Sono nato a Roma e condivido la mia romanità con chi è romano e romanista da sempre, quando si parla di politica, tv e altri sport siamo sempre d'accordo, ma quando si tocca il nome di Totti cambia subito l'espressione che da sorridente e pacata si alza come un muro in difesa. Già perchè nella fede del romanista Totti fa parte del 7° Comandamento ' Non pronunzierai invano il nome del Signore tuo' che a Roma diventa ' Non pronunzierai invano il nome di Francesco Totti'. A Roma sponda giallorossa vige questo onorare i giocatori e tutti quelli che hanno fatto il bene di questa società. A Roma se ascolti parlare i veri tifosi giallorossi sentirai dire i nomi di:

Amedeo Amadei

Molti si chiederanno chi è, certo si parla di quasi 100 anni fa e non di ieri. Amedeo Amadei ha militato nella Roma per ben 12 anni ed è uno dei cannonieri italiani più prolifici di ogni epoca. Con la maglia giallorossa, 234 presenze e 116 gol, oltre ad uno scudetto vinto nella stagione 1941-1942. Ha debuttato in Serie A all'età di soli 15 anni, 9 mesi e 6 giorni. Ancora oggi, un record.

Bruno Conti

Venti anni di carriera con la maglia della Roma, escluse due brevi esperienze nel Genoa. Bruno Conti da Nettuno è uno degli eroi del Mondiale vinto dall'Italia di Bearzot nel 1982, ma non solo. Conta 402 presenze in giallorosso con 37 reti e ha giocato nel ruolo di ala. Ha vinto un campionato italiano nella stagione 1982-83 e ben 5 Coppe Italia, entrando subito nella Hall of Fame della società capitolina. I tifosi lo ricordano come il "Sindaco de Roma".

Agostino Di Bartolomei

Un altro autentico simbolo della romanità non poteva mancare tra i calciatori più forti della storia della Roma. Nato nella capitale, Agostino agiva da centrocampista e, all'occorrenza da libero. Ha militato nel club per oltre dieci anni e ha conquistato anche lo scudetto del 1982-1983, oltre a tre coppe nazionali. Si suicida il 30 maggio del 1994, probabilmente per rassegnazione in seguito all'abbandono da parte dei vertici di quel calcio che tanto lo ha gratificato.

Paulo Roberto Falcao

Cinque anni nella Roma sono stati sufficienti a lanciarlo nell'Olimpo della città. Il brasiliano Paulo Roberto Falcao incrocia il suo destino con quello del club giallorosso nel 1980, al posto dell'annunciato Zico. Inizialmente non convince, ma col tempo diventa "L'ottavo Re di Roma". Un soprannome eloquente per un altro dei fuoriclasse dello scudetto 1982-1983. Per lui, 152 presenze e 27 gol con la maglia giallorossa. Una vera e propria leggenda.

Francesco Totti

Concludiamo la nostra rassegna dei calciatori più forti della storia della Roma con il "Capitano dei Capitani". Francesco Totti veste la maglia giallorossa dal lontano 1989 e non ha alcuna intenzione di smettere. 743 presenze e 299 gol con una sola casacca fino al 2015. Agisce da trequartista e da attaccante ed è nel cuore di tutti i tifosi romanisti, anche per le sue gesta fuori dal campo. Nel suo palmares, lo scudetto del campionato 2000-2001 e il titolo mondiale del 2006 con la truppa di Marcello Lippi.

Ecco questi giocatori sono i più amati dai tifosi giallorossi, aggiungerei anche Giuseppe Giannini grande capitano della Roma anni 80-90 che quando lasciò la Roma per approdare prima allo Sturm Graz e poi a Napoli e Lecce per concludere la carriera. Il passaggio al Napoli non venne preso bene da una parte dei tifosissimi giallorossi, che cancellarono di botto i 15 anni di carriera del 'Principe' giallorosso.
Questi giocatori sono 'intoccabili' a Roma, se qualcuno pronuncia una parola fatta male su uno di loro potrebbe ricevere un bel pugno o una parolaccia di quelle brutte, toccare questi simboli è come toccare uno di famiglia. A Roma però non dobbiamo dimenticare anche due grandi presidenti; Dino Viola e Franco Sensi anch'essi intoccabili per chi non è di fede giallorossa.
Detto questo a Roma dalla morte di Franco Sensi nel 2008 è calato un sipario a dir poco scuro, quasi buoi pesto. L'avvento Rossella Sensi che non è riuscita a ricucire le varie falle provocate dal padre stesso, Unicredit con il fiato sul collo della presidente che alla fine ha lasciato tutto a James Pallotta nel 2011, quando l'americano presentatosi come uno che avrebbe cambiato tutto, la Roma sarebbe divunuta una delle società più forti nel giro di otto anni, addirittura lottandosi scudetto e Champions League, cosa che poi non è avvenuta dopo proprio otto anni (2011-2019). I tifosi romanisti dopo l'addio al re Francesco Totti che dopo 25 anni di carriera e 41 di età ha abdicato e lasciato scoperto quel ruolo di capitano e quella zona in campo che nessuno è ancora riuscito a coprirla e che sarà difficile ricoprire per chi ne verrà in futuro. I tifosi sono spenti, i tifosi sono stanchi, sono arrivati a fare del tutto per far capire che James Pallotta non è più gradito, che loro vogliono un cambio di società e che la loro idea sarebbe - forse il nervoso o le allucinazioni - Francesco Totti presidente e Daniele De Rossi allenatore, in poche parole due romani e romanisti al comando della Roma. Forse però il tifoso romanista non si è posto due domande: 1. Francesco Totti dove prenderebbe i soldi per guidare una società come la Roma ? 2. Daniele De Rossi ancora gioca, siamo sicuri che accetterebbe di essere l'allenatore della Roma dopo aver visto 'mangiare' tutti quei tecnici proprio dai tifosi fino a questo momento ? La tifoseria giallorossa forse dovrebbe capire che non serve la romanità o i miti della storia del club per risollevare le sorti, ma basterebbe soltanto affidarsi a persone competenti. In una radio romana si parlava proprio di un nuovo presidente così che il conduttore in una battuta a detto " Qui servirebbe proprio uno come Agnelli", per far capire che di quei presidenti - che ricordiamo provengono da una stirpe di presidenti importanti, nonchè tutti dalla stessa famiglia - ne capitano uno ogni milione di famiglie.
Quindi capisco il loro nervosismo, capisco la loro rabbia, ma tirare in ballo Totti che oggi è alla Roma e guadagna uno stipendio senza fare nulla - perchè non fa nulla davvero - sembra davvero improprio, Totti a mio avviso doveva farsi da parte appena dopo il ritiro, mentre ora è stretto nella morsa dei tifosi che lo implorano di rivelare una società, che non può sostenere finanziariamente e che lo porterà prima o poi a farlo capire a loro - tifosi - che non capiscono in balia della confusione generale.