Sabato sera allo Stadio Olimpico di Roma è successo l’imponderabile! Per quanto si riesca a ricordare: a memoria d’uomo, qualcosa di sensazionale e unico, almeno, tanto quanto le magie di Nicolino il Mago di Segrate: “I’ cercherò di lievitare, diciamo di svulazzare, dalla finestra del mio balcone. Cioè io lievitando svulazzo, però non come Icaro, che dopo è svulazzato a basso, diciamo che si è schiantato…cercherò di svulazzare come…Ilaro, il fratello, quello che svulazzava ridendo. Capisci il cuncetto?”. Per chi non lo avesse, ancora, compreso “il cuncetto” Ahimè, è assolutamente vero! – sabato sera allo Stadio Olimpico di Roma è accaduto ciò che nessuno, tra i viventi, si sarebbe mai aspettato!  Soprattutto dopo il goal, di natura illusoria, the King of Cristiano Ronaldo: La pessima Juventus di Maurizio Sarri è caduta allo Stadio Olimpico di Roma sotto i colpi inferti PAM! PAM! PAM! dalla Super Lazio di Ciro Immobile & Company!

Senza giri di parole, per correttezza, di seguito metto NERO su BIANCO per definire il punto della questione: La colpa è di Maurizio SARRI? Alla domanda risponderei, sempre con un secco “No”. Perché? Che domanda! Sono convinto che, in questo caso specifico, sia più corretto parlare di Sindrome di Calimero che come la peste affligge – dopo aver affogato volontariamente la povera acciughina nei fondali del Mar Tirreno – tutti i tifosi, giornalisti e blogger bianconeri.

Signori della Mole Antonelliana, se ci riflettete…a bocce ferme, non è un caso se in passato il sig. Calimero – il pulcino più famoso del mondo dopo il cugino PIO – si sentisse perseguitato in quanto piccolo e di colore, NERO (un po’ come oggi si vede il tifoso juventino).

Non è il “NERO”, uno dei due colori costituenti la gloriosa maglia della Juventus?

Esistono due tipi di Sindrome di Calimero: positiva e negativa. La prima è percepita quando il tifoso bianconero (come la gioia di un bambino al quale i genitori hanno promesso, il giorno prima, un giro sulle macchine da scontro…) attende, con ansia e trepidazione, la finale di Champions League; La mancanza di autostima cresce prima e dopo la competizione con una squadra più forte come lo è stata, in passato, sia il Barcellona che il Real Madrid.

Charles Bukowski sosteneva che l’uomo è vittima di un ambiente che non tiene conto della sua anima!

Esiste nell’essere bianconero una sindrome di Calimero più subdola, quella negativa, che scava come un tarlo nella mente malata del tifoso bianconero. In questo caso il cervello del povero tifoso è spappolato fino a essere ridotto come una forma di un volgare Emmentaler. Questa patologia ha origine da una scarsa autostima di sé stesso. La malattia porta, se non è diagnostica in tempo, a uno stato avanzato di denutrizione, fisica e mentale, causato da un’alimentazione forzata (un po' come il Foie gras) a base di sconfitte nella competizione più importante del mondo, la Coppa delle grandi orecchie.

Ahimè, è assolutamente vero!

CONCLUSIONE

Come sosteneva, Ugo Ojetti (?) dubitare di sé stessi è il primo segno di intelligenza……….

A parere dello scrivente – giusto per dare un contributo alla discussione che appassiona non solo gli juventini – il tifoso bianconero più che prendersela con Maurizio Sarri o con il sig. Paratici - L'è l'istess - dovrebbe talvolta dubitare di sé stesso in un’ottica di un percorso umano di miglioramento continuo. Altresì mi rendo conto che, all’età di quarant’anni, il percorso introspettivo non sia affatto facile per chi è abituato, come il tifoso juventino, a vincere “facile” ormai da anni sette solo in “Italia”. Ormai il dado è tratto:  per il soggetto patologico juventino la vittoria è data per scontata, come se essa gli appartenesse perchè scritta nella Costituzione Juventina. Al contrario della sconfitta, aimè, quest’ultima vissuta come una sorta di lutto interiore dal quale prendere subito le distanze per paura d’essere risucchiati in una sorta di dimensione spazio-temporale fino a quel momento sconosciuta. Possiamo asserire a questo punto della discussione che, grazie alle numerose vittorie maturate negli anni, l’uomo juventino si è trasformato in una specie di Super Uomo afflitto d'analfabetismo emotivo e, di conseguenza, incapace di riconoscere i propri e gli altrui stati emotivi. Difatti le difficoltà attuali della Juventus sembrerebbero, a prima vista, riconducibili a una ridotta consapevolezza emotiva. L’esempio calzante, tra i tanti possibili citabili, è quello di Antonio Conte che nel giro di pochi mesi si è trasformato da idolo all’ultimo dei più beceri traditori.

Per finire, mi piace ricordare i versi di Eugenio Montale da somministrare, due volte al giorno prima e dopo i pasti, come medicina al tifoso juventino per somatizzare la delusione per il traditore, Antonio Conte:

 

“Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue”.

Mi sorge un dubbio…e se Neruda anziché Montale?

Io volli per me la tua chioma.

E di tutti i doni della mia patria

solo scelsi il tuo cuore selvaggio

 

 

E se per dimenticare Antonio Conte in un'ottica di guarigione completa…..questa sera l’Inter perdesse, semplicemente, contro il Barcellona?

 

Ahimè, è assolutamente vero!

 

Arsenico17