Ore 23:00 p.m. del 16-03-2020.

Finalmente! Per il povero scrivente, inizia il vero isolamento.

Prima, però - mi consenta - vorrei fare un passo indietro per raccontare la giornata, appena, trascorsa senza ‘nfamia e senza lodo.

Ore 8.00 a.m.

Il datore di lavoro - con il tatto che lo ha sempre contraddistinto in questi anni - mi comunica di andare, immediatamente, a casa: “Arsenico, nelle ultime ore la situazione è precipitata! Nella notte, purtroppo, sono aumentati i soggetti positivi al Coronavirus. Siamo costretti, malgrado le sue super competenze, a mandarla subito via: Go to home, please. E.T. telefono casa!”.  

“Guardi, sua, Eccellenza! Mi sono seduto, proprio, in questo preciso istante! La sedia è ancora fredda. Tocchi? Su! Metta la mano. Provi! Mi dia, almeno, il tempo sufficiente a cazzeggiare per una quindicina di minuti, come il contratto nazionale dei lavoratori indica - al comma 3 della supercazzola con scappellamento a UILM - per il ruolo da, umile, impiegato di terzo livello”.  Sua eccellenza - la supplico! - per una volta, almeno, abbia pietà di me! Sai! Oggi sulla Gallery di www.calciomercato.com c’è, nientepopodimeno, che la bellissima Ines Trocchia. Chi? Non la posso perdere, costi quel che costi, per nulla al mondo.  E’ un questione di vita o di morte. Ne vale il mio onore e, soprattutto, quello di tutta la Nazione. E che suonino le trombe e i tamburi. Udite! Udite, Popolo Italico. La bella Ines resterà a casa, tutta, sola e in costume. No! No! Non ci posso credere! E se, malauguratamente, la testina termostatica di, almeno, uno tra i suoi radiatori fosse posizionata, soltanto, sui 19 °C? No, povera ragazza! Non ci voglio nemmeno pensare. Resterà in costume, al freddo e al gelo - per ventiquattro ore e, persino, in isolamento diurno - solo per dedicare una foto agli italiani.

Chi le farà la spesa?”. Tra le tante, mi domando preoccupato per le sorti della giovane fanciulla. Mi propongo? Forse sì o forse no? No, non posso! Che gesto eroico e valoroso. Il morale degli italiani è alto. Signore! Propongo, subito, una medaglia al merito per questa, valorosa e umile, servitrice della Patria. 

Un voce, timida, fuori dal coro: “E’ chi ci pensa al morale, basso, delle povere italiane di sesso femminile? Mi manda Agresti!”. 

Non importa Arsenico17, la sua salute viene prima di ogni cosa. Lasci tutto dov’è e si diriga, senza perdere altro tempo prezioso, nella sua umile e confortevole dimora”.  

Ore 8.05 a.m.

Affranto, desolato, con il capo chino fino a sfiorare il caldo asfalto - con la Gallery di Ines Trocchia alle mie spalle - mi dirigo verso casa senza la mascherina e, tantomeno, l’amuchina. Signore, dove si comprano? Boh! Sono tutte finite! Ahimè! Povero scemo, sei arrivato troppo tardi. Chi prima arriva meglio alloggia. Siamo o no in Italia?

Mi domando, in crisi: “Cosa farò della mia vita?”;  

Ore 8.10 a.m.

Ricevo, fortunatamente, una telefonata dall’affettuoso fratello (quello interista, il figlio unico):

Ciao Arsenico17, come è la situazione a Milano?”;

Fratello, lasciamo perdere! Sono distrutto, in questo momento vorrei scomparire dalla faccia della terra!”;

Noooo! Anche tu, ti sei perso la Gallery di Ines Trocchia?

Ore 8.30 a.m.

Sono finalmente a casa. “Ohibò! E adesso, cosa faccio?”

Mi guardo intorno, sperduto da destra verso sinistra e viceversa. Non riconosco più, nemmeno, il mio appartamento a quest’ora del giorno: “E se avessi, per caso, sbagliato alloggio?”. Capita! No? E ancora, chiedo a me stesso: “Ma no! Dai, Arsenico17. Cosa ti stai inventando? Poco prima, hai aperto la serratura della porta con le tue chiavi di casa. Sono proprio lì, sul tavolo. Non le vedi? Di fronte, ai tuoi occhi. Mira, stolto!”.

Tiro, all’occorrenza, un sospiro di sollievo: “Questa è, proprio, casa mia!”. Wow!  

Dopo un lieve giramento di testa - carenza di zuccheri da caffeina da lavoro represso - mi adagio, comodo, sul divano in soggiorno.  Mi sento, un po’, come il ragioniere Ugo Fantozzi. Oronzo è lei? Un impiegato, cosi, schiavizzato dall’azienda da non essere più in grado di dedicarmi alle cose che più mi aggradano. Me ne faccio, subito, una ragione - non essendo più abituato a pensare, solo, a me stesso - mi appisolo sul divano, soltanto, per un paio di ore. Mi sento, finalmente, soddisfatto come lo è un muratore dopo un panino con la mortadella con il pistacchio e, ben, due birre Peroni, però, giacchiate al punto giusto.

Ore 10.30 a.m.

Che noia! Che barba! Sono, nuovamente, sveglio. Svaccato sul divano, proprio, come uno tra i tanti, fannulloni, italiani; Ora, capisco! Mi sento al confine tra la realtà del Nord Italia e il mito del Sud. Al centro del Reddito di Cittadinanza. Con la coda dell’occhio, punto il mio Smartphone: “Maledetto, lui sì che fa la bella vita!”. Com’è che si dice? Tale cellulare, tale padrone! Svaccato e strafottente - a schermo piatto in giù - su quel lato del divano che, di solito, è occupato ma, solo, abusivamente dalla mia compagna. Quello è il posto per il telecomando! Preciso, indispettito al cellulare. “Su con la vita!”. La telecamera mi guarda, un po’ storto. Non m’importa più di nulla! Dopo la Gallery di Ines Trocchia, oggi, cosa ho da perdere ancora?

Mi faccio forza per chiamare gli ex colleghi, tutti quelli sopravvissuti all’obsolescenza programmata.

Ore 11.30 a.m.

Con il cellulare ancora caldo, approfitto per contattare il medico di base. Purtroppo - guarda oggi, un po’ che sfiga! - ho finito, anche, il farmaco per l’Aerosol. Settantadue chiamate di seguito, in soli 60 minuti. Nuovo record mondiale. La linea telefonica, purtroppo, è sempre occupata: Tu! Tu! Tu! Tu!

Alla settantatreesima chiamata, ormai sfinito, lei mi risponde. Ormai il suo gesto, mi sembra, solo, un atto di beneficenza.   

Buongiorno dottoressa! Avrei bisogno del farmaco per l’Aeresol, il Clenil!”.

Buongiorno, Arsenico! Mi dica, un po’, che sintomi presenta?”

In che senso, Dr.ssa? E’ la mia solita sinusite! Niente di nuovo. Si, ricorda? Ci siamo sentiti, anche, altre volte!”.

E’, comunque, un'infezione delle vie respiratorie superiori. Mi dica, lei ha la febbre?”.

No! No! Non credo proprio, dottoressa! Non mi sento, affatto, accaldato! Se vuole, però, controllo per sicurezza?”

“Allora, no, il paziente mi conferma che non presenta sintomi febbrili!”

Ma con chi diavolo sta parlando? Osservo, senza proferire alcun che alla donna dall’altro capo dell'etere.

E’ tutto chiaro! L’infame sta scribacchiando, qualcosa, alle mie spalle. “E’ forse un complotto, ordito dalla Setta dei Poeti Estinti?”.

Finito di scrivere - come se lei di mestiere facesse il fabbro - il Medico di Base mi incalza con un tono che si fa, sempre, più minaccioso: Mi dica, un po’, sig. Arsenico! Faccia, adesso, mente locale. Recentemente, ha avuto un contatto con persone positive al Covid-19?”

Inizio a preoccuparmi, seriamente. Le domande della dottoressa si fanno, sempre, più assillanti. Mi sento alquanto stressato, al sol pensiero di lasciare questa vita miserabile: “Vuoi vedere che, senza saperlo, sono positivo al Coronavirus? No! Addio mondo crudele! Chi la paga, adesso, la rata del mutuo e quella della macchina?”.

Mi faccio prendere dal panico; Le attacco, subito, il telefono in faccia: Tu! Tu! Tu! Tu! Tu!

“Che si fotta, oggi, la mia sinusite!”. 

Ore 14:30 p.m.

Mi sembra passato un anno, ormai, ho perso il senso del tempo e, pure, dell’orientamento. Dove sono? Chi sono? I capelli di Antonio Conte sono veri! E quelli, al contrario, di Masini? Altro che carcerato! A fatica, barcollando, raggiungo il balcone per godermi, solo, pochi minuti d’aria. Per fortuna è una bella giornata di sole, sembra di essere in Puglia. Sogno a occhi aperti l’amato mare. Ne sento il profumo. Scambio un piccione per un gabbiano. Le Gru dei palazzi in costruzione, all’orizzonte, mi sembrano gli ombrelloni.

Però, dai, non si sta così male! Sono sempre il solito esagerato. L’aria è fresca, il cielo è limpido come mai lo è stato fino a oggi. Guarda, non c’è una nuvola in ciel. Gli uccellini cinguettano e le cornacchie gracchiano. I gattini miagolano, felici, in attesa del buon pasto dall’obesa vicina”.

In quel preciso istante, tutto sembra esser perfetto! E’ un segnale divino del creatore? No! Dal piano di sopra, una cascata di molliche di pane copiosa scende sul mio balcone….

Stringiamoci a coorte, siamo pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò”.

Ore 15:30 p.m.

In poche ore, ho sviluppato tutti i sensi e in particolare quello dell’udito. Mi sento come un cane, abbandonato dal suo padrone. Ogni piccolo rumore proveniente dal Condominio, mi sembra un fendente al cuore. E’ una mancanza di rispetto. Non esistono più le buone maniere. Non ce la faccio più. Che Dio mi salvi da questo strazio, altro che il Coronavirus!

Per magia, entro in uno stato simbiotico con i tutti vicini. Abbaio, feroce, a ogni rumore. Al contrario scodinzolo, felice, al silenzio anche se per pochi e preziosi minuti. Che siano, sempre, benedetti!

Ore 21:30 p.m.

Nuovamente, sono svaccato sul divano. Sfinito! Penso e ripenso: “Restare tutto il giorno recluso a casa è dieci volte - che dico: venti, cento, mille - più fatico di andare a lavorare”. Soprattutto se, come me, si risiede in un Condominio, degli anni ’60, dove anche un miserabile peto, piccolo e insignificante, assume le fattezze, spaventose, di un fulmine violento durante una tempesta.  

Ore 23:05 p.m. del 16/03/2020

Finalmente il silenzio, così atteso durante il giorno. E’ incredibile. Sono commosso. Mi viene, persino, da piangere per la felicità. A casa stanno tutti bene? Boh! In pochi secondi - come per magia - mi sono ritornate tutte le forze.

Mi sento normale, come se avessi lavorato tutta la giornata. Hyhaa! Saltello su me stesso. Canto e non mi lamento. Son guarito. E’ un miracolo! Confeziono in serie, persino, programmi per il futuro: “Che ne dici, cara, domani ti va di andare a fare shopping al Centro Commerciale di Arese? Preferisci, forse, andare al Cinema a Paderno Dugnano? Che ne dici? Si! No? Boh! Se facessimo un bel Happy Hour sui Navigli? Se non ti va, amor mio, potremmo fare la nostra classica passeggiata a piedi. Magari, cara, prendiamo il metrò in Uruguay, scendiamo alla fermata di Piazza Castello per poi arrivare, a piedi, a San Babila.

Ti va? Ti va? Dai su, rispondimi. Ti va? Rispondi! O che bel castello, Marcondirondirondello.

Lei mi fissa incredula. Si, lo è caro lettore! Con gli occhi sgranati, come uno psichiatra dinnanzi al suo peggior paziente.

Cosa c’è? Cosa ho detto di, tanto, strano? Rispondimi? Ti prego!

Con un filo di voce, emozionata, lei mi sussurra dolcemente a un orecchio: “Amor, ch’a nullo amato amar perdona!”

Si, dimmi? Cosa c’è? Parla, oppure taci per sempre!

E lei, sfinita, mi placa: "When the moon is in the seventh houseb and jupiter aligns with Mars then peace will guide the planets and love will steer the stars this is the dawning of the age of Aquarius age of Aquarius, Aquarius……………….”

 

Let the sunshine, let the sunshine in, the sunshine in Let the sunshine, let the sunshine in, the sunshine in Let the sunshine, let the sunshine in, the sunshine in

 


Arsenico17