L'ispirazione mi è venuta dopo avere letto il blog di Marco Barone, che reputo pragmatico e degno di acuta riflessione. però mi discosterò dalle considerazioni da lui esposte, sia per non essere in contrapposizione, sia per esprimere dei concetti a mio modo di vedere, diversi ma anche coincidenti a quanto scritto nell'esposizione.  Innanzitutto, vorrei partire dal concetto di popolo sovrano. La definizione nasce già nell'articolo 1 della nostra Costituzione: "L'Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". In primo luogo, si definisce che la nostra forma di stato è la Repubblica, ovvero la cosa pubblica, che appartiene a tutti e non a qualcuno in particolare. Poi si dice Democratica, ovvero la partecipazione alle scelte ed alle cariche più alte che  sono appannaggio di tutti, nessuno escluso. Fondata sul lavoro, perchè il lavoro viene messo come scopo preponderante al raggiungimento del progresso civile e sociale della nostra nazione.  Sul concetto di Democrazia, ne parleremo in seguito, ma ora occupiamoci del termine sovranità. Sovrano è chi sì, comanda, ma anche è il destinatario degli onori e degli oneri che fanno capo a coloro che sono portatori degli interessi sociali, ma anche individuali che tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, razza (così riporta il testo all'articolo 3) e religione possono legittimamente reclamare. Questo si deduce dalla continuazione del secondo comma, che recita "al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". Cosa vuol dire? Vuol dire che non siamo una Repubblica popolare, e nemmeno referendaria, ma una democrazia mediata attraverso gli organi più importanti, ai quali la nostra Costituzione affida il compito di agire nel nostro ordinamento statale. Il più importante è il Parlamento, l'insieme delle camere, in un bicameralismo perfetto, che legiferano e governano. 

Bene, ora mi permetto alcune critiche, rivolte ai nostri politici, che facendo arte di propaganda in realtà elargiscono "perle di ignoranza". Secondo alcuni, il popolo deve governare, ma come? Attraverso le elezioni! E dopo le elezioni? Chi comanda? Chi viene eletto. Ma non proprio, perchè chi comanda, ovvero governa è il Consiglio dei Ministri, che non viene nominato dal "popolo" ma semmai dal Presidente della Repubblica, che incarica il futuro Presidente del Consiglio il quale propone dei ministri, giurano nelle mani del Capo dello Stato, e poi si presentano in Parlamento per ricevere la fiducia di entrambe le camere, che contengono i cittadini eletti dal popolo italiano. Quindi, nessun Presidente del Consiglio è mai stato eletto direttamente dagli italiani. E questo fin dallo Statuto Albertino. Se un qualsiasi cittadino riceve un incarico di formare il Governo dal presidente della Repubblica e, formato il Governo, si presenta in Parlamento e riceve la fiducia, è tutto regolare. E oggi ne sarebbe un chiaro esempio Mario Draghi. La nostra non è una Repubblica Presidenziale come gli Stati Uniti (che comunque è uno stato federale), e nemmeno a tendenza presidenziale come la Francia. La nostra forma di governo è parlamentare. Ed è qui che la nostra democrazia si espleta, sia come atti esecutivi di governo, sia come garanzia dei principi democratici che ispirano la nostra vita sociale e secondo gli intendimenti dei nostri padri che hanno redatto la legge Fondamentale. Se poi in Parlamento le maggioranze cambiano, si può gridare allo scandalo, ma fa parte della dialettica politica e del divieto di mandato imperativo, presente nell'articolo 67 della Costituzione, che lascia libertà di coscienza ai nostri rappresentanti. Quindi può capitare che chi oggi è un partito o gruppo parlamentare di governo, domani sia all'opposizione. E finchè si forma una maggioranza stabile, si forma un governo.

Se poi vogliamo metterla sulla morale, allora posso eccepire alcune cose. In primo luogo, la politica, come già detto da Machiavelli cinquecento anni fa, si divide dalla morale, diventando una scienza a parte. Poi può succedere che le esigenze del Paese siano superiori alle esigenze di potere di alcuni gruppi o partiti politici, che rivendicano elezioni, magari sotto la spinta di sondaggi favorevoli. Ed è questa un'altra cosa da rivedere: le elezioni si fanno se possibile ogni cinque anni, e non ogni volta che cambia un sondaggio. Anche perchè proprio chi governa spesso perde consensi, soprattutto perchè deve scegliere anche di fare provvedimenti impopolari, ma necessari, che spesso vanno al contrario di promesse elettorali esagerate, che nessuno può mantenere, ma che i cittadini beoti si sono bevute senza ragionare sui problemi ancestrali della nostra economia. Succede poi che a volte un sondaggio in poco tempo diventi da favorevole a contrario, si veda la "prodigiosa macchina da guerra" di Occhetto, naufragata miseramente nell'elezione di Berlusconi. Il rifiutare le regole, o peggio, è una forma di populismo, che proprio la nostra Costituzione non promuove in nessun caso. E qui mi permetto di dare la mia visione del termine democrazia. Secondo i più deriverebbe da due parole greche, demos e kratos, ovvero potere del popolo. Detto così sembrerebbe dare ragione ai populisti. Senonchè proprio la scienza della politica ci dice ben altro. Per cominciare, in politica l'uso delle etimologie è sbagliato, poichè la società greca alla quale si riferisce in realtà è improponibile nella nostra società moderna. E qui citerei Aristotele, il quale definiva l'uomo uno "zoon Politikon", un animale politico e sociale, e faceva una tripartizione famosa: monarchia ,potere di uno solo, democrazia, ovvero potere del popolo, aristocrazia, potere dei migliori. Ma poneva l'attenzione alle forme degenerative. Il monarca poteva diventare un tiranno, gli aristocratici, potere di pochi, e neanche migliori, la democrazia si trasformava in demagogia, ovvero tirannia del popolo.

La storia ci presenta degli esempi. La rivoluzione Francese, la rivoluzione di ottobre in Unione sovietica, la repubblica Islamica in iran, ed altri esempi numerosi. Bene come finirono queste democrazie, potere del popolo? In demagogie; la tirannia divenne imponente, e si insinuarono le oligarchie, e il popolo si trovò più prigioniero di prima. Allora cosa si intende per democrazia? Si intende un concetto rovesciato, non potere del popolo, ma un popolo che si avvale delle garanzie e degli appannaggi che spetterebbero ad un sovrano. Il diritto allo studio, di partecipare paritariamente alla vita politica, sia per uomini che per donne. Di potere accedere agli incarchi più alti anche se non si nasce ricchi, e quindi potere accedere all'ascensore sociale liberamente e senza discriminazioni. Di essere liberi di avere le proprie scelte sessuali, senza essere bollati come esseri inferiori. Ad esempio è giusto che a parità di incarico una donna guadagni meno di un uomo? Che nei primi anni del novecento, le donne non potevano andare a scuola? E nemmeno i maschi più poveri? Quindi democrazia si rovescia nel concetto non di potere, ma di eliminazione di poteri assurdi e inconciliabili con la libera espressione di ogni individuo. Potrei portare altri esempi, ma ci vorrebbe un'enciclopedìa, e tutto sui diritti negati alle persone, con maggiore occhio di riguardo verso i bambini, che spesso soffrono per la mancanza di adeguata educazione, istruzione e pure di insufficiente cibo per la loro crescita fisica. Ecco, questo è il concetto di democrazia, che dobbiamo tutti perseguir,e e qui mi ricordo un uomo che negli anni sessanta fece una trasmissione televisiva unica: Non è mai troppo tardi. Il maestro Alberto Manzi, precorrendo i tempi (un uomo geniale), insegnò a leggere e scrivere a milioni di Italiani, che a malapena sapevano la nostra lingua, avendo dimestichezza solo con il dialetto. Aveva un'arte formidabile nel disegnare sulla lavagna le vignette che spiegavano le parole. Io stesso che facevo prima elementare me lo guardavo divertito ed affascinato. Scolarizzò milioni di anziani, e tra questi un'anziana signora che gli scrisse: "Grazie, perchè quando ero bambina io era vietato per le femmine andare a scuola". Ecco, se pensiamo a questo, oggi sappiamo il perchè si è sentito l'esigenza di mettere la parola democrazia nella nostra meravigliosa Costituzione. Con affetto.