Se si cercano colpevoli ieri sera non bisognerebbe prendersela con Spalletti, che si è presentato a San Siro nella partita più importante della stagione, confermando che i cambi tattici e le letture delle partite in corso non sono di certo i suoi punti forti.
La colpa non è neanche del povero Asamoah alla sua seconda partita consecutiva in stile Santon.
E non possiamo prendercela neanche con un San Siro pieno, ma stranamente silenzioso fin dal primo tempo e soprattutto anche in quegli ultimi 10 minuti dove si sarebbe dovuto spingere al massimo i giocatori.
All'appello degli innocenti non può mancare la squadra intera, frenetica e ansiosa fin da subito, e inspiegabilmente tranquilla e rilassata dopo aver segnato il primo gol, con tanto di festeggiamenti prolungati anziché raccogliere la palla appena depositata in rete e portarla velocemente a centrocampo.

No, il problema di ieri è stato solo uno, ed è stata la condizione pietosa con la quale si è presentato Lele Adani davanti al microfono. Un filo di voce, un'influenza impossibile da nascondere, "N" che suonano come "D" e "M" come "B" e neanche una fiammata poetica, un aneddoto ancestrale o una lettura da chiaroveggente.

No Adani, ieri alla fine sembra che sei mancato soprattutto tu e forse anche un po' di garra charrua.