Tutti noi abbiamo fatto catechismo, almeno per prendere i sacramenti che ci portano al ristorante e fare una grande festa: Comunione e Cresima (o Confermazione).
Ma ci ricordiamo bene cosa dicono i sacramenti che ci insegnano? Ovvero le tavole della legge che Mosè ottenne sul Sinai dopo un periodo lunghissimo durante il quale il suo popolo era già pronto a tradirlo?
E poi erano dieci i comandamenti, oppure come ci fece umoristicamente intravedere in un suo film Mel Brooks, erano quindici, ma cinque caddero rovinosamente a terra e ci si accontentò dei dieci rimasti?
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hissà cosa dicevano gli altri cinque, perché già con questi dieci di confusione ne facciamo tanta. Certamente, il quinto, "non ammazzare", ha poca interpretazione. Il settimo, "non rubare", è molto comprensibile, ma poca applicazione. Soprattutto tra i politici, e non solo. E se guardiamo agli altri, eccettuato il sesto, "non fornicare", i discorsi si possono eludere facilmente. Mi viene da ridere se penso come si possa spiegare il sesto comandamento ad un bambino, normalmente asessuato, con la distinzione che le "formiche" non c'entrano niente. Ma anche agli adulti, ai quali non si capisce che cosa spiegare, se riguarda ogni atto sessuale, oppure determinate situazioni. 

Ma è sul secondo comandamento che vorrei fare una bella chiacchierata: "Non  nominare il nome di Dio invano".
Sembrerebbe semplicisticamente, non bestemmiare. Ma c'è bisogno di un comandamento per spiegare che a Dio di essere associato ad animali da cortile ed altri eufemismi, fa molto dispiacere? Non penso proprio! E qui mi sorge il paragone con uno dei sette vizi capitali: l'accidia. La definizione di un mio amico sacerdote diceva che "era tra i vizi meno conosciuti, ma tra i più praticati", e si tratterebbe della Pigrizia Religiosa, ovvero la mancanza di assiduità nelle pratiche alle quali ogni cristiano dovrebbe partecipare attivamente: la preghiera, i sacramenti, la messa, e così via.

Ma cosa ci spiega il secondo comandamento? Il secondo comandamento ci esorta a non essere ipocriti, o meglio, a seguire Dio senza usarlo per scopi utilitaristici e terreni, e non per le vie che egli ci chiede di percorrere. Ad esempio, l'uso politico, quando si mette il nome di Dio nelle propagande politiche, nelle quali si dovrebbe parlare di programmi e non di preghiere, inoculando negli ascoltatori la sensazione che gli altri competitori siano atei, o peggio, contrari al cristianesimo. E parlare di odio ed avversità a persone, e poi proclamarsi "cristiani", è un peccato che agli occhi di Dio non può essere considerata una propaganda per la sua gloria. E non bisogna dimenticare la famosa frase di Don Camillo: "Dentro la cabina elettorale, Stalin non vi vede, ma Dio sì!" E se da una parte era un monito, dall'altra invitava a non servirsi di una propaganda contraria alle prerogative che ogni cristiano deve perseguire liberamente.

Un caso eclatante sarebbe il discorso fatto da Kiril, Primate ortodosso della Chiesa Russa. I suoi proclami hanno indotto i cittadini russi ad accettare la guerra contro un altro popolo, con motivazioni incomprensibili e piene di empietà. Il combattere contro i gay, e definire un altro popolo come dissoluto e corrotto, incitando alla violenza, non è degno di un uomo di chiesa.
Ed infatti, siccome si dice che il Signore "paga sempre di domenica", il nostro patriarca si è già preso  una scivolata sull'acqua santa, sparsa sul pavimento della cappella della cerimonia, prendendosi una bella "sederata". E mi fa piacere, anche se è poco cristiano, avere l'opportunità di vedere un tale soggetto preverso, con le natiche a terra: Che sia un avvertimento? E poi se proprio doveva punire i gay, perché in Ucraina ci ha mandato i "pedofili" che hanno violentato bambini e bambine innocenti? Erano già dediti all'omosessualità? Ma il Signore non ci ha dato la libertà di arbitrio, e la libertà di peccare? Sicuramente lo sa, ma questo non gli faceva comodo nè per i suoi scopi di potere, e nemmeno per salvaguardare i suoi ingenti capitali accumulati chissà con quali metodi cristiani!
Ma si può andare dall'altra parte del globo, ed anche qui constatare che il secondo comandamento è stato usato da quella parte politica che ha fatto una guerra ideologica contro l'aborto. Come se abolire totalmente tale pratica, anche  in casi terapeutici, sia la giusta dimensione del cristiano, il quale inorridisce all'idea che bambini vengano "uccisi" prima della nascita. Sono gli stessi che pensano, invece, per cause politiche e di propaganda, che possano essere sacrificati, già nati, alla violenza delle armi che liberamente circolano negli States. Il diritto civile e costituzionale può più del quinto comandamento: non uccidere! Dipende solo da quale angolazione vederlo! E il fatto che nemmeno in casi eccezionali si possa eseguire l'aborto porta a delle incomprensioni, come ad esempio una donna che avesse il feto già morto in grembo, non possa essere liberata da quel pericoloso stato di gravidanza, potendo morire di setticemia nel caso un qualsiasi medico si rifiutasse di operarla, temendo per una incriminazione.
Cosa già successa in Polonia, dove una giovane donna non ha potuto accedere all'aborto, nonostante il feto fosse clinicamente morto, perché nessun medico l'ha soccorsa, temendo di incorrere in sanzioni penali inconcepibili, e tradendo il giuramento di  Ippocrate.  

Ma ancora più ipocrisia devo riscontrare dalla stessa Chiesa Cattolica, che qualche decennio fa, durante le rappresaglie tra Hutu e Tootsy in Africa, si ritrovò con la spiacevole vicenda di suore violentate da alcuni guerriglieri, ed alcune di loro rimasero incinte. Dopo molti ragionamenti, si decise di farle abortire. Eppure, non è dalla Chiesa Cattolica che viene il monito contro questa pratica e il dogma della protezione della vita in tutte le sue forme? Sono bambini mai nati, e se la volontà di Dio aveva portato a questo, forse si doveva accettarlo con rassegnazione, e offrire queste vite all'amore di Dio, e non alla violenza dell'ipocrisia. 
E' la stessa ipocrisia che abbiamo sperimentato per anni durante i decenni post guerra, quando la politica si ammantò di uno "Scudo Crociato", tramite il quale, la propaganda anti comunista convogliava i voti dell'elettorato verso quel centro democristiano che ne fece di cotte e di crude, fino alla sparizione, avvenuta con Tangentopoli.
E se la nascita del partito era avvenuta con la creazione del Partito Popolare di Don Sturzo, mediante il quale si erano poste le basi di una visione, perché no, cattolica e rispondente alle esigenze di una lettura sociale vicina agli ideali cristiani, la continuazione del partito si improntò in una configurazione scudocrociata, piena di contraddizioni e poco permeabile alle vere esigenze di una società che cambiava. Tra i grandi fondatori democristiani, possiamo annoverare Alcide De Gasperi, uomo di fede e onestà, tanto che qualcuno voleva proporlo alla santità. Tra i suoi delfini c'era un certo Giulio Andreotti, che divenne poi uno dei più importanti uomini politici italiani, se non il più potente. E mi ricordo che si diceva una frase aneddotica: "mentre De Gasperi parlava con Dio, Andreotti parlava direttamente con il parroco!" Prendeva già la scorciatoia!
E mi sovviene quello che mi disse un signore ad una riunione organizzata in un centro di attività religiose: "Ah, come mi piacerebbe un bel partito cristiano!". Gli risposi: "Preferirei un partito di buoni cristiani!".
Saluti a tutti.