“Ci siamo trovati all’aeroporto dei voli privati di Linate con Mendes e Giovanni Branchini per chiudere, non ci voleva molto, quel fenomeno di Cancelo”. Parole di Fabio Paratici, che iniziò così il famoso racconto sulla genesi del colpo CR7. “Ci sono due modi per motivare la squadra. Il primo era comprare Icardi. Oppure possiamo prendere Cristiano Ronaldo”.
Queste invece le parole di Paratici ad Andrea Agnelli subito dopo aver parlato con Mendes, che lo stesso dirigente juventino raccontò un’intervista passata alla storia passata alla storia per franchezza e profumo di incenso.
Un’estate dopo, quel fenomeno di Cancelo è stato già venduto. In cambio arriveranno meno contanti di quelli spesi un anno fa e il cartellino di un terzino brasiliano reduce da due esperienze opache al Real Madrid e al Manchester City e, nonostante ciò, molto costoso: lo stipendio accordato a Danilo per il ricco contratto pluriennale che lo legherà alla Juventus sarà infatti superiore alla cifra in contanti incassata per la vendita di quel fenomeno di Cancelo.
Sembra ormai che la Juventus di Paratici sia un noleggio a lungo termine: compri una costosa Mercedes, che però puoi riportare al concessionario dopo qualche anno a un valore prefissato. In questo caso, però, il concessionario è astuto: vuole la tua Mercedes Cancelo un anno dopo, ti propone di ridare indietro una parte dei soldi di un anno prima e una Bmw Danilo, a cui non avevi mai pensato, che utilizzerai pagando una rata annuale pari alla cifra che hai ricevuto dal concessionario.
L’altro schema è invece un leasing: compro una Citroen Rabiot o una Aston Ramsey, riconoscendo al concessionario una sostanziosa commissione di entrata e una bella rata pluriennale, un po’ fuori mercato; però tutto incluso, vuoi mettere, altrimenti automobili così non te le potresti permettere.
Una ingegnosa operatività con differimento delle scadenze, tanto nota nella prima prassi bancaria, quanto foriera di instabilità sul lungo termine. Fuor di metafora, ci sono molte cose che non quadrano in questa rumorosa campagna trasferimenti della Juventus. Prima fra tutti, e invero la più preoccupante, i rinnovi di Khedira e Mandzukic, che solo qualche mese dopo sono diventati due costosi esuberi da piazzare disperatamente.
L’unica cosa che viene in mente è che, contrariamente alle agiografiche ricostruzioni di sedicenti esperti e tifosi militanti, sulla panchina della Juventus dovesse rimanere Allegri, di cui i due “vecchietti” erano dei fedelissimi. Questo rende difficile credere alla favoletta di un Sarri scelto da tempo per la panchina juventina, rinnovando le perplessità sull’improvvisazione emersa a maggio, almeno per chi guarda le cose con il giusto spirito di osservazione. Inoltre le vicende di Higuain trattato come un pacco postale, dopo essere stato strapagato due anni prima, e di Dybala, inserito in ogni scambio possibile e immaginabile alla disperata ricerca dell’ennesima plusvalenza.
Il dato tecnico sembra passato in secondo piano, come quello caratteriale: sembra che la Juventus smani per mettersi in casa Icardi, la cui tenuta sul campo è tutta da verificare dopo mesi di inattività e ha un modo di gestire la sua immagine, anche se per interposta persona, lontanissimo dalla tradizione bianconera; di Douglas Costa e dei suoi comportamenti che avevano indispettito molto Allegri, tanto da rendere rarissime le sue apparizioni in campo e più che verosimile una sua cessione, invece non si parla più.

Insomma, cara Juve, non ci siamo. Per il futuro, più continuità tecnica e più lungimiranza nelle scelte di mercato, soprattutto alla luce della scelta di Sarri come tecnico per i prossimi anni. Se è vero che la Roma ha fallito col modello vendo ogni anno, aggiusto il bilancio e finanzio il mercato, stiamo attenti a che ciò, in chiave europea, non sia il grande limite della Juventus di Paratici.