Proprio ieri, qui in Repubblica Ceka, un medico analizzava quanto questa pandemia e tutte le limitazioni applicate abbiano notevolmente aggravato lo stato di aggressività di moltissime persone, senza distinzione di età, sesso o condizione economica. Considerazione più che comprensibile pensando allo stress, alle paure e alle preoccupazioni a cui sono sottoposte moltissime persone, ma che poco si addicono a situazioni sportive. Le immagini di due giocatori di hokey che in America, tolti i guantoni e abbandonate le mazze, si sono "scazzottati" sul ghiaccio come e meglio di due pesi massimi della box, senza nessuno che intervenisse a dividerli, per almeno due minuti, hanno fatto il giro di tutte le televisioni del mondo, mentre lo scambio di "complimenti" fra il Presidente della Juventus, Agnelli, e i rappresentanti dell'Inter, l'allenatore Conte e il Direttore Marotta, sono, al momento, rimaste solo in ambito nazionale, ma ben visibili da milioni di spettatori. Non è ancora dimenticata la triste sceneggiata fra Ibra e Lukaku, due splendidi atleti, che si sono comportati al pari di ragazzini violenti e privi di regole, che lo sport nazionale più amato e seguito regala un'altra pessima immagine.

Ad aggravare la situazione è che coinvolto in questo pessimo episodio è l'esponente più importante della Juventus, il suo presidente Agnelli, sinonimo di classe ed eleganza e mai abbinato ad eccessi o a cali di stile. Non c'è alcuna giustificazione che possa essere esibita in sua difesa. Né il dito medio mostrato da Conte all'intervallo, dopo le offese subite dalla panchina juventina, né ricordare il precedente oramai lontanissimo delle dimissioni del tecnico ad inizio stagione. Possiamo invece comprendere le tensioni e le preoccupazioni dell'uomo. Un bilancio che la pandemia ha notevolmente aggravato, la possibilità di perdere la carica di Presidente, oltre alla consapevolezza che un ciclo di vittorie, così importante e irripetibile per chiunque, potrebbe volgere a conclusione, senza aver mai vinto il trofeo più importante, la Champions League. Che poi siano esplose contro Conte e Marotte, avversari di turno, ma compagni di viaggio per molto tempo e vittorie, ha più l'aspetto del marito che scopre la moglie con l'amante, che le sembianze di una reale rivalsa sportiva, anche perchè l'Inter ha altro a cui pensare e preoccuparsi per l'eliminazione dalla Coppa Italia, dopo la partita di andata, era più che prevedibile.

Da milanista mi è facile evidenziare che la pessima abitudine di piangere e aggredire l'arbitro è un atteggiamento adottato dalla Juventus da moltissimi anni, a prescindere dai risultati sportivi, che fortunatamente nessun altro Club ha preso ad esempio, fino al giorno che proprio un ex juventino, Conte, non si è seduto sulla panchina dell'Inter, adottandone gli stessi metodi.

La "baraonda" di ieri prende inizio dalla più classica delle simulazioni di Lautaro Martinez, che cadendo in area grida come se gli dovessero amputare la gamba. Conte a sua volta si metteva a sbraitare, chiedendo il rigore e l'intervento della VAR, con Bonucci, sempre attento ed elegante, a sommergerlo di offese. Nessun provvedimento è stato preso dalla terna arbitrale, neppure quando l'allenatore interista all'intervallo ha riassunto con il gesto del dito medio alzato il proprio stato d'animo e la considerazione verso coloro che in tempi passati erano stati la sua famiglia. 

Ritengo sia giunto il momento di cambiare atteggiamento. Solo in Italia l'arbitro viene circondato e aggredito verbalmente ad ogni decisione incerta. All'estero sono sempre di più le donne che dirigono le partite. Basta con tuffi e grida degni più di piscine o sale parto. Ormai si vede tutto quello che accade su un campo di calcio e queste sceneggiate di basso livello sono un danno inestimabile. A giorni verrà firmato il nuovo contratto con le televisioni per i diritti sulle partite, cerchiamo, oltre ai soldi, più rispetto per lo Sport e per chi lo guarda, un passaggio obbligato per non perderne interesse e consenso.

Il calcio è tutto, ma non certamente uno sport di "classe". E' sempre stato per tutti, senza distinzioni. Il mio riferimento alla "classe" è riferito a chi, favorito da particolari agevolazioni economiche, ha un'educazione ed un comportamento sempre rivolto al dialogo ed alla moderazione, non certamente allo scontro fisico o alle offese, percorso spesso obbligato per chi deve sopravvivere.
Se anche chi può e dovrebbe dare l'esempio si lascia andare preferendo la "giustizia della strada" a regole ben più importanti, nessuna giustificazione potrà venire applicata.