SETTE GIOCATORI OFFENSIVI VALGONO BENE UNA VITTORIA - Quando, attorno alle venti di domenica sera, Milik ha gonfiato la rete della porta difesa da Cranio, tre quarti degli appassionati di calcio italiani hanno esultato. Il suo gol infatti non è stato accolto con gioia dai soli tifosi del Napoli, ma molto probabilmente anche dagli appassionati neutrali (e, chissà, anche da qualche juventino che vuole ancora emozionarsi guardando giocare la propria squadra in Serie A). Con quella rete è stata evitata a tutti la noia dell'assegnazione del virtuale scudetto d'inverno alla Juve con addirittura tre giornate d'anticipo. Non sono inoltre partite chissà quante campane a lutto, che sarebbero state fatte suonare da pochi tifosi partenopei (in gran parte gli stessi che sino a un mese fa ritenevano l'attaccante polacco scarso o comunque irrecuperabile) se Milik non avesse segnato con la sua splendida esecuzione balistica.

DEVE PASSARE LA FISIOLOGICA DELUSIONE - Sotto alcuni punti di vista, non è fortunato il Napoli quest'anno: in Serie A dopo sedici giornate, ha un solo punto in meno dell'anno scorso, ma è a meno otto dalla vetta della classifica. In Champions, seppur finito in un girone di ferro con due super big europee, ha perso una sola partita (e non quattro, come accaduto la scorsa stagione, di cui due contro Shakhtar e Feyenoord). Eppure, non tutti sono ancora contenti. Non basta ricordare le basse aspettative generali ad agosto, nè che si è cambiato modo di giocare e di gestire la rosa perché si lavora su un progetto lungo più di un anno.

UN PROGETTO INDISPENSABILE PER CONTINUARE A CRESCERE - L'obiettivo di coinvolgere tutti, non nasce solo per la volontà di conservare sino a fine stagione ad alto livello il rendimento dei migliori, ma per aumentare il valore dell'organico e autofinanziare così le prossime sessioni di mercato, altrimenti sempre più difficili per società come quella partenopea, nel frattempo salite così in alto (il Napoli è nella top 20 della classifica europea per club). Chiaramente, più ti migliori e maggiormente, per continuare a farlo, devi spendere tanto in ingaggi e acquisti. Si segue insomma, l'unica strategia possibile - per una società che alle spalle non ha grandi gruppi industriali, emiri o dinastie asiatiche- per cercare di vincere sia quest'anno (l'idea è di provare a essere competitvi nelle due coppe e non finire il campionato con "soli" 22 punti nelle ultime dodici giornate, come accaduto l'anno scorso) che nelle prossime stagioni. Quanti avrebbero firmato ad agosto, cambiando così tanto in vari aspetti, di fare 38 punti dopo 16 partite e di avere la nitida palla gol della qualificazione al novantesimo (a Liverpool ancora stanno glorificando Alison) della sesta partita? Giova sempre ricordarlo: con quanto fatto sinora, si sarebbe primi in cinque degli ultimi dieci campionati; solo l'anno scorso nella sua storia il Napoli ha fatto meglio dopo sedici giornate, e con questi punti si sarebbe in testa anche nell'attuale Liga. Certo, la delusione per il mancato ma meritato (se si arriva primi e imbattuti all'ultima giornata contro squadre più forti il tuo sforzo andrebbe premiato, tanto più se esci per un criterio secondario della differenza reti) passaggio è fisiologica.

Così come non aiuta il meno otto dalla grandissima Juve dei record, grazie a una super rosa; al calendario che l'ha aiutata a plasmarsi senza veri ostacoli nella prima fase e alla fisiologica sudditanza psicologica della classe arbitrale verso i più forti e ricchi- che deforma le sensazioni dei tifosi. Ma forse c'è di più: lo spirito sempre nostalgico, da "si stava meglio quando si stava peggio" di noi napoletani (e forse anche un pò lo sfizio di rafforzare il proprio ego criticando gratuitamente chi, seppur umilissimo, ha vinto come nessuno e nella propria professione è un'eccellenza).

CAGLIARI AVVERSARIO OSTICO, MA BRUTTO PRIMO TEMPO DEL NAPOLI - Il Sardegna Arena è un campo difficile: non solo perché i tifosi cagliaritani sentono molto la rivalità col Napoli, ma soprattutto perché nessuno l'aveva espugnato nelle precedenti otto gare di questa stagione. Più in generale, da aprile in poi una sola volta i rossoblù erano stati sconfitti nel proprio stadio. Un bruttissimo primo tempo -Cranio mai impensierito e Cagliari capace di tirare più volte del Napoli- ha reso ancora più difficile la ricerca della vittoria. Ancelotti ha scelto una formazione fresca psico-fisicamente, ma molti suoi uomini non hanno approcciato bene la partita. Delude Zielinski, Ghoulam legittimamente rifiata e non spinge come sa, Ounas (così come Fabian) alterna lampi a momenti di buio pesti, Diawara fa il suo dovere (e sbaglia se ritiene una bocciatura la sua sostituzione). La motivazione di quei deludenti 45 minuti è da ricercare soprattutto in un problema di testa: gli stessi undici che li hanno giocati, nei primi minuti della ripresa hanno poi prodotto tre occasioni per passare in vantaggio.

SETTE GIOCATORI OFFENSIVI PER INSEGUIRE LA VITTORIA - Una mediocre gestione da parte del direttore di gara delle perdite di tempo dei rossoblu- tra i quali brilla la classe nella regia di Barella, un giocatore le cui caratteristiche mancano nella attuale rosa napoletana- fa sì che si arrivi ai minuti finali della partita avendo giocato pochissimo calcio. Ancelotti non si preoccupa del rispetto dei moduli e, contro ogni ortodossia tattica, per cercare la vittoria, mette in campo nell'ultimo quarto d'ora una formazione con quattro punte, due mezzale e un terzino di spinta (Insigne, Milik, Mertens, Callejon, Ruiz, Zielinski e Ghoulam). Un qualcosa di assolutamente inedito per il Napoli. Allo scadere del tempo regolamentare la scelta del tecnico emiliano paga: un bellissimo spunto di Mertens- in precedenza non particolarmente brillante- regala una punizione dal limite. A sorpresa (a memoria non si ricorda averlo visto battere punizioni con la maglia azzurra) si incarica della battuta Milik, non uscito dal campo nonostante l'ingresso a partita in corso di tre punte. Il polacco ripaga la fiducia del tecnico regalando i tre punti con una magistrale esecuzione, dopo aver colto in precedenza, con uno splendido colpo di testa, una sfortunata traversa a portiere battuto.

MILIK LA CHIAVE DI VOLTA DELLA STAGIONE - Forse nessuno sa, nemmeno lo stesso 24enne polacco, l'esatto valore di questa punta, reduce nelle ultime due stagioni da due difficili e lunghe convalescenze post operatorie. Quel che invece è certo è che già adesso vale più dei 32 milioni pagati dal Napoli nell'estate del 2016. Con gli otto gol siglati sin qui in campionato, Arek viaggia a una media di una rete ogni 91 minuti. Mertens resta un giocatore straordinario, ma, come detto qualche settimana fa, il futuro in questa stagione del Napoli dipende dal valore che a maggio dimostrerà di avere una punta con le caratteristiche fisiche di Milik, un cui omologo non c'è nella rosa partenopea. Da sempre, la storia del calcio insegna che un attaccante con le sue peculiarità è indispensabile in un organico che punti ad alti livelli.

DIFESA SEMPRE PIU' SOLIDA - Mentre ci si compiace del Napoli miglior attacco della Serie A (assieme alla Juventus), viene sempre più perfezionata la fase difensiva. Successivamente alla sconfitta di fine settembre con i bianconeri, il maledetto gol di Di Maria -era il 24 di ottobre- ha sancito l'unica volta nella quale il Napoli ha subito più di un gol a partita. A Cagliari, tra l'altro, la compagine partenopea ha ottenuto il terzo clean sheet nelle ultime cinque gare giocate in Serie A. Si ripete continuamente che le squadre che vincono i campionati in Italia sono quelle con la miglior difesa e sempre più gli azzurri, che ora difendono in maniera diversa rispetto alle passate stagioni (molto più bassi e vicini al proprio portiere), stanno fortunatamente crescendo anche in tal senso.