Con quella faccia un po' così, quell'espressione un po' così, che abbiamo noi, che abbiamo visto... Istanbul.
Mi auguro abbiate visitato l'antica Costantinopoli, immergendovi fra gli innumerevoli monumenti e le bellezze naturali, gentilmente offerte dallo stretto del Bosforo. Santa Sofia, la Moschea Blu o gli acquedotti di epoca romana catturano l'attenzione di milioni di visitatori, consacrando la Roma d'Oriente quale meta ambita del turismo mondiale. Fra un anno esatto, presso lo stadio "Ataturk", si terrà l'atto finale della Champions League. Un'invasione pacifica, si spera, a metà fra il tifo e il turismo.

Si scrive Istanbul, si legge incubo.
Calcisticamente parlando, i tifosi del Milan, la sera del 25 Maggio 2005, sognavano a occhi aperti. Terminare la prima frazione di gioco, di una finale europea, in vantaggio di tre gol, regala una certa tranquillità. Si dice, addirittura, che nello spogliatoio rossonero, grondassero fiumi di champagne.
Se così fosse, nel secondo tempo, lo champagne è andato di traverso: il Liverpool, in un quarto d'ora, rimonta i tre gol di svantaggio e si va ai supplementari. Una gara incredibile, nella quale il protgonista assoluto è un antidivo per eccellenza. Jerzy Dudek, portiere polacco dei Reds, neutralizza l'impossibile. Chiedere a Sheva, al quale l'estremo difensore respinge una conclusione ravvicinata con l'ausilio della testa (!). Dulcis in fundo, l'eroe di Manchester, viene ipnotizzato dal dischetto, dalla danza sguaiata del portiere avversario. Un incubo, appunto. Una delusione, Pirlo dixit. 

Si scrive Istanbul, si legge Perugia. La Juve, nel 2000, è un Titanic che affonda nel nubifragio primaverile di Perugia. La stessa Juve, nel 2013, incappa in una nevicata epica in terra turca. Stavolta non si gioca all'Ataturk, bensì alla "Turk Telekom Arena", casa del Galatasaray. Serata da dentro o fuori per la Signora, che si gioca il passaggio agli ottavi di Champions. Il 10 Dicembre 2013, la nevicata copiosa abbattutasi su Istanbul costringe la UEFA a rinviare di qualche ora la partita. L'indomani, nel primo pomeriggio, il terreno di gioco è una sozza mistura fra fango e neve, tanto da indurre Antonio Conte, allenatore bianconero, a pronunciare la frase "this is not football". Nello scenario "agghiacciande" la Juve sprofonda per effetto della rete, partorita dall'asse Drogba-Sneijder ed è inghiottita dalle sabbie mobili di Istanbul e dell'Europa League. Il fantasma di Perugia ricompare qualche kilometro più a Est, presentando nuovamente un conto salato a Madama.

Come avrete capito, rammentare a un tifoso italiano l'antica Bisanzio è un colpo al cuore. Per un milanista è una Coppa dalle grandi orecchie, specialità peraltro rossonera, che sfugge di mano. Prima la libidine, poi la rimonta, infine l'ecatombe. Per uno juventino è l'avversità meteorologica, una linea che congiunge Perugia a Istanbul, da uno scudetto perso all'ultima giornata a una qualificazione mancata nell'ultima gara dei gironi.
La magra consolazione che il calcio italiano potrebbe avere, fra un anno, è quella di poter ammirare un'italiana trionfare all'Ataturk. Sia chiaro, non cancellerebbe le disfatte di Milan e Juve, ma sarebbe una discreta rivincita nei riguardi di uno scenario tanto avaro di soddisfazioni.

Con quella faccia un po' così, quell'espressione un po' così, che abbiamo noi, che ricordiamo... Istanbul.