Quelli che pensavano che il post coronavirus ci avrebbe consegnato un mondo migliore, hanno preso un grande abbaglio. Enorme. A partire dal calcio dove il sistema della solidarietà, sempre che mai ci fosse stata questa, è letteralmente saltata in aria. Un calcio che per sopravvivere ed essere competitivo necessita come una macchina della benzina di quantità importante di danari, prima o poi contro il muro si sarebbe andato a schiantare.
 
C'è stato un calcio dalle grande speculazioni finanziarie, dove la linea sottile tra riciclaggio di danaro e operazioni trasparenti era a volte ai limiti di ogni decenza. Trasferimenti indecenti, spese folli. Il calcio era diventato un pò come le torre bolognesi per le ricche famiglie. Più era alta, più dimostravi la tua ricchezza. Ad un tratto quell'epoca è finita. Non sono più servite le torri. Il calcio è diventato terra di conquista per alcuni grandi capitali che soprattutto in Spagna, Francia ed Inghilterra hanno fatto cose mostruose. Anche noi in Italia non reputiamoci innocenti, ma non siamo ai livelli ancora della Premier. Quando i diritti televisivi iniziano a traballare, parte del mondo del calcio trema. E riscopre l'importanza dei vecchi cari tradizionali biglietti allo stadio. Che per alcune società sono essenziali. A partire dalla SerieB in giù. Il famoso campionato degli italiani. Almeno sulla carta. Tante società quest'anno hanno fatto i saldi, svendendo i propri giocatori pur di mantenere la categoria. Che forse perderanno. Sponsor in difficoltà, zero entrate allo stadio, aiuti minimi, sempre se arrivati, da parte del sistema calcio che ha cercato di salvare il vertice, fregandosene della base. Ma nessun vertice potrà rimanere lì dove si trova se tracolla la base. E la base del calcio italiano è a rischio KO. Ma questa cosa sembra non essere stata capita. Ignorata.
 
Si parlava di un piano Marshall per il calcio mondiale in crisi finanziaria per l'emergenza coronavirus. Si è pensato a salvare le grandi società, che comunque delle perdite economiche le avranno. Magari questa potrebbe essere l'occasione per rivedere l'indecenza del calciomercato per le follie economiche che si sono realizzate, magari potrebbe essere la volta buona per porre dei paletti. Ma non sarà così. Il post coronavirus sta accelerando il progetto, legittimo ci mancherebbe, della SuperLeague. Le diseguaglianze economiche nel calcio sono state ancora di più profondamente marcate. E verranno alla luce alla grande. Con pesanti conseguenze. Questa è la realtà. Il calcio per ricchi si salverà, vivrà il suo mondo, ma il calcio normale, quello dal campionato degli italiani in poi, se la caverà come meglio potrà nella consapevolezza che l'occasione epocale per rivedere il sistema per renderlo più umano ed equilibrato è andata persa. Non stupiamoci se quest'anno diverse società verranno spazzate vie, se ci saranno in diverse categorie retrocessioni clamorose e promozioni con distacchi importanti. Per sopravvivere ci si è dovuti svendere. C'è chi ha fatto affari, c'è chi ha perso tutto ma non la dignità e la passione per il calcio. Quello vero.