” dovrebbe essere utilizzato per un eventuale passaggio del turno dell’OL perché la Vecchia Signora ha tutte le potenzialità per la rimonta ed è sulla carta nettamente superiore ai francesi. Il problema vero è che i nomi non scendono in campo e la Juve attuale non fornisce garanzie. Prima del match di andata i piemontesi erano strafavoriti. Ora opterei per un 50 e 50.

Spero di avere esaurientemente spiegato il mio punto di vista relativamente a ciò che al momento interessa maggiormente il mondo bianconero cioè il passaggio ai quarti di Champions. Adesso, però, vorrei “mettere il carro davanti ai buoi” e concentrarmi sulla situazione più catastrofica. Si tratta di un’altra eventuale, sgradita e precoce eliminazione dalla Coppa. Sto esagerando. Nelle ultime stagioni, i piemontesi sono sempre stati tra le magnifiche 8 ed è un cammino assolutamente accettabile. Abbandonare la competizione già agli ottavi, però, sarebbe ben più grave. Recentemente la Vecchia Signora ha effettuato un cospicuo aumento di capitale. La speranza è che la situazione finanziaria sia assolutamente sotto controllo e vi sia un paracadute per un’ipotetica situazione negativa in Champions. E’ chiaro che questo torneo non è assolutamente controllabile e rischiare il “default” per i risultati di tale competizione sarebbe davvero un pericolo che nessun club potrebbe permettersi di correre. Mi auguro, per i sabaudi come per tutto il calcio italiano, che Agnelli e Colleghi non si siano assunti un simile rischio. Ho fiducia in una società che si è sempre mostrata abile.


Ammesso questo, occorre effettuare tante considerazioni.
Innanzitutto è necessario analizzare l’aspetto mentale. Dopo Cardiff qualcosa si è assolutamente rotto. Se nel 2017-2018, la Juve aveva patito anche durante il girone, nella stagione trascorsa e in quella attuale il canovaccio pare essere davvero simile. I bianconeri stupiscono nella fase a gruppi e si trasformano nelle sfide a eliminazione diretta. E’ come se fossero una “Cenerentola al contrario”. In un primo momento sono belli e forti. Quando giunge il gran ballo si perdono completamente. Perché? Credo sia tutto dovuto a un fattore psicologico. Si osservi la Juve di Champions vista prima della clamorosa batosta in Galles. Tra il Porto affrontato negli ottavi di Coppa del 2016-2017 e il Lione attuale non vi è poi una differenza così elevata. Sulla carta, questa nuova versione piemontese pare persino superiore a quella dell’annata citata eppure i sabaudi furono in grado di demolire i lusitani a domicilio e disputare un match di ritorno sul velluto senza particolari patemi. Se si guarda a 365 giorni orsono, la situazione è identica a quella che si sta vivendo ora. L’unica differenza è rappresentata dal valore dei rivali con l’Altetico superiore all’OL. L’approccio mentale, però, è stato il medesimo che poi si è notato pure contro l’Ajax. I Lanceri erano sicuramente una buona squadra, ma non superiore alla Vecchia Signora. Perché? E’ inutile negare che questa compagine si fonda ancora su un’ossatura che ha vissuto la debacle d’oltremanica. Se si legge la formazione di ieri si notano i nomi di Bonucci, Alex Sandro, Pjanic, Cuadrado, Dybala e Higuain. Su 14 giocatori utilizzati da Sarri, ben 6 avranno ancora nella mente quel tremendo ricordo. Sono quasi la metà. Tanti. Non ho nemmeno considerato i vari Khedira, Chiellini e Buffon che, pur non avendo preso parte all’incontro in terra francese, sono ancora all’interno di questa Juventus.
Forse qualcuno non ha superato il trauma? Non è semplice dimenticare un 4-1 patito in una finale di Champions. Ecco quello che potrebbe rappresentare l’unico grave errore effettuato ultimamente dalla dirigenza bianconera. Dopo l’ultimo atto di Coppa perso a Berlino contro il Barcellona, Marotta e Paratici avevano avuto il coraggio di cambiare. Via Tevez, Vidal e Pirlo. Non si tratta di 3 giocatori qualunque, ma dell’asse portante di quella fantastica Juventus. La stagione successiva, poi, partì pure un altro tenore come Pogba. Può essere il momento di operare nella stessa direzione compiendo sacrifici anche importanti perché si ha la necessità di modificare un sistema all’apparenza pieno di ruggine. L’esempio principale riguarda l’Inter del post triplete. Dopo quella triade di successi, la dirigenza non cambiò granché e la squadra si è lentamente arrovellata su se stessa come un vecchio laccio che si riempie di nodi ormai fragili e secchi, ma impossibili da sciogliere se non tagliandoli alla radice. E’ un concetto ruvido del quale mi scuso, ma è così. Mi spiego meglio. Non voglio dire che i giocatori della Vecchia Signora siano stati rovinati totalmente dalla trasferta di Cardiff. Rimarranno atleti formidabili. Soltanto hanno necessità di vivere altri contesti. Qualcuno obietterà che i vari eroi della prima versione bianconera targata Allegri non hanno avuto troppa fortuna altrove. Non direi sia così. Pirlo e Tevez avevano ormai raggiunto un’età che difficilmente avrebbe loro concesso grandi glorie. Vidal ha continuato a vincere campionati con le maglie di Bayern Monaco e Barcellona. Non mi pare sia esattamente un abbassamento degli standard precedenti. Pogba si è trasferito allo United e ha avuto meno fortuna, ma non ci si può dimenticare di un Mondiale vinto e un Europa League conquistata in 3 anni. Scusate se è poco.
Insomma, il valore dei giocatori non si discute. Serve, però, una nuova realtà
. Si necessita di stimoli diversi e avventure differenti. La convivenza è ormai logora e rischia di diventare deleteria per entrambe le parti. Ci vuole il coraggio di cambiare. A volte non basta modificare soltanto l’allenatore. Sarri è l’ultimo dei colpevoli perché è praticamente impossibile alterare certe strutture psicologiche ormai nettamente inserite in un gruppo.

La speranza, però, è che ogni discorso sia ulteriormente rimandato e che, a Torino, la Juventus riesca a recuperare quanto compromesso in parte ieri. Per quanto riguarda il discorso Scudetto, scinderei le 2 fattispecie. Non mi aspetto ricadute psicologiche sul campionato perché il problema della Vecchia Signora è esclusivamente legato alla Champions. Mi sento di tranquillizzare i tifosi bianconeri in quanto la loro squadra continuerà a combattere per vincere l’italico trofeo sino al termine della stagione.
Al netto delle difficoltà tecnico-tattiche palesate ieri da Sarri ai microfoni Sky, noto soprattutto un problema psicologico e questo è prettamente collegato alla Coppa.
Lo stesso discorso è valido relativamente al calcio italiano che sta rispondendo positivamente a questo turno di competizioni internazionali. La Juve è un mondo a sé, assolutamente ingiustificabile nelle sue fobie europee.