Una nuova rubrica, un nuovo spazio sfruttato per parlare di temi molto importanti, quelli trattati nell'intervista del lunedì. Ogni martedì infatti, il giornalista di NumeroDiez Stefano Carnevale ci proporrà infatti le sue considerazioni sull'argomento, a partire da oggi. Come avrete infatti letto, ieri abbiamo avuto un'esclusiva molto importante, ed abbiamo intervistato i vincitori del premio "Migliori tifosi dell'anno", organizzato dalla Fifa. La loro è una storia molto particolare, ed oggi Stefano ha deciso di spendere delle parole molto importanti, che adesso vorrei farvi leggere:

"Il calcio appartiene ai tifosi". Un'espressione potente quando si considera il gioco del pallone nella sua vera essenza. Un qualcosa di semplice, a dirla tutta, che diventa un autentico fenomeno di massa nel momento in cui il cuore e la passione della gente prende il sopravvento. Rendendolo, di fatto, uno dei più potenti fenomeni sociali in assoluto.
E' sulla base di questo concetto, semplice ma decisivo, che assume un'importanza ancora maggiore il premio di migliori tifosi dell'anno in occasione de "The Best FIFA Football Awards".                                           
La decisione di introdurre un titolo del genere può apparire un qualcosa di puramente simbolico e di scarno valore agli occhi dei più. Ma è proprio dal simbolismo che parte dalla gente che il calcio è quello che tutti noi ben conosciamo e amiamo. Senza tifosi, dopotutto, lo sport nella sua dimensione spettacolarizzante sarebbe ben misera cosa. La storia di Silvia e di suo figlio Nickollas assume così un significato ulteriore. La base di partenza commovente è chiaramente la storia di una madre che racconta con autentica passione le gesta del Palmeiras a un ragazzo innamorato di quel pallone che, nonostante non possa vedere coi propri occhi, lo emoziona a prescindere. Gli altri sensi, uniti all'atmosfera che solo lo stadio sa regalare, creano i presupposti di base. 
La passione di un genitore nel portare amore e gioia al proprio figlio, poi, completano l'ennesima magia che il pallone è in grado di regalare. Inutile dire che si tratta di un riconoscimento più che meritato per la coppia di tifosi in questione. Senza voler scendere in quelle che potrebbero parere inutili ipocrisie, l'applicazione di Silvia nell'aiutare Nickollas e la loro storia riportano un calcio mai frenetico come quello contemporaneo alla sua essenza di base, quella più autentica. Quello di cui si parla, del resto, è la passione che conduce due tifosi allo stadio, con una notevole barriera superata grazie alla dedizione delle parti. Una storia che ferma il tempo, trascendendolo, fermando i pensieri sulla dimensione economica del calcio e focalizzandoli sullo spettacolo di 22 atleti che rincorrono con passione e agonismo una sfera. La semplicità alla base del tifo, un concetto decisivo che alimenta la volontà di appassionarsi allo sport.
Una dimensione che non preclude nessuno e che accoglie tutti, anche chi è più svantaggiato. Ma che grazie alla forza della propria determinazione è così in gradi di trascendere gli ostacoli. Una storia unica, potente, stimolante all'occhio della scena mondiale per riflettere e sorridere. Sorridere per una concreta volontà di superare barriere e ponti sulla carta insormontabili. Ma la teoria della carta, si sa, è solo una nuvola di preconcetti destinata prima o poi a essere superata.
E questi fatti lo dimostrano. Con lo sport che diviene così un veicolo per crescere come persone e non smettere mai di farlo.