Il re è nudo!

Questa frase pronunciata dalla voce innocente di un bambino rappresenta il momento topico della celebre fiaba di Hans Christian Andersen " I vestiti nuovi dell'imperatore". La trama racconta di un imperatore particolarmente vanitoso che cade vittima di un tranello ordito da due truffatori  che si fingono dei sarti in grado di cucirgli un vestito  formidabile ma con una particolarità ovvero quella di essere invisibile agli stolti ed agli indegni. Il re cade nel tranello e si ritrova così nudo. Tuttavia per paura di essere giudicati male tutti i cortigiani ed i sudditi fanno di finta di nulla ed anzi lodano incessantemente il nuovo vestito del re. Tutto questo finché durante una parata ufficiale un bambino dall'alto della sua innocenza urla, per l'appunto, " Il re è nudo!"

Nel nostro piccolo universo calcistico rossonero il re è Paolo Maldini. Autentica bandiera, giocatore come pochi amato e rimpianto dalla piazza milanista. Il suo ritorno l'estate scorsa agli albori dell'era Elliott aveva scatenato l'entusiasmo dei tifosi. Il ragionamento comune era il seguente " se torna Paolo allora il progetto è veramente valido".

La cruda realtà ha presto scemato gli iniziali entusiasmi. La campagna acquisti estiva si è rivelata deludente, il pezzo pregiato Higuain a novembre era già di fatto separato in casa, la squadra non girava, il rapporto fra Leonardo e Gattuso piuttosto conflittuale, la necessità di non aggravare la situazione economica col rischio di un intervento della Uefa con sanzioni particolarmente pesanti ha bloccato la possibilità di fare un mercato invernale da tutto e subito costringendo a coprire solo le priorità più immediate e far cadere la scelta su giocatori giovani futuribili ed a mali estremi facilmente rivendibili. Il risultato finale è stato un quinto posto, dopo aver ,tuttavia, accarezzato fino all'ultimo la possibilità del sospirato piazzamento Champions, seguito dalle dimissioni di Leonardo e Gattuso.

Il brasiliano ha deciso di lasciare deluso dai contrasti con l'amministrazione delegato Gazidis che lo ha "incolpato" di un mercato rivelatosi troppo dispendioso senza dare i frutti sperati e di aver minato la stabilità dello spogliatoio con i suoi contrasti col tecnico.

Il tecnico Gattuso ha lasciato logorato dalle pressioni di un anno vissuto tutto sulle montagne russe, dispiaciuto per il disamore di buona parte della tifoseria che vedeva in lui e nel suo modo di giocare e di porsi nei confronti della squadra uno dei principali limiti di questo Milan. Ma ha anche contribuito alla sua scelta la consapevolezza di non poter fare di più a meno di un intervento massiccio sul mercato puntando su giocatori top e già pronti.

La linea della Società però a quanto pare è un'altra, ovvero puntare su giocatori giovani, di talento, non necessariamente italiani, che abbiano un costo non esagerato ed eventualmente siano rivendibili in modo da generare plusvalenze. Tutto questo in attesa di sistemare i conti ed aumentare i ricavi in attesa di migliori risultati sportivi e di ricche sponsorizzazioni.

In coerenza con tale progetto come sostituto di Leonardo si era fatto il nome di Luis Campos, portoghese ex Monaco ed attuale Ds del Lille, abituato ad operare egregiamente con progetti di questo tipo.

Invece a sorpresa l'amministratore delegato Ivan Gazidis nella sua prima completa intervista italiana fa un annuncio "Campos non arriverà. Abbiamo offerto il ruolo di responsabile dell'area tecnica a Paolo Maldini. È lui la nostra prima scelta".

Maldini non ha accettato subito, ha chiesto un po' di tempo per pensarci ed ora riflette.

La proposta di Gazidis lo mette con le spalle al muro. Accettare significherebbe metterci la faccia e prendersi responsabilità pesanti qualora le cose andassero male. Dovrebbe essere in grado di fare un mercato ragionato investendo su giocatori di prospettiva, senza avere a disposizione un budget particolarmente consistente, senza ricorrere a parametri zero maturotti e ad operazioni Galliani style, scegliendo un allenatore che sia in grado di mettere bene in campo la squadra e che sia coerente con le direttive dei piani alti. Un compito particolare gravoso, da svolgere con la consapevolezza che qualora le cose non andassero per il verso giusto sarebbe lui a pagare.

Paolo è ad un bivio. Accettare significherebbe assumersi un grave rischio e sposare un progetto di cui forse è il primo a non essere convinto. Rifiutare significherebbe fare il codardo, abbandonare il Milan nel momento del bisogno e ciò gli alienerebbe parte dell'affetto del popolo rossonero. Una parte probabilmente si schiererebbe con Paolo a prescindere facendo ricadere la colpa del rifiuto sull'ad.

Le ultime voci danno Maldini orientato per il si, a condizione di poter scegliere un team di fidati collaboratori, e non dover accettare passivamente un team scelto da Gazidis a sua immagine e somiglianza, e di poter avere ampia voce in capitolo nella scelta dell'allenatore.

Mettere la propria faccia per il Milan pur senza essere convinto del progetto oppure fare per viltà il gran rifiuto? Questo è il dilemma... di Maldini! 

Paolo decidi come ritieni giusto basta che lo faccia in fretta però.