In un San Siro deserto causa Coronavirus, l'Inter completa l'opera iniziata sette giorni fa in Bulgaria qualificandosi agli ottavi di finale di Europa League grazie al 2-1 casalingo sul Ludogorets e ad un 4-1 complessivo maturato al termine delle due partite.
Nonostante i bulgari non fossero avversari insormontabili e la qualificazione non fosse mai in bilico, Conte ha potuto comunque raccogliere dati utili per il prosieguo della stagione un po' come fanno le squadre di Formula Uno durante i periodi di test. I due match contro il Ludogorets, infatti, hanno permesso al tecnico salentino di aumentare il minutaggio di alcuni giocatori come Sanchez e D'Ambrosio a lungo fermati dagli infortuni oltre ad inserire nei meccanismi della squadra alcuni volti nuovi come Moses e soprattutto Eriksen che grazie proprio alle partite europee ha potuto aumentare il grado di conoscenza del gioco della squadra. In più, anche a livello tattico le due partite si sono rivelate importanti visto che Conte ha potuto provare la difesa a quattro che potrebbe diventare utile nel prosieguo della stagione.

Nel silenzio di San Siro, Conte conferma per dieci undicesimi la squadra scesa in campo in Bulgaria con la sola defezione di Lautaro Martinez, fuori per squalifica, sostituito da Lukaku. La prima frazione ricalca per certi versi lo stesso prima tempo della settimana scorsa con l'Inter che lascia il possesso ai bulgari invitandoli ad avanzare con l'obiettivo di ripartire in contropiede grazie agli spazi liberi lasciati dagli avversari come dimostra l'occasione in avvio di Lukaku che solo davanti al portiere spreca la prima palla gol della partita facendosi parare il tiro (lento e poco angolato).
Al 26' però la partita cambia grazie ad un errore macroscopico di Godin che si lascia anticipare con troppa facilità da Cauly che insacca in rete il gol del vantaggio. La paura di farsi riprendere dagli avversari spinge la squadra di Conte all'attacco e dopo appena cinque minuti dal gol subito arriva il pareggio grazie a Biraghi, che insacca in rete il gol dell'uno a uno aiutato da una deviazione del difensore avversario che inganna il portiere bulgaro.
Sul finire della frazione, poi, arriva il gol del vantaggio nerazzurro con Lukaku che colpisce in tuffo di testa indisturbato all'interno dell'area di rigore, il tiro viene respinto ma la palla colpisce di nuovo la testa del belga steso a terra e finisce in porta. Gol fortunato o meno l'Inter capitalizza al massimo e si porta negli spogliatoi con un risultato di vantaggio.
La ripresa è un monologo interista con Sanchez prime e Lukaku poi che devono fare i conti con la sfortuna colpendo la traversa il primo e il palo il secondo. Nel finale la stanchezza la fa da padrone e il Ludogorets sfiora il gol del pareggio ma prima i riflessi di Padelli e poi un tiro alto di poco vanificano ogni tentativo di rendere meno amara l'uscita dall'Europa League per la squadra bulgara.

Oltre alla vittoria e al passaggio del turno la partita ha dato altri segnali positivi a Conte come l'ottima prestazione della catena di destra dove D'Ambrosio e Moses danno continuità alla buona performance della gara d'andata, la crescita di Eriksen che accende la luce del gioco interista ogni volta che viene chiamato in causa e la grande intesa tra Sanchez e Lukaku che potrebbe far riflettere Conte in vista della Juventus viste le ultime prestazioni sottotono di Lautaro Martinez.
Nota dolente è invece Diego Godin che vanifica la buona prestazione svolta in terra bulgara dimostrando i suoi limiti non solo nella difesa a tre ma anche in quella a quattro provata a più riprese nel match di ieri sera. Non solo l'errore sul gol degli avversari per l'uruguaiano ma anche tanti errori in fase di impostazione che rischiano spesso e volentieri di lanciare gli avversari verso la porta di Padelli.
A livello tattico l'Inter scesa in campo ieri sera era un ibrido tra il 3-5-2 e il 4-4-2 formato grazie allo spostamento di D'Ambrosio largo sulla desta,Ranocchia e Godin centrali e l'abbassamento di Biraghi sulla corsia mancina.
Allo stesso tempo Barella e Borja Valero formavano il duo di centrocampo con Moses e Eriksen larghi sulle fasce. In avanti la coppia Lukaku-Sanchez con il cileno spesso libero di muoversi attorno al gigante belga. Chissà che Conte non rispolveri il suo 4-2-4 che tanto bene fece in quel di Bari e all'inizio della sua avventura alla Juventus dove,anche grazie alle caratteristiche dei suoi giocatori, decise di passare al 3-5-2.

Superato l'ostacolo Ludogorets non resta che aspettare qualche ora per conoscere il prossimo avversario sul cammino dell'Inter, che da quando la Coppa Uefa ha cambiato denominazione trasformandosi in Europa League non ha mai superato gli ottavi di finale. Da evitare nell'urna di Nyon sicuramente il Manchester United, il Wolverhampton (che ha già eliminato il Torino ai preliminari), il Siviglia e le squadre tedesche vista la presenza nell'urna sia del Wolfsburg che dell'Eintracht Francoforte (che oggi giocherà con il Salisburgo dopo il 4-1 dell'andata), che hanno eliminato i nerazzurri nelle due ultime partecipazioni in Europa League, oltre al Leverkusen e la Roma per evitare il derby italiano già agli ottavi. 

Sarebbe un'urna benevola, invece, se uscisse una tra Copenaghen e Lask, che per qualità sono sicuramente inferiori alla squadra di Conte.
Di difficoltà media invece il Basilea, il Getafe (che ha eliminato l'Ajax), l'Istanbul Basaksehir (affrontato dalla Roma nel girone e superato con estrema facilità), l'Olympiacos (che ha eliminato l'Arsenal), i Rangers di Steven Gerrard e lo Shakhtar Donetsk (eliminato dall'Atalanta in Champions League).