Spesso si dice che “nulla è scontato”. Non esiste verità più importante. Ogni risultato e tutti gli obiettivi raggiunti sono frutto di lavoro che, semplice o duro che sia, comporta fatica, sacrificio e sudore. Che si costruisca un grattacielo tecnologico che svetta sulla città oppure una rudimentale casetta su un albero, è sempre frutto di un’opera e, per arrivare al prodotto finale, è necessario bruciare energie psicofisiche che si sarebbero potute sfruttare in altro modo. A tutto questo occorre aggiungere il tempo che si dedica all’attività levandolo a qualcosa di molto importante come potrebbero essere la famiglia o gli amici. Proprio per tali motivi occorre avere il massimo rispetto per il lavoro altrui. Non significa che non lo si debba giudicare. Ci mancherebbe. Anzi, la valutazione è sempre utile al fine di un miglioramento personale. Senza un riscontro positivo o negativo non vi sarebbe la possibilità di progredire e il sistema rischierebbe di andare in tilt per mancanza di stimoli. Si pensi all’alunno che studia senza la prova finale. Come farà a capire se ha appreso in maniera sufficiente i concetti recepiti o se deve rivederli? Solo l’esame, la verifica scritta o l’interrogazione possono garantirgli le risposte necessarie. E’ chiaro, però, che queste devono rispettare corretti parametri e risultano accettabili solo se sono frutto di un lucido ragionamento non basato sulla foga dettata dal momento o su un’analisi troppo semplicistica della situazione. Come detto, il lavoro altrui merita sempre il massimo rispetto. Questo ragionamento è alquanto di rilievo per chi lavora nel mondo dei media che sovente si trova di fronte ai commenti dei famosi “haters”. Con questo “inglesismo” si intende proprio chi “si accanisce” spesso ingiustificatamente contro l’autore di un articolo o di un post. Se, appunto, la considerazione non si fonda su un’analisi corretta della situazione e ha il solo scopo di colpire chi scrive diviene una palese mancanza di rispetto nei confronti di quest’ultimo. Se si fa parte del settore della comunicazione, però, si deve essere ben consci di tutte le sue sfaccettature. A quel punto si deve avere la capacità di discernimento tra il giudizio equilibrato e quello che invece è privo di fondamento. Non è sempre semplice, ma è compito tanto necessario quanto fattibile.

Lo stesso, identico ragionamento si può eseguire anche per il calcio. Spesso il lavoro e l’operato di un giocatore o di un allenatore sono criticati senza alcuna logica o presupposto degno di considerazione. Per carità, tutto è soggettivo quindi diventa difficile sentenziare sul parere altrui. Detto questo, a volte, si leggono critiche che risultano palesemente assurde. Non è semplice proporre qualche esempio anche se ve ne sarebbero a bizzeffe. Si pensi che esiste chi ritiene che Cristiano Ronaldo sia “un bidone”. L’uomo può risultare simpatico o antipatico. Si può non essere juventini e “odiare”, sportivamente parlando, un campione che terrorizza ogni avversario. Si tratta di una forma di esorcizzazione dell’idea del pericolo ed è comprensibile. Ci si prova ad autoconvincere che il portoghese non sia un marziano per tentare di rendere più semplice l’approccio alla sfida che altrimenti risulterebbe praticamente impossibile. Tutto, però, ha un limite e sostenere che CR7 non sia abile nel gioco del calcio è come negare l’evidenza. Si potrà ritenere che Messi sia migliore di lui e che vi siano giocatori persino più bravi del lusitano, ma non si possono non riconoscere le sue capacità. E’ assurdo, inconcepibile e quasi non merita ascolto perché sicuramente dettato da motivazioni che non consentono il lucido discernimento come potrebbero essere la frustrazione, la delusione o persino lo sfottò. Il medesimo discorso si può effettuare per quanto riguarda la Pulga Blaugrana.

Oltre queste situazioni, che si potrebbero definire “estreme”, vi sono pure casi più difficili nei quali ogni valutazione e parere è degno di assoluto rispetto. A questo punto si ricade nel discorso iniziale. Si diceva che “nulla è scontato”. Si provi per un istante a svuotare la testa e a concentrarsi sulla propria persona. In quanti mettono in pratica tale aforisma? Se si riuscisse a operare un sondaggio, è alquanto pronosticabile che sarebbero davvero in pochi. Le piccole gioie non sono mai prese in considerazione perché sono date per assodate, ma rappresentano il “sale dell’esistenza”. La normalità non fa scalpore. La notizia si ha quando accade qualcosa che esula da tale principio e che crea frastuono. Non è giusto. Quando gli informatori dei saggi interrogarono Gesù sul pagamento dei tributi, Lui rispose: “Date a Cesare quel che è di Cesare”. Queste parole sono state poi utilizzate come massima che ha pure un significato leggermente diverso da quello inteso dal Profeta. Con tale detto si intende affermare che occorre sempre riconoscere i meriti altrui o persino i propri. E’ assolutamente necessario che ciò avvenga perché la vita è fatta di “piccoli momenti di felicità” ed è davvero difficile poter godere con continuità di grandi soddisfazione che capitano una tantum. Solo così si potrà avere un’esistenza per quanto possibile più serena e meno frustrante. Occorre sapersi accontentare e godere di ogni gioia.

Questo deve valere anche per la nostra nazionale. Siamo a Euro 2020 e abbiamo raggiunto lo scopo con 3 turni di anticipo. Godiamoci il momento e rendiamo merito a chi ha lavorato per raggiungere l’obiettivo. E’ doveroso effettuare uno sforzo mentale e ricordare da dove tutto è iniziato. Ventitré mesi orsono era pianto e stridore di denti. Era la metà di novembre del 2018 quando durante una sosta atta alle sfide delle nazionali, come sempre poco considerata, la squadra di Ventura perdeva ogni chance di accedere al Mondiale che si sarebbe poi svolto nell’estate successiva.
La Svezia, nostra carnefice, vinse 1-0 in casa prima di venire a San Siro e creare un bunker assolutamente invalicabile. A nulla valsero le infinità di tentativi, per la verità, dettati più dall’agonismo e dalla foga di recuperare il risultato che da una struttura di gioco adeguata. Con lo 0-0 milanese sparì ogni opportunità di vivere le notti magiche sotto il cielo russo. E’ innegabile che quella ferita lacerò gli animi dei tifosi azzurri per parecchio tempo. Almeno fintanto che la Francia non sollevò la “Coppa Rimè” nel nubifragio moscovita, si patì e rosicò nel vedere gli altri che si godevano la loro estate calcistica da protagonisti mentre noi, i 4 volte campioni, dovevamo osservare la situazione da semplici spettatori disinteressati.
Parecchio frustrante. Non è vero?
In 2 anni il mondo pare essersi capovolto. Mancini raccolse gli azzurri e iniziò una lunga opera di ricostruzione. Tutto prese avvio con le amichevoli contro Olanda, Arabia Saudita e Francia prima che la kermesse russa avesse inizio. Signori e Signore, il 25 maggio 2018 fungemmo da sparring partner alla squadra araba che doveva prepararsi al Mondiale e qualche giorno più tardi lo stesso è accaduto contro i transalpini. Ora, con tutto il rispetto per le citate nazionali, penso che la faccenda si commenti senza ulteriori parole che potrebbero solo rievocare tristi fantasmi. Si preferisce, quindi, concedere al c.t. jesino la possibilità di sostenere che la sua avventura azzurra iniziò dalla Nations League e dalla sfida di Bologna contro la Polonia. In effetti, le prime 2 partite della citata competizione non portarono grandi soddisfazioni. Il pareggio emiliano e la sconfitta in casa del Portogallo giunsero con prove molto deludenti.
Poi, esattamente un anno fa, arrivò la svolta. L’Italia pareggiò in modo convincente a Genova con l’Ucraina per poi vincere allo “Stadion Slaski” contro Lewandowski e compagni. Nel mese di novembre, gli uomini scelti da Mancini conclusero al secondo posto il girone di Nations League a Milano con i lusitani per poi vincere, qualche giorno dopo, un’amichevole disputata in Belgio con gli USA. Anche queste due prestazioni furono davvero positive. Si giunse così ai match validi per la qualificazione a Euro 2020 e si scopre che gli azzurri hanno ottenuto 7 vittorie in altrettanti incontri sconfiggendo: Finlandia, Lichtenstein, Grecia, Bosnia, Armenia, ancora gli scandinavi e nuovamente gli ellenici. E’ vero, non si tratta di avversarie di prim’ordine. Detto questo, l’obiettivo è stato raggiunto in maniera sufficientemente convincente. Così gli azzurri avranno l’onore di inaugurare Euro 2020 il prossimo 12 giungo a Roma. Più avanti si scoprirà pure quale sarà la sfidante di quell’incontro e quali saranno le altre avversarie del raggruppamento.

Che bellezza e che sollievo. Invece no. Tutto è dovuto: “Eh ma siamo l’Italia e appena incontreremo un’avversaria di livello faremo una figura barbina”. Può essere, ma non è certo. La squadra è forte. Donnarumma e Sirigu sono 2 ottimi portieri. Finalmente, Mancini potrà contare su terzini di spessore come Emerson, Florenzi, Spinazzola e D’Ambrosio che, da quando è in contatto con Conte, pare vivere una seconda giovinezza. Chi ha lavorato con il pugliese non si stupirà di certo. Bonucci e Chiellini sono tra i difensori centrali migliori del mondo. Se il capitano della Juve non dovesse recuperare una rosea condizione, Acerbi sta dimostrando di essere una valida alternativa e lo stesso dovrebbe valere per Romagnoli, Mancini o Izzo. La mediana composta da Verratti, Jorginho e Barella è ormai positivamente rodata. Non ci si può, poi, dimenticare di Lorenzo Pellegrini e Sensi che sono pronti a insidiare la titolarità soprattutto dell’ex cagliaritano. L’attacco è formato da bravi giocatori e seri lavoratori come Chiesa, Bernardeschi, Insigne, Immobile e Belotti.
A questi va aggiunta la freschezza portata da Zaniolo e la classe che potrebbe garantire un Balotelli in stato di grazia. Il tutto senza dimenticare Berardi che è terzo nella classifica marcatori di serie A. Il c.t. marchigiano vanta buone frecce all’interno della sua faretra. A questo si deve aggiungere che finalmente siamo di fronte a una nazionale con importanti principi di gioco simili a quelli di un club nel quale il collettivo sembra prevalere sul singolo. Ha una sua identità e una struttura che ben si adatta ai più moderni dettami calcistici e alle correnti al momento più in voga. Ci sarà tutto il tempo per “mugugnare” quando vi saranno ragioni importanti per tale triste attività. Per ora ci si godano lunghi preparativi a una grande estate di calcio azzurro e si renda onore al lavoro svolto dai giocatori, dal commissario tecnico e dalla Federazione.

In effetti sarebbe giunto il momento di testare il polso all’Italia con avversarie formidabili, ma il nuovo format del calendario dedicato alle nazionali non lo consente. Questa struttura è sicuramente più gradevole ed entusiasmante perché ha praticamente eliminato le amichevoli. Detto questo, non permette di mettersi alla prova con sfidanti scelti perché deve rispettare ritmi piuttosto serrati. Così dovremo attendere per capire quanto sia cresciuto il livello degli azzurri e quanto, invece, i buoni risultati dipendano dalle avversarie. Certo non si può negare che la squadra sia nettamente migliorata rispetto a un recente passato molto buio. Solo Pozzo, nel 1938, riuscì a centrare 9 successi consecutivi con Mancini che potrebbe raggiungere il più vincente c.t. della storia tricolore. L’Italia non perde da oltre un anno e anche questo è un dato molto importante che fa ben sperare per il futuro così come l’attaccamento alla maglia che i giocatori stanno mostrando ultimamente. Assomiglia tanto al famoso “contismo” che nel 2016 ci permise di disputare un grande Europeo in terra francese dove fummo fermati dai campioni del mondo in carica nei quarti di finale e solo ai rigori. Tornammo a casa con scalpi pregiati come quelli di Belgio e Spagna.

Ora è necessario che lo stesso sentimento venga provato anche dai tifosi e non soltanto da chi fa parte del gruppo azzurro. I supporter sono componente fondamentale di questo sport. Sono elementi determinanti del sistema e senza di loro il calcio non avrebbe senso.
Devono capire che sono pienamente immersi nel processo di rinascita azzurro e che questo merita il massimo valore. E’ innegabile che le soste per la nazionale durante la stagione non agevolino di certo il godimento di chi si diverte ad assistere ai big match dei vari tornei dedicati ai club, ma rappresentano porzione importante del calendario. Fintanto che quest’ultimo non sarà nuovamente rivoluzionato, occorre accettarle e tenerle in grande considerazione perché è tramite queste che si accede a Europei e Mondiali. Sembra proprio che i nostri giocatori abbiano appreso questo concetto e non sottovalutino certi impegni. Urge che tale attaccamento alla maglia azzurra diventi parte della cultura degli appassionati pure fuori dal classico mese della kermesse.
Per facilitare il lavoro, si vuole ricordare nuovamente quanto si è vissuto nel 2018, ma la lezione non sembra essere stata ancora imparata. Ci si sforzi e si goda di questa meritata qualificazione al torneo continentale, itinerante della prossima estate.
Dovremo essere pronti a rivivere le notti magiche….