Sul finire degli anni Novanta quel vecchio volpone di Cossiga organizzò un machiavellico capolavoro: dovendo intervenire nei Balcani senza l'avvallo dell'ONU, la NATO gli chiese di attivarsi per concedere appoggio logistico all'intervento sul territorio italiano. Per fare questo, però, era necessario spostare a sinistra l'asse del governo, allora guidato da Prodi, perché secondo i calcoli di Cossiga, in Italia le cose impopolari le può fare solo la sinistra. 
Iniziò così un lavorìo ai fianchi, di cui fui testimone diretto, che si concluse come voleva il geniale Gatto Sardo: Prodi uscì stranamente sfiduciato in Parlamento e il nuovo governo D'Alema autorizzò il primo intervento militare senza risoluzione ONU. Solo Michele Santoro andò a Belgrado su un ponte, a fare informazione resistente. 
Lo sport non fu altrettanto allineato: i due campioni serbi della Lazio, Sinisa Mihajlovic e Dejan Stankovic, fecero scalpore mostrando, nelle loro esultanze in campo, una maglietta bianca con un bersaglio rosso e la scritta Target. Serviva a far emergere l'orgoglio di un popolo vittima di una guerra sporca, a fini umanitari, ma con proiettili all'uranio impoverito, che seguiva una guerra altrettanto sporca e fratricida, quella balcanica, di cui il calcio e lo sport erano stati spesso momento di detonazione. Personalmente capii la gravità di quanto sarebbe successo nel 1992, quando da studente liceale a Melbourne, in Australia, vidi fronteggiarsi violentemente un gruppo di serbi e di croati di fronte al locale parlamento.
L'Europa guardò immobile il massacro, inaugurando la prima di una serie di ipocrisie, divisioni e inadeguate risposte alle crisi che si sarebbero succedute negli anni.
Non si può dunque comprendere la risposta di Novak Djokovic senza capire che quella generazione di serbi sa benissimo che, dietro alle logiche emergenziali, la comunità internazionale nasconde i propri indicibili interessi, economici e politici, e vorrebbe mondare le proprie ipocrisie cercando il consenso per giustificare la perpetrazione dell'ingiustizia e della prevaricazione a danno dei popoli e delle Nazioni sovrane. 

Per cui grazie Novak  Djokovic, eroe serbo, per aver posto un argine alla spinta omologatrice che ci sta travolgendo. Perché, come urlava un vecchietto tra i vicoli di Napoli in un video diventato virale: "a Libbertà val' cchiù daa Mort'". 
Il nostro corpo come ultimo argine di Libertà, insieme alla Nazione, corpo dei Popoli liberi. 

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