Vedere un giocatore come Ribery in una Salernitana che rischia di essere spazzata via dalla Serie A è un qualcosa di veramente incredibile, eppure anche le icone del calcio possono affondare con la nave.
E la Salernitana affonda. Una storia di calcio importante che paga una gestione societaria a quanto pare non felicissima e che vede città e tifosi infuriati. Come dar loro torto? Questa Salernitana che ci fa in Serie A?

La colpa è di un sistema calcio a partire dalla Lega che ha consentito l’iscrizione nonostante i problemini noti, in un sistema calcio dove son stati sospesi i controlli sulla regolarità dei contributi e dei pagamenti perché altrimenti le grandi sarebbero andate in serie difficoltà. Ma se le grandi hanno sempre le risorse per affrontare e superare le tempeste, le piccole, no. Precipitano, affogano. Vanno KO, vedi il caso Chievo, per citarne una. Il caso Salernitana è allucinante ma emblematico di una SerieA che va riformata. Vanno messi i conti in ordine, regole uguali per tutti e soprattutto va ricondotta a 18 squadre. Se originariamente non ero favorevole a questa soluzione, visto che il calcio italiano non è in grado di rinnovarsi e visto che in Europa si continua a faticare, ridurre il campionato a 18 squadre è il minimo sindacale da cui ripartire.
Si parte dall’architettura, dalla scatola, per poi intervenire profondamente sui contenuti. Bisogna arrivare con l’acqua alla gola per capire quando si deve invertire rotta, perché noi italiani siam fatti così. Ci piace sbattere la testa contro il muro per dimostrare al mondo quanto dura è la nostra testa. Ma il muro non si rompe, il mondo ci deride e la testa si fa male.
Così ragiona il sistema calcio. Travolto da inchieste, da bilanciopoli, da una infinità di problematiche che si sono accumulate negli anni solo perché non si ha avuto il coraggio di osare, la fermezza di dire basta.
Adesso si cambia. Nessuno ha la bacchetta magica di Harry Potter o i super poteri di Superman.

La Salernitana è umanissima, senza super poteri. In questo momento rispecchia un sistema calcio in fase decadenziale, un po’ come il D’Annunzio imprigionato nei suoi vizi del Vittoriale a spese dello Stato italiano. A pagare son stati i tifosi, l’immagine di una città che puntava al riscatto con la sua massima espressione calcistica, come sempre accade.
Che almeno il caso Salernitana diventi il pretesto per ridurre la Serie A a 18 squadre.
Che altro deve accadere ancora?