La recente votazione che ha portato Enrico Letta alla segreteria del Partito Democratico ha innescato alcune materie di interesse sociale, mai sopite e sicuramente doverose di essere finalmente considerate come i prossimi problemi che l'Italia dovrà necessariamente affrontare e non rimandare come sciocche pretese demagogiche.

In Italia ci sono ormai molte realtà che riguardano i residenti stranieri, o meglio non comunitari e si stanno inserendo sempre più nel nostro tessuto sociale, lavorativo e politico. Ci sono città, come ad esempio Genova, dove i mezzi pubblici hanno le scritte ed anche le pubblicità sia in Italiano, che in Spagnolo. E questo perchè è presente una comunità moto ampia di lingua spagnola, proveniente soprattutto dal Sudamerica; tra questi, colombiani, ecuadoriani, brasiliani ed altre minori appartenenze linguistiche. Per fare un esempio, mi è capitato spesso di essere su un autobus e vedere delle donne con dei bambini e, con sorpresa, tra di loro le donne parlavano in spagnolo, ma quando si rivolgevano ai figli, in italiano. La cosa mi colpì molto, perchè mi ricordava la mia infanzia, a Torino, e vedevo i miei parlare con i parenti adulti in siciliano, mentre con noi si parlava italiano. E questo cosa vuol dire? Innanzitutto, vuol dire che i bambini si stanno scolarizzando in Italia, e che seppure capiscano ed anche parlino spagnolo, ritengono la loro lingua l'Italiano. Poi, come succedeva a me, gli adulti usano una forma di protezione, insegnando ai figli la loro ormai certa vocazione ad essere italiani, e preservandoli da discriminazioni ed emarginazioni. E così era nella mia infanzia, anche perchè a scuola eravamo in tanti meridionali, ma provenienti da regioni diverse. come Sicilia, Calabria, Puglia, Campania ed anche Veneto (si, quel Veneto che oggi si considera "nordico e nobile"). Tra di noi era imposssibile parlare un dialetto, e men che mai il Piemontese, che capivamo, ma non eravamo avvezzi a parlarlo. Quindi, l'unica lingua che ci accomunava era l'Italiano. Inoltre al tempo (erano gli anni sessanta) c'era una latente avversione verso i meridionali, e comunque contro  coloro che non erano piemontesi, anche se nati a Torino, città che reputavamo nostra e ne scoprivamo la storia sabauda e gli eroi risorgimentali che ci infiammavano il cuore. Ma appena possibile un bel "terrun" ce lo appioppavano, e noi facendo spallucce non reagivamo, ma anzi ci comportavamo ancora meglio, come a dare una silenziosa lezione di civiltà ed educazione, che metteva ancora più in crisi i nostri denigratori. Ma c'erano anche persone buone, e talune non si risparmiarono ad aiutare le famiglie che già versavano in difficoltà economiche (mia madre comprava il pane a credito), e nel caso della mia famiglia, un gentile signore ci diede i soldi per curare mio fratello, che si era ammalato gravemente e che solo la penicillina poteva salvarlo. Non c'era certo la sanità di oggi, e alcune medicine nuove si dovevano pagare, anche salatamente. Mio fratello si salvò, e noi per sempre ringraziammo quel signore piemontese, che guardò al suo cuore e non alle malignità della gente, e sicuramente aveva solidi principi cristiani(quelli che oggi pare si siano persi visto anche taluni atteggiamenti del clero verso i migranti). Oggi, speravo che queste cattiverie e retaggi medievali fossero ormai scomparsi, ma purtroppo, mi sbagliavo. La mancanza di riguardo verso i migranti, e gli extracomunitari in genere, mostra il peggio della nostra controcultura, incapacità di relazionarsi, dispersione dei valori cristiani, che dovrebbero permeare la nostra vita, visto che sono l'origine della nostra genesi sociale e culturale. 

Ma mentre le persone peggiorano, la società avanza, ed oggi stiamo vedendo che i giovani extracomunitari, sia di lingua spagnola, che balcanica o africana, si fanno largo nella nostra comunità. Nel lavoro, e nello sport e nella politica si sta aprendo un nuovo corso culturale, che per me può portare un contributo positivo al benessere della nostra nazione. Pensate che nella nostra nazionale di atletica leggera, ci sono un terzo di giovani provenienti da famiglie non italiane, ma nati in Italia e pronti a commuoversi se sentono l'inno italiano sul podio di ogni manifestazione internazionale, magari le Olimpiadi. Ma hanno dovuto soffrire l'ostracismo di leggi che li hanno fatti diventare italiani solo dopo lungaggini e leggi assurde, che pare siano più una protezione di casta che una pretesa legalità da preservare. Certo i bambini che nascono, possono essere terroristi, ma ad oggi li vediamo terrorizzare gli avversari nelle competizioni che contano per la nostra amata Italia. Abbiamo calciatori come Stefano Okaka, Moises Kean, Ferrari, che hanno giocato nella nostra nazionale. Lottatori come Chamizo, che hanno già impreziosito il nostro medagliere allle Olimpiadi, Batki, tuffatrice dal trampolino dei dieci metri, che ha già vinto un Europeo. E così la lista si allunga, ma i dolori per ottenere la cittadinanza sono stati molti.  Ed oggi di fronte allo "Jus Soli", accennato da Letta, si sono già levate le critiche dei soliti politici (che recitano l'eterno riposo in TV, forse per il deprufundis del loro cervello) che pensano di cavalcare una società piena di odio, senza amore, che si dicono antiabortisti, ma che non si curano se qualche bambino muore nel Mediterraneo, affogato con la madre. 
Ma ad oggi ci dovrebbe essere almeno lo "Jus Culturae", che  sarebbe già un ottimo compromesso tra le divergenze politiche sull'argomento. Ovvero la possibilità per coloro che hanno studiato in Italia (e che spesso parlano italiano meglio di certi presunti politici) di ottenere la cittadinanza italiana. Ma il provvedimento votato per la prima volta in Parlamento nel 2014, si è miseramente perso prima della seconda votazione. Nel frattempo era nato il Governo "giallo-verde", e così tutto passava in cavalleria. 
Ritengo che le motivazioni che contrastano queste leggi siano assolutamente insufficienti a giustificare tale posizione. Intanto, non c'è il pericolo di "Islamizzazione", perchè coloro che ne gioverebbero sono una comunità molto limitata, se poi consideriamo che la maggior parte dei beneficiari è di lingua spagnola, sappiamo che la loro religione è rigidamente cristiana. Il pericolo di terrorismo è un'altra di quelle motivazioni senza senso. Secondo voi è più facile che diventi terrorista un giovane rifiutato dalla società oppure uno che viene invece a pieno titolo riconosciuto e protetto? Certamente, l'inclusione civile dei soggetti bisognosi determina non solo la pace sociale, ma anche benessere economico. Se poi queste persone, che vivono comunque in Italia, sono disperate, diventano preda della criminalità organizzata, che li adopera per traffico di droga, prostituzione e violenze di ogni genere. La scolarizzazione è la migliore medicina contro la violenza e il degrado sociale ed economico. L'ignoranza crea danni, e chi non se ne rende conto, non dovrebbe trovare consenso, come invece pare si stia sviluppando. 

Ebbene, qualcuno si lamentava della presunta superiorità della sinistra sulla destra, come di una storia inesistente. Allora io sento di potere rispondere. La differenza è nella capacità di amore che la sinistra offre alle persone contro l'odio che monta a destra; nella ricerca del progresso sociale e culturale, nel considerare la diversità una ricchezza e non un impedimento. Nel pensare che oggi, essere gay non è uno schifo deviante o peggio una malattia, ma un diritto della persona. Che senza la sinistra, oggi non porteremmo capelli lunghi, e magari la minigonna non sarebbe mai nata, oppure continueremmo a fare cover di canzoni straniere, e guai se qualcuno impara l'Inglese, il Tedesco o  un'altra lingua. Ed ancora oggi il considerare la morte di tante persone di COVID, una tragedia da rimediare con l'unione di tutti, e non un viatico politico per fare propaganda elettorale. L'odio è un brutto male, ma attenzione, può colpire tutti, anche chi pensa di potere odiare senza paura.
Con amore...