La lotta scudetto è serrata, come non accadeva da anni.

In estate, in molti avrebbero puntato sull’Inter di Conte, la quale, nonostante la distanza (in classifica e non solo) dalla capolista bianconera, sta mantenendo le attese di inizio stagione.

In pochissimi, al contrario, avrebbero scommesso sul cammino strabiliante fin qui svolto dalla Lazio.

La squadra capitolina è senza ombra di dubbio la rivelazione di questo torneo, nonostante in questi anni di gestione Inzaghi abbia già rappresentato l’unica alternativa all’egemonia della Signora, vincendo due Supercoppe italiane e una Coppa Italia.

Un team che fa della continuità uno dei suoi punti di forza, rappresentata appunto dalla guida di Simone, unitamente ad una direzione societaria che a volte può far storcere il naso (per ultima una sessione invernale di mercato praticamente nulla) ma che, a conti fatti, sta risultando ottimale e vincente. Unico neo di queste stagioni è quello di non aver mai centrato la qualificazione in Champions, cosa che, salvo cataclismi, avverrà finalmente al termine di quella in corso.

Se, dunque, il grande obiettivo, ovvero la partecipazione alla agognata fase a gironi della Coppa dalle grandi orecchie, è ormai a portata di mano, molto più complicato è ciò che dalle parti della Capitale fanno fatica anche solo a nominare: il tricolore.

La squadra è brillante, ha trovato un’alchimia perfetta, è libera da altre competizioni (al contrario delle altre due contendenti) e, ad avviso di chi scrive, ha il centrocampo più forte della serie A, potendo vantare l’esperienza di Lulic, la lucidità di Leiva unita al talento di Luis Alberto e, soprattutto, la personalità di Milinkovic-Savic, autentico leader tecnico di questa squadra, tornato ai livelli pre-Mondiale russo. Il serbo, dopo i mugugni della passata stagione a seguito di un’estate in cui con la testa era già altrove, si è ritrovato definitivamente con la finale di Coppa Italia vinta contro l’Atalanta grazie ad una sua rete decisiva, che ha riacceso la miccia e l’amore verso la causa laziale.

Oltre al reparto nevralgico, però, la squadra può contare sul miglior Ciro Immobile di sempre, capocannoniere incontrastato del torneo e punta di diamante di questo gioiello.

La distanza dalla vetta è risicatissima e, con lo scontro diretto contro la Juventus ancora da giocare e tanti match ancora da disputare fino alla fine, la squadra deve essere ormai considerata un'autentica pretendente al titolo, sebbene con molte meno pressioni della concorrenza.

Un sogno, per i tifosi di fede biancoceleste e, di contro, un incubo per i colleghi giallorossi.

Ebbene sì, perché i sostenitori della Lupa, oltre ai problemi che la squadra di Fonseca si trova già a dover fronteggiare, si ritrovano nella condizione di assistere alla scalata dei cugini verso la corona di Campione d’Italia.

Ma cosa ferirebbe un supporter romanista nel vedere l’altra squadra della “Città Eterna” trionfare?
Sicuramente, ed è una regola che vale per tutte le rivalità calcistiche, veder vincere l’avversario di sempre non fa mai piacere, soprattutto quando si tratta di squadre rappresentative della medesima città.

C’è però un altro aspetto che è legato strettamente ai numeri o, in generale, a ciò che si può fieramente sbandierare.

È risaputo, ogni squadra può vantare un proprio orgoglio: la Juventus ha vinto più campionati di chiunque, il Milan ha più Champions League, l’Inter ha realizzato il Triplete e non è mai retrocessa in Serie B.
Questi mantra sono diventati slogan, purtroppo, a volte abusati nei dibattiti social più beceri, ma, se utilizzati con i giusti criteri, rappresentano i vessilli che ogni tifoso degno di questo nome ha la facoltà di issare.
Stesso discorso, ma con altri elementi, vale nella Capitale.

Prima di affrontare la parte fondamentale dell’articolo e venire al nocciolo della questione, è doveroso fare una precisazione.
Entrambe le squadre sono patrimonio del calcio italico e società gloriose, che hanno dovuto fare i conti con lo strapotere delle tre grandi, ma che hanno sempre dimostrato di poter essere alternative importanti, soprattutto in determinati periodi storici.
In particolare, la Roma è praticamente sempre stata nel giro che conta del calcio italiano, tanto che spesso si è trovata nel ruolo di anti-Juve, riuscendo a spuntarla nel 1982/83 e nel 2000/01.
Gli anni ’80 sono stati colmi di grandi gioie ma anche di enormi delusioni, come il campionato 1985/86 perso in un duello contro la squadra torinese che ancora oggi non cessa di generare polemiche e rimpianti ma, soprattutto, la finalissima di Coppa dei Campioni 1983/84 all’Olimpico: la squadra arrivò a un rigore dal trono d’Europa, che l’avrebbe proiettata al vertice del calcio capitolino senza appello.

La Roma è considerata la quarta squadra d’Italia per tradizione e blasone, a dimostrazione del costante impegno ad alti livelli della squadra.
Lo Scudetto del 2001, con un tridente pazzesco formato da Totti, Montella e Batistuta, ha rappresentato un momento topico, prima di altri successi ottenuti qualche anno dopo sotto la gestione Spalletti, ultimo a vincere sulla panchina giallorossa nel 2008.
Proprio in quell’anno l’altro grande rammarico, ovvero il titolo conteso fino all’ultima giornata all’Inter, come accadde anche due anni dopo nel memorabile 2010 per gli uomini di Mourinho.
Nell’ultimo decennio, è stata insieme al Napoli l’unico vero ostacolo della Juve dei record, troppo superiore per concedere qualcosa alla comunque ottima compagine giallorossa (ad esempio, nell’anno di Garcia o del secondo Spalletti).
Inoltre, può vantare un palmares importante nelle coppe nazionali, avendo vinto 3 Supercoppe ma soprattutto 9 Coppe Italia, seconda in classifica generale dopo la Juventus e ad un passo dalla stellina d’argento.

Dall’altra parte, la Lazio non ha sicuramente avuto la medesima costanza in campionato, ma può comunque vantare diverse note di merito: dalla Coppa Italia del 1958, allo storico Scudetto del 1974 (il primo del Dopoguerra vinto da una romana) a, soprattutto, ciò che ha proposto negli anni ’90. Già con Zeman la squadra aveva illuminato, ma è il triennio di Eriksson che rese il club uno dei più importanti al mondo di quel periodo: nel 1997/98 vinse la Coppa Italia e arrivò in finale di Coppa UEFA perdendo contro l’Inter; l’anno dopo, lasciò lo Scudetto sul filo di lana al Milan dopo aver dominato il campionato, e si consolò con la vittoria della Coppa delle Coppe, fino al trionfo dell’anno successivo, l’apoteosi: lo Scudetto del 2000.
In quegli anni vestirono la maglia laziale alcuni tra i migliori calciatori di sempre: da Vieri a Nedved, da Nesta a Mancini, passando per moltissimi altri che hanno lasciato un segno indelebile.


Detto ciò, quali sono gli sfottò dal punto di vista statistico che più stanno a cuore alle due tifoserie romane?

  • Le partecipazioni in Serie A: questo è uno dei classici della tifoseria giallorossa. La squadra può infatti vantare una costante presenza nella massima serie, avendo partecipato a tutti i tornei disputati tranne uno, dietro solo all’Inter e a pari merito con la Juventus. I concittadini, di contro, sebbene siano una delle tradizionali squadre partecipanti alla A, hanno subito nel corso della loro storia diverse retrocessioni in cadetteria, sfiorando addirittura nella stagione 1986/87 l’Inferno della Serie C, scampata solamente grazie al successo nello spareggio contro il Campobasso, ancora oggi invocata dal popolo avversario come ricordo del momento più basso di tutta la storia della società allenata quell’anno da Eugenio Fascetti.

 

  • I trionfi europei: nel 1998/99, sotto il cielo di Birmingham, l’ultima edizione in assoluto della mitologica Coppa delle Coppe venne vinta dalla Lazio contro il Maiorca di Cuper. Le reti di Vieri e di Nedved risulteranno decisive per il 2-1 finale contro gli spagnoli, che consegna i biancocelesti alla storia e che consacra la squadra a livello internazionale. Qualche mese dopo arriverà anche la vittoria in Supercoppa Europea contro i campioni d’Europa del Manchester United di Feguson, con rete di Salas. Questa accoppiata è spesso evocata nelle diatribe dal popolo laziale, il quale gonfia il petto sottolineando sovente gli “zero titoli” dei rivali (la Coppa delle Fiere vinta nel 1960/61 non è riconosciuta dalla UEFA).

 

  • La storia recente: è innegabile. La Roma, per quanto abbia collezionato secondi posti e diverse qualificazioni in Champions, non vince da 12 anni. I biancocelesti, meno performanti in campionato, possono però vantare i titoli accennati in apertura dell’articolo e, soprattutto, la finale di Coppa Italia vinta nel 2013 nel derby più importante di sempre. La rete di Lulic al 71’ è ancora oggi uno dei ricordi più belli della storia del club.

 

  • Il numero di Scudetti: e qui arriviamo al sodo. La Roma, o meglio, i suoi tifosi, hanno il terrore assoluto che possa venire intaccato uno dei capisaldi del proprio orgoglio: il maggior numero di scudetti. Certo, stiamo parlando di una minima differenza (3 a 2) ma è proprio quello Scudetto vinto nel 1942 che permette di avere tale vantaggio e di sventolarlo contro i rivali.


Dunque, che la strada del tricolore porti a Roma, sponda biancoceleste, è un'ipotesi non contemplata minimamente dal tifoso romanista, il quale, scherzi del calendario, si potrebbe ritrovare in una condizione davvero degna di una sceneggiatura thriller: se l’equilibrio, tanto in testa quanto nelle altre zone della classifica, dovesse (come pare) perdurare fino all’ultimo turno, i giallorossi si ritroverebbero a giocare contro la Juventus all’ultima giornata, magari in una sfida decisiva per l’accesso in Europa e, contemporaneamente, fondamentale per l’esito dello Scudetto. Nel peggiore scenario per il popolo della parte giallorossa del Tevere, aiutare i rivali ad ottenere il titolo rappresenterebbe uno smacco clamoroso, anche laddove dovesse raggiungere il piazzamento Champions.

Siamo nel campo delle ipotesi (remote o meno) ma questa stagione, la più bella degli ultimi anni, sarà intensa per tutti, romanisti e laziali compresi.