Il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, ha recentemente messo il dito sulla piaga e, parlando di abbattimento delle tasse, ha anche accennato ad un tema ormai centrale nella relazione tra costo della vita e salari.
In Italia le retribuzioni sono tra le più basse d'Europa, e non c'è il salario minimo, quindi il mercato del lavoro patisce una certa ingiustizia tra le prestazioni che il lavoratore offre e la redditività delle aziende. La stessa Comunità Europea ha accusato l'Italia per questa palese violazione dei diritti dei lavoratori. Naturalmente i partiti di sinistra, compreso i 5 stelle, hanno applaudito a questa affermazione, mentre i partiti di centrodestra, notoriamente con gli imprenditori, hanno negato il loro sostegno per questa iniziativa. I sindacati hanno dichiarato il loro sostegno all'iniziativa, specificando che però, non dovrebbe sostituire i contratti aziendali. 

Ma da dove nasce questa situazione ormai difficile del nostro sistema lavorativo? La causa parte già da lontano, da quando cioè fu introdotto l'Euro. L'ingresso della nuova moneta falsò molti prezzi di beni e servizi, che sul momento sembravano rimanere entro il cambio della moneta nuova e il controvalore della Lira. Ma in pochi mesi, i prezzi si alzarono spropositatamente, arrivando a raddoppiare. In tutto questo, alcuni reclamarono il tasso di cambio errato, che avrebbe distorto i raffronti tra i prezzi di prima e quelli nuovi.
Ma personalmente ho dei dubbi. Le differenze di cambio ci possono essere tra paesi che hanno valute diverse, ed economie differenti, ma non in un paese che usa un'unica moneta, e poi, come mai nel computo gli stipendi e le pensioni, guarda caso, furono fedelmente cambiati al tasso di cambio che corrispondeva esattamente al valore precedente  della lira? E poi quale sarebbe stato il cambio giusto? Mille lire, duemilacinquecento o tremila?Nessuno lo sa! Qualcuno ha poi detto che Prodi, arrivò tardi alla riunione che avrebbe definito i cambi, e quindi prese il cambio peggiore! Da morire dal ridere! Perché?

Innanzitutto, prima dell'Euro c'era l'ECU, acronimo di European Currency Unit, ovvero unità di conto europea. Oppure traducibile dal Francese, dove Ecu significa "scudo". Ed effettivamente l'Ecu era un paniere entro il quale i cambi delle varie valute potevano oscillare in termini accettabili per non destabilizzare il mercato europeo. Ed ogni valuta aveva il suo cambio determinato in quel momento. La Lira, in quel momento aveva il cambio di lire 1936,27 per ogni euro. Il Marco Tedesco valeva 1,95583 ogni euro (circa millelire cambio dm/lira). E ci volevano 6,5596 Franchi Francesi per un Euro(circa trecento lire cambio Fr/lira). E questi solo per un esempio, tenendo conto che l'Ecu, fungeva già da una decina di anni da moneta di riferimento europea, mediante la quale si poteva sia investire che finanziarsi. Quindi i cambi erano già determinati dai valori di riferimento dell'ecu. Ma come si poteva avere un finanziamento in Ecu, e che vantaggi  presentava? Il vantaggio fu il tasso molto basso, che consentiva meno esborsi di  oneri, avendo come riferimento un tasso simile ai tassi dei paesi più virtuosi, come la Germania o l'Olanda. Infatti, a fronte di tassi italiani sul 10%, si poteva accedere ad  un tasso di circa il 2%.
Ma come si poteva investire? Anche qui c'era un'emissione di obbligazioni in Ecu, però al tasso del 2% mentre i BOT e i BTP, avevano tassi del 8/10%. Dov'era il vantaggio? Il vantaggio era la maggiore sicurezza dei titoli, garantiti dalla Comunità europea, temendo spesso il default dell'Italia. Ma quel che pareva un vantaggio si tramutò in una grossa perdita, e quello che sembrava un esiguo guadagno, in un investimento dorato.
Perché? Che cosa era successo? Era successo che inizialmente l'Ecu valeva 1000 lire ma in pochi anni arrivò quasi a raddoppiare il suo valore, così chi aveva fatto il finanziamento, aveva si il tasso basso, ma un capitale quasi doppio da rimborsare, mentre chi si accontentava del tasso esiguo, si ritrovò invece, con il capitale quasi raddoppiato. Ed è strano che di questo "incidente" nessun giornale economico e neppure politico se ne sia accorto. E questo per fare capire come nasce il cambio lira euro e delle altre monete! Ma questo cosa ci dice sui nostri stipendi? I nostri stipendi prima dell'Euro erano anche buoni, chi guadagnava duemilioni di lire al mese aveva un buon stipendio, ma con l'euro si ritrovò con euro 1032,91, insufficiente a contrastare i prezzi che  si "gonfiavano" nella totale indifferenza dei governanti e della supina accettazione della popolazione. Mi ricordo che un mese prima che arrivasse l'euro, avevo adocchiato un bel paio di scarpe che costavano centomila lire. All'arrivo dell'euro, passarono direttamente a cento Euro. Quando mi lamentai, il negoziante mi rispose: "A me la fattura arriva così!". Mi sentii di rispondergli: "Fatti cambiare la fattura"!
Era chiaro che volevano produrre extraprofitti, senza battere ciglio. Nello stesso periodo, andai in farmacia, e volevo comprare una nota pomata analgesica, ebbene, prima dell'Euro costava quattordicimila lire, con l'Euro ci fecero lo "sconto": tredici euro!
Ed i prezzi, in generale, non raddoppiarono, ma nella migliore delle ipotesi, un buon venti per cento aumentavano.
Un altro riscontro fu nei ristoranti, mi ricordo che andavo spesso a mangiare in Francia, sapendo che spendevo quacosa di più che in Italia. Ma mi accorsi che dopo l'euro, non solo non spendevo di più, ma addirittura mi costava anche meno. 

Ora è chiaro che in una tale situazione, era in arrivo la stagnazione, perché con l'euro i tassi di mercato erano molto bassi, come pure l'inflazione ufficiale, ma in realtà le cose non andavano bene e gli adeguamenti salariali tardavano, perché da una parte il calcolo del costo della vita era falsato, nel secondo caso, che il sistema stava andando in crisi. Infatti sappiamo che in economia il circuito famiglie imprese è un fattore economico importante. Le aziende producono, le famiglie comprano, ma se le famiglie non hanno disponibilità, le aziende vendono meno, e questo porta alla contrazione di costi e di manodopera, oltre ad una difficoltà di stare sul mercato. Si è innestata così una crisi, che sbocciò nel 2012 con il commissariamento del Governo Berlusconi. Si dovette così chiamare Mario Monti, che dovette fare un po' di taglio di risorse e di spese, perché altrimenti non ci sarebbero stati i soldi per pagare gli impiegati statali e le pensioni. La riforma Fornero mise mano alla revisione dell'età pensionabile, provocando non poche proteste, ma purtroppo necessaria per permettere al bilancio statale di reggere e di non finire nel default, con il rifiuto di rimborsare tutti i titoli del debito pubblico, scongiurato però dalla manovra complessiva del Governo Monti.
Da notare che in quel periodo lo Spread sui Bund tedeschi era di oltre i 500 punti, ovvero i nostri Btp decennali avevano perso di valore, portando i tassi otre il 5 % degli oneri di interessi, interessi che paghiamo noi, con la nostra tassazione, quindi si è dovuto accettare una tassazione generale più pesante.
Non mi dilungo sul disastro del mercato immobiliare, portato alle stelle con una speculazione senza precedenti, e che ancora oggi ne paghiamo la crisi. Nella sola città di Genova, nel 2008 c'erano almeno un migliaio di prime case all'asta. Siamo arrivati al paradosso che le persone scappavano dalle proprie case di notte, non potendo pagare i mutui. E le banche, che pur mettendo all'incanto gli immobili, non recuperavano l'intero esborso del finanziamento, poichè gli immobili si erano deprezzati enormemente.  Normalmente non ci sono prime case, ovvero di propria abitazione, che finiscono all'asta. E'un bene che si compra con adeguate risorse, valutando tassi ed ammortamenti. Ma allora sembava che tutto fosse passato al tritacarne della rincorsa pazza al mutuo ed all'acquisto di immobili a prezzi totalmente fuori mercato. 

Ora stiamo forse recuperando un'economia volta al recupero della ripresa, anche se abbiamo patito la pandemia e ora la guerra, ma il piano per lo sviluppo del PNRR dovrebbe procedere ugualmente, e le politiche restrittive del passato sono state sostituite da politiche espansive, dove si dovranno fare meno sacrifici, ma qualcuno deve cedere qualcosa. E chi se non le aziende che hanno fatto extraprofitti, e che approfittano della cassa integrazione guadagni ogni volta che si "abbaia" alla difficoltà di mercato.
Insomma, come diceva qualcuno anni fa, "si privatizzano i profitti, ma si socializzano le perdite". Io personalmente penso che le aziende dovrebbero usare i fondi di riserva dei loro bilanci per queste situazioni cicliche, e non per distribuirli ai soci quando tutto va bene o pare che sia così. Richiedono sempre sconti fiscali, ma i patrimoni all'estero, sono l'accumulo delle evasioni fiscali. E persino delocalizzano, perché vanno a cercare costo del lavoro più basso del nostro, ma qui con questi stipendi, mi sembra strano che non delocalizzino le altre aziende estere in nostro favore.
Ma tornando al salario minimo, e così ad un mercato del lavoro più adeguato nelle retribuzioni, le stesse aziende possono guadagnarci, migliorando la domanda interna, che per paradosso è in crisi, a fronte di un export da record. Con il salario minimo probabilmente si migliorerebbe la situazione del reddito di cittadinanza, diventato ormai pensione di cittadinanza, perché chi ce l'ha non lo perde più: è come una pensione anticipata, prima ancora del lavoro effettivo.
Molti dei percettori, ricevono offerte di lavoro con paghe troppo basse, a livello degli importi del reddito, e nessuno giustamente va a lavorare, precariamente, perdendo una rendita certa.
Se il sistema cambierà affrontando il precariato e lo stipendio minimo potremo liberare fondi per migliorare servizi, diminuire tasse, ottenere maggiore tassazione da chi prima non lavorava, insomma un certo circolo "virtuoso", del quale abbiamo grande bisogno, ma ognuno faccia la sua parte.