Sconfitta assolutamente “indigesta” per la Roma di Mr. Fonseca, il quale è convinto di aver proposto un calcio “liquido” a differenza dell’illustre collega juventino. L’ennesima débâcle stagionale per i giallorossi contro una tra le big della Serie A nonché contro una potenziale rivale per la conquista del prossimo tricolore (stagione in corso): la Juventus del maestro, o presunto tale, Mr. Andrea Pirlo.
Tutti gli appassionati di calcio ci sono rimasti un po' male perché il calcio “liquido” di Pirlo non si è visto almeno durante i 90 minuti di gioco; Forse si è intravisto nello spogliatoio lontano dagli occhi indiscreti. Non lo sapremo mai perché nella Juventus i fatti privati giustamente restano circoscritti in una ristretta cerchia di persone fidate: gli Agnelli, il Rettore dell’Università, gli organi federali e infine gli arbitri.
A questo punto della discussione una domanda sorge spontanea tra le tante possibili. C’erano forse problemi di pressione alle tubazioni del circuito primario dell’Allianz Stadium? È proprio vero che gli Stadi di calcio, così come le case popolari, non li fanno più come quelli di una volta perché l’imprese Edili risparmiano sui materiali e la manodopera. Quest’ultima sempre meno qualificata a causa della concorrenza sleale degli extracomunitari che per una strana ragione lavorano in subappalto per i comunitari.   
Voi l’avete visto il calcio liquido di Andrea Pirlo? Chiedo per non sembrare politicamente scorretto nel proseguo della discussione.
Sono sincero: io no! Non l’ho visto. Ma mi posso tranquillamente sbagliare. Infatti avevo previsto con largo anticipo la caduta del Governo Conte. Ma non l’ho avevo fatto in rima baciata. Mi dispiace chiedo perdono a tutta la community.
Al contrario, ahimè, ho visto tanto calcio solido soprattutto da parte della compagine bianconera. Insomma tanta roba “solida” da tutti gli amici juventini. Quest’ultimi, senz’ombra di dubbio, debbono stare “allegri” per il proseguo del campionato. Con gli Andrea sono in una botte di ferro. Difatti la squadra di Pirlo ha proposto feci belle solide nonché con uno scarso residuo acquoso; È tutto merito di un’alimentazione prevalentemente a base di fibra che consente un buon transito intestinale in quel di Torino? Non lo sapremo mai! Ma quanto abbiamo intravisto, sabato pomeriggio, sono le migliori feci sul mercato: quelle dei vincenti. Insomma giusto per non entrare troppo in merito a un argomento disgustoso, vorrei precisare che sto descrivendo tutti quei escrementi che durante la giornata ti fanno sussurrare all’orecchio indiscreto di un collega: “Oh finalmente! Oggi una grande soddisfazione umana e professionale. Mi ci voleva proprio. Avevo l’umore a terra. Almeno una, non chiedo tanto, nell’arco della giornata lavorativa…”;

Insomma vorrei correggere il tiro, ma per ovvie ragioni non posso, perché con questi discorsi “solidi” rischiamo di entrare in merito a tutti quegli escrementi che ti danno tanta, ma davvero tanta, soddisfazione perché richiedono poca manutenzione dopo l’atto espulsivo. Questa è la mia teoria: Fare la cacca è un po’ come fare un bel viaggio. Non ti dà una grande soddisfazione il viaggio in sé, bensì l’attesa, nonché la sua programmazione… 
Denaro, tempo, risparmiato in carta igienica nonché in acqua potabile. Tutto ciò si traduce in beneficio per le nostre tasche e soprattutto per la tutela e la salvaguardia dell’ambiente. Questa soddisfazione non è paragonabile, almeno non del tutto, a quella provata attualmente dalla Juventus di Andrea Pirlo perché gli juventini ambiscono a produrre un calcio liquido e di conseguenza più dispendioso sotto tanti piccolissimi punti di vista, soprattutto fisici, fisiologici e ambientali.    

Al contrario, i tre punti in classifica si sono visti eccome. Sfido chiunque a sostenere il contrario. E probabilmente essi decideranno il destino delle due compagini calcistiche: quella romana destinata a zero titoli e quella torinese lanciata verso l’ennesimo successo stagionale. I tre punti sono passati soprattutto dai piedi caldi, caldissimi, quasi chirurgici di Cristiano Ronaldo che per l’occorrenza si è travestito in Dr. House. Il carnevale è ormai messo alle porte dal Covid-19 ma non per Ronaldo che vuole essere il primo anche sotto questo punto di vista. Troppi anni vissuti sotto l’ombra di Messi. Adesso in Italia è libero di fare quello che gli pare e quindi libero di esprimere tutto il suo immenso talento nel travestimento.  
Perché il calcio è un po' come la più allegra delle festività: il Carnevale, benché se ne dica in fiumi di discorsi spesso senza un briciolo di costrutto, è uno sport semplice-semplice; un po' come lo sono i suoi cugini di primo grado e nella fattispecie il golf e il basket: Vince chi la butta dentro. Il concetto è facile, persino banale per certi versi, ma non per tutti perché cosi dev’essere per tutti i portatori d’interesse. E contrariamente non esisterebbero nemmeno gli scassa palle dei bastian contrari e tantomeno gli amanti della pasta fatta in casa. Anche se è risaputo che non è mai morto nessuno per astinenza da orecchiette pugliesi fatte in casa e tantomeno per la sfiducia al Governo Conte.

E anche in questo caso, come molti di voi avranno imparato perché ormai mi conoscete nel bene ma soprattutto nel male, l’esperienza di vita ci viene incontro per capire ove stiamo andando, chi siamo e dove andremo a finire….
Diciamoci la verità, sotto voce, a denti, a chiappe ben strette e possibilmente senza il pelo sullo stomaco. Sulla carta (non quella igienica) tutto pare fattibile, ma poi nei fatti la figura barbina è sempre dietro l’angolo. È una piccola regola implicita ma assolutamente esplicita nonché applicata e all’occorrenza anche applicabile da chicchessia anche senza esperienza pregressa. Prendiamo il classico esempio di vita, uno su tutti, nonché uno comprensibile a tutti i presenti e gli assenti indipendentemente dall’età, il sesso, la posizione sociale, quella geografica e infine quella lavorativa. Ebbene, l’argomento è il sesso perché il pelo di una pecora cresce all’infinito.

DIDATTICA A DISTANZA
Facciamo un esercizio mentale a distanza per via della Pandemia in corso. Per alcuni soggetti uno sforzo sovrannaturale. Ebbene gli esperti di tutto il mondo consigliano vivamente di tenere sempre allenato il cervello allo scopo di evitare in futuro la terribile patologia della demenza senile. Dunque, siete pronti? Sforziamoci di ritornare indietro nel tempo. Per chi ce l’ha una macchina del tempo potrebbe fare assolutamente al caso nostro/vostro. Programmiamo l’orologio della vita al periodo dell’adolescenza. Per quanto mi riguarda lo riporterò indietro una ventina di anni. Facciamo trenta per essere sicuri dell’esito di questo bellissimo esperimento.
Potenzialmente un adolescente si crede di essere un grande attore porno fino a quando la realtà busserà alla porta della sua casa comoda: “Questa posizione la posso fare anche io, ovvio, se mi ci metto con impegno!”.
Ma in realtà non sarà così semplice, nonostante la buona volontà o meglio non lo sarà per tutti i provetti attori porno. Ad esempio tra me è il grande Rocco Siffredi c’è una gran bella differenza. Ci separano una ventina di centimetri. Facciamo trenta per mantenerci larghi.

Così come c’è una grande differenza tra Draghi, Balotelli e Conte. Tutti si chiamano Mario a eccezione di Giuseppe - come Super Mario Bros il famoso idraulico dei videogiochi nonché il più grande amatore virtuale di tutti i tempi - ma questo non significa che tutti i protagonisti della mia geniale citazione siano realmente “super” come Superman. Ma lasciamo Clark Kent a Lois Lane per ritornare a scrivere di calcio liquido, quello solido e gassoso.   

Insomma per farla “solida” -detta brutalmente ma restando assolutamente sull’argomento del giorno- anche nel calcio, così come in età adolescenziale, le aspettative sono molteplici ma spesso disattese. Perché? Semplice non tutti sfortunatamente sono dotati da madre natura. Se così non fosse non ci sarebbero più i calvi, gli asintomatici, i malati di mente e i politici…
A meno che tu non faccia Guardiola di cognome. L’unico tecnico al mondo in grado di unire l’utile al dilettevole nonostante la calvizie  avanzata: il bel gioco con i risultati. Questo discorso fila come la lana! E non mi ringraziate per questo. Non c’è bisogno di Fabrizio De André per evidenziarlo e tantomeno del Signor di Vly.
Del resto non potrebbe essere altrimenti perché da quanto il mondo virtuale esiste, chi scrive di calcio ha sempre ragione.

Fila la lana ma non per Fonseca, almeno per il momento, il quale durante i novanti minuti vivacchia di piccoli espedienti nonché di un possesso di palla sterile che in alcuni frangenti diventa soprattutto pesante per gli organi genitali tendenti al giallo per poi diventare subito arrossati (di colore rosso) dopo una decina di minuti: anfratti voluminosi nei quali albergano da sempre gli amici spermatozoi; i quali in un futuro prossimo forse ritorneranno utili per la riproduzione sessuata di tutti i tifosi della Lupa;

Mamma mia, a proposito di calcio riproduttivo, ma come gioca bene il Manchester City? Domenica pomeriggio i Citizens hanno letteralmente demolito il Liverpool di un Alisson Ramses Becker in modalità Loris Karius. Il brasiliano ha forse nostalgia dei fasti passati alla Roma? Tutti quei goal presi con i giallorossi non gli sono bastati? È giusto parlare in questo caso di Sindrome di Roma anziché di Stoccolma?
Tutto è fattibile anche perché stiamo parlando della città più bella del mondo dopo ovviamente quella ridente di Gessate.
Se fosse vero, ma non lo è purtroppo almeno per il momento, i tifosi giallorossi lo accoglierebbero a braccia aperte; anche perché i capitolini sono discriminati in quanto in porta c’è attualmente un lavoratore atipico nonché un’eredità pesante, la classica palla al piede per intenderci, lasciata da quel genio incompreso di Monchi; Secondo me l’ha fatto di proposito l’ex DS giallorosso. Tutto premeditato a tavolino. E infatti poi, guarda un po’, il Siviglia ha vinto la competizione europea anche con lo scalpo della società capitolina.  E poi dicono che i calvi sono stupidi. A questo punto speriamo nella pace fiscale al fine di rottamare definitivamente Pau López.

Pau ti ricordi il mio consiglio? Sei ancora in tempo per un bel tatuaggio sul volto. La stagione è ancora lunga. E volendo puoi ancora difendere la porta dei giallorossi con un minimo di credibilità. Magari potresti farne uno come quello di Young Signorino, il Marilyn Manson italiano: “mmh ha ha ha”. Perché no? Con molto poco e cioè un esborso economico di poche centinaia di euro delle quali in parte rimborsabili con il cash back, tu potresti ripercorrere le nobili gesta di Gigi Buffon nonché del bestemmiatore seriale per la gioia di Papa Francesco, nonchè lo spauracchio per tutti gli arbitri della Champions League: “L’arbitro ha avuto il cinismo di infrangere il sogno di una squadra, ha un bidone dell’immondizia al posto del cuore, mi ha espulso alla mia ultima partita in Champions".  
Parole che rimarranno nella storia della letteratura italiana e mondiale. L’uomo che sussurrava agli arbitri, così come quello che sussurrava ai cavalli.   
Ma non era la tua ultima Champions? Ti vuoi accanire contro il destino avverso? Non ti è bastata la lezione?
Prevedo per Gigi una “sfolgorante” carriera da politico, magari come il leader indiscusso dei pentastellati al posto di quell’altro Gigi….     

Ma lasciamo i Gigi alla crèm della crèm della cremeria…. A questo punto della discussione un'altra domanda sorge spontanea per tutti gli esperti del bel calcio. Con un bel tatuaggio sul viso il portiere spagnolo più pagato di tutti i tempi avrebbe potuto spaventare Ronaldo? Sì e no, ma non lo sapremo mai perché il fatto non sussiste almeno per il momento. Per un’incriminazione definitiva dello spagnolo ci vuole la prova regina e cioè il tatuaggio.
Però quel Cristiano di Ronaldo sembrava essere entrato in campo con una consapevolezza: quella del minimo sforzo. Tirare verso la porta avversaria perché prima o poi un golletto usciva fuori.  

Ma ritorniamo ai fatti squisitamente calcistici.
In un pomeriggio invernale ma con una temperatura mite e temperata da fare invidia alla primavera, i bianconeri di Andrea Pirlo sgambettavano crudelmente i lupacchiotti lasciandoli esanimi sul terreno di gioco. Per essere sicuri del risultato, gli juventini hanno infierito brutalmente sulle carcasse esamini dei lupacchiotti: + 2 in classifica, quarto posto solitario nonché una partita in meno che potrebbe avvicinare gli uomini di Pirlo alla “decima” vittoria in campionato. Sarebbe davvero troppo per il campionato più competitivo del mondo.  
Fa male soprattutto spiritualmente, ma anche fisicamente, perché non è piacevole essere calpestato da Chiellini e compagni. Di solito è il contrario perché, appunto, sono i giovani che dovrebbero accompagnare gli ultra trentasettenni all’attraversamento delle strisce pedonali. Non c’è più religione tra le nuove generazioni.
Per fortuna non ci sono state vittime tra i giallorossi. Soprattutto grazie al morbido manto erboso che è stato bagnato di brina mattutina dai competenti giardinieri torinesi. Questo ha reso meno doloroso lo schiacciamento.   
Fortunatamente i romanisti hanno gli anticorpi necessari per reagire alla sconfitta. Anni e anni di esperienze negative almeno sono servite a qualcosa. Poi questa sconfitta è un caso a parte. In gergo tecnico: una rondine non fa primavera. Perché è stata una sconfitta voluta, volli, fortissimamente da Fonseca e in un certo senso annunciata da settimane a causa della gestione scellerata di Edin Džeko. E di conseguenza è una sconfitta che non lascia l’amaro in bocca. O almeno più di tanto. La definirei una sconfitta liquida... 

CAPITOLO A PARTE
Parlavamo di gestione scellerata del caso Džeko. Ci sarebbero tanti discorsi da fare: uno più stimolante dell’altro. Tutti i fatti proposti troverebbero un’interessante spunto di riflessione per lunghe discussioni sulla consistenza del gioco del calcio.  Solido, liquido o gassoso? Però io vorrei indirizzare l’argomento su un fatto tra i tanti. Forse un fatto tipico di un “non intenditore” di calcio. Chiedo venia per la mia ignoranza. Un fatto che ritengo assolutamente allusivo per capire come stanno realmente i fatti in casa giallorossa.  
Ebbene vengo subito al dunque. A Milano, poco più di 500 km di distanza da Roma, gioca a calcio un grande campione che sta portando il Milan a competere inaspettatamente per la vittoria del tricolore. Un vecchio guerriero con esperienza da vendere, il quale (tra le tante qualità) è riuscito a fare da chioccia ai tanti giovani pulcini della rosa rosso e nera. Pulcini che sono cresciuti tanto, anche quelli neri, soprattutto da un punto di vista del carattere e della convinzione.   

Per classe, carisma, carriera nonché curriculum è possibile fare un paragone nel mondo del calcio? Sì certo! A Roma c’è un altro grande campione, anch’egli ultra trentenne, ma assolutamente integro fisicamente, sicuramente un grande campione, che però non troverebbe spazio nella formazione titolare di Mr. Fonseca. Rosa ricordiamola, come quella degli amici rossoneri, piena di tanti piccoli nonché promettenti pulcini di razza giallo e rossa.  
Indipendentemente dalla consistenza del calcio, liquida o solida o gassosa, qualcuno mi riesce a spiegare il motivo di tanto accanimento ai danni del forte calciatore bosniaco?
Mi chiedo. E’ possibile che in Milano Zlatan Ibrahimović sia considerato un DIO e al contrario Dzeko a Roma, a soltanto un migliaio di chilometri di distanza, è valutato il primo dei c...?
Qualcuno con la testa di calcio sulle spalle mi dia possibilmente una risposta indipendentemente dalla nobile o meno consistenza del nostro amato calcio…

Arsenico17