Cosa voglio fare da grande? Comprendo bene come, sentirmi porre una simile domanda, oggi che ho già superato la trentina, porto una fede al dito e faccio una professione che amo, possa farvi sorridere. Il momento delle decisioni dovrebbe essere passato da un pezzo, in effetti. Per quanto mi riguarda invece, ciò non è assolutamente vero. Credo infatti che la vita, così come tutte le cose di questo mondo, sia fatta di cicli. Un mio professore del liceo disse una cosa a riguardo, che probabilmente non dimenticherò mai. 

“Non definitevi mai maturi, perché il passo successivo a un simile stato è quello del marciume.”

Questa cosa mi è rimasta talmente in testa, che ho imparato a vedere la mia esistenza non come una linea retta, ma come un insieme di periodi, anzi meglio, un insieme di storie. E, per quanto ogni storia sia stata importante, c’è n’è sempre stata una successiva. Alcune di esse, per carità, perdurano sin quando io ero bambino, ma questo è privilegio di pochissime di queste mie narrazioni. La maggior parte infatti è destinata a sorgere, brillare, tramontare, magari ogni tanto anche a tornare, ma solo per un lasso di tempo breve. Nulla dura infatti per sempre, è una legge universale. Può durare molto, ma prima o poi termina, affinché le sue ceneri lascino il posto e magari diano inizio a qualcos’altro. La cosa importante e fondamentale è rendersi conto che, quando si inizia nuovamente, si deve iniziare veramente da capo, dalle basi, altrimenti tutto finisce, come si dice dalle mie parti, con l’andare a carte 48. Non esiste infatti nessun ciclo che comincia dall’apice, altrimenti non si chiamerebbe così. E questo accade a tutti i livelli dell’esistenza, in tutti i settori. Per lavoro, ad esempio, collaboro con diverse aziende. Anche queste ultime hanno un periodo di nascita, dicesi costituzione, uno di crescita, uno di stazionamento. E poi? Qui subentra la volontà, nonché la capacità di non illudersi, di un’azienda. Perché infatti, dopo il periodo di stazionamento, sempre che ci si arrivi, un’azienda si trova di fronte: o a una nuova fase di crescita; o a quella di definitiva decadenza, quella che porta al fallimento. È chiaro come tutte le aziende vorrebbero scegliere la prima strada, quella della crescita, ma per poterla intraprendere devono rendersi conto di una cosa. Che una nuova fase di crescita, significa diventare qualcos’altro, qualcosa di diverso, iniziare nuovamente da capo, con tutte le opportunità e i rischi che una simile scelta si porta dietro.
Ciò non significa dimenticare ciò che è accaduto nel passato. Parte della nostra umanità infatti si definisce proprio nella nostra memoria, la nostra capacità di far rivivere virtualmente momenti di altri tempi e altri spazi. Non c’è infatti bisogno di inventare alcuna macchina del tempo, ce l’abbiamo già, dentro le nostre teste se siamo esseri umani, dentro i nostri archivi se siamo aziende. Andando oltre, se si vuole passare a una nuova fase della propria esistenza, a un nuovo ciclo, bisogna lasciare il passato nella dimensione delle memorie, non permettendogli di invadere quella del nostro diretto presente. Bisogna domandarsi veramente, come ogni tanto il sottoscritto fa in un impeto di follia, “cosa voglio fare da grande”, “a cosa voglio puntare nel prossimo ciclo”. 

E qui, con un sospiro truculento, giungo al punto focale di questo articolo.
Essendo un tifoso milanista, innamorato follemente di quei due colori, il rosso e il nero, guardo con tristezza alla situazione attuale. Con qualche lacrima a stento trattenuta, osservo disarmato quanto sta accadendo in casa Milan, in quanto mi rendo conto di come questa domanda focale non sia stata posta, almeno non ancora. Che cosa vuole fare il Milan da grande? Risposta: il Milan potrebbe fare tante cose. Volendo, con un po’ di pazienza, potrebbe anche ritornare a vincere trofei importanti, prima o poi. È un blasone importante, con una struttura dimensionale da grande club, eppure oggi si trova in un guado pericoloso: quello della confusione. Meglio ancora, quello del rifiuto. Il non voler accettare che il grande ciclo dell’epoca Berlusconi, segnato da un numero quasi incalcolabile di titoli e di trofei, è finito e non tornerà più. Non tornerà perché ogni ciclo è irripetibile per definizione. Ciò non significa dunque che, un giorno, il Milan non possa rivincere tanti titoli, forse più, di quelli ottenuti sotto la gestione Fininvest. La vera questione sta nel come si possa tornare a vivere un ciclo simile, anche se non identico. Io purtroppo una risposta a questa domanda non ce l’ho. Ho molti difetti, pochi pregi e, di certo, tra questi ultimi non appare il dono della chiaroveggenza. Meglio così, come infatti dico sempre a mia moglie, sono uno che ama la suspense. Scherzi a parte, sebbene non possa sapere quale sia la cura per questo Milan malato, credo di conoscere però una delle motivazioni che permettono a questo morbo di perdurare. E questa maledizione si chiama ossessione per il passato. Il passato infatti, per quanto possa essere stato bello, può diventare un peso, un macigno insopportabile da portare sulle proprie spalle. Non solo perché rischia di condurre al proprio fallimento, ma di certo è fautore di infelicità. Un po’ quello che accade a coloro che nascono in una famiglia importante, che riservano molte attese sulle generazioni future. In alcuni casi chiamiamo questi poveri disgraziati come privilegiati, quando invece sono molto sfortunati, dato che partono con un destino pre-costituito, il quale può piacere o non piacere, ma quello rimane. Ecco, usando questa parafrasi, la memoria può funzionare in maniera molto simile. La memoria può essere un genitore in grado di volerti imporre un certo tipo di educazione, di insegnarti quello che è stato al fine che tu possa aspirare a diventare come lui o lei. Sarà forse questo a rendere un mio piccolo desiderio, quello di diventare padre, anche una delle mie più grandi paure. Diventare un genitore che racconta al figlio la propria vita, educandolo a essa, come se non ci fosse nulla di meglio e così, forse, precludendogli la possibilità di diventare qualcosa di meglio, di essere felice in maniera diversa. Il passato può essere proprio questo. Da grande angelo ispiratore, può tramutarsi in un demone tentatore, ricolmo di inganni e illusioni. Può ispirare, certo. Può incoraggiare. Ma non può dominare i nostri pensieri. 

Il Milan è vittima del suo passato. Il pensiero di quanto è stato grande e vittorioso ancora lo perseguita. E facendosi abbindolare da tale memoria, il Milan continua a ripassare dal via in un loop costante. Ogni vittoria, anche se strappata con le unghie e con i denti all’ultima della classe, viene presa col piglio de “ecco, ci siamo, siamo ritornati”, per poi ricadere nuovamente nell’abisso più profondo. Non fraintendetemi, il passato è bello, ma il futuro lo può essere ancora di più. Basterebbe solamente trovare il coraggio di prendere la spugna, riempirla di alcool, e dare una bella pulita a questa benedetta lavagna. Magari, dato che siamo nell’era degli smartphone, ci facciamo prima una bella foto, così la possiamo tornare a spulciare di fronte a un whisky, in una fredda sera d’inverno. Ma poi, per quel che riguarda la vita di tutti i giorni, bisogna cercare di tenerlo fuori. Guardiamo a oggi, cerchiamo di capire come tirarci insieme e costruire un qualcosa di bello, un qualcosa di sensato, costruire un nuovo ciclo, diverso dal passato, ma magari equamente grande, possibilmente di più. Cerchiamo di domandarci finalmente che cosa vogliamo diventare, e come.
Lasciamo che il passato non finisca nel dimenticatoio, lasciamo che sia lì a ispirarci, ma non permettiamogli di influenzare il nostro presente e decidere il nostro futuro. Il Milan può e deve fare tutto questo, altrimenti la strada è già delineata e non sarà piacevole percorrerla. Ciò che il Milan deve fare non è cercare di tornare al suo passato di fasti, ma progettare un nuovo futuro di grandezza. Possono sembrare sinonimi, ma se si guarda bene la sostanza, si comprende come siano in realtà molto diversi. 

Che cosa voglio fare da grande? Lo dico con sincerità, non lo so. Ma qualsiasi cosa farò, la dovrò fare con passione, fede, olio di gomito e felicità. Spero che il Milan, prima o poi, abbia la forza di fare lo stesso. 

“Del passato dovremmo riprendere i fuochi, e non le sue ceneri” - Jean Leon Jaurés